Pane

Utnapishtim disse a sua moglie: «Guardalo, il forte uomo che voleva la vita eterna: ora le nebbie del sonno fluttuano su di lui». Rispose la moglie: «Tocca quell’uomo, sveglialo così che possa tornare tranquillo alla sua terra, ripassando per la porta da cui è venuto ». Utnapishtim disse alla moglie: «Tutti gli uomini sono ingannatori, ed egli cercherà di ingannare anche te; fai pertanto dei pani, ogni giorno un pane, e mettili accanto al suo capo; e fa’ un segno sul muro per contare i giorni che avrà dormito». Ed ella fece i pani, ogni giorno un pane, e lo mise accanto al suo capo, e segnò sul muro i giorni che aveva dormito; e venne un giorno in cui il primo pane era duro, il secondo come cuoio, il terzo fradicio, la crosta del quarto andava a male, il quinto faceva la muffa, il sesto era fresco e il settimo era ancora sulla brace. Allora Utnapishtim lo toccò ed egli si ridestò. Gilgamesh disse a Utnapishtim il Lontano: «Mi ero appena addormentato che subito mi hai toccato e svegliato».

Ma Utnapishtim disse: «Conta questi pani e saprai quanti giorni hai dormito, poiché il primo è duro, il secondo come cuoio, il terzo è fradicio, la crosta del quarto è andata a male, il quinto fa la muffa, il sesto è fresco e il settimo era ancora sulla brace ardente quando ti ho toccato e svegliato».

Da Epopea di Gilgamesh