Maradona

Diego era capace di cose che nessuno avrebbe potuto eguagliare. Le cose che io potrei fare con un pallone, lui potrebbe farle con un’arancia.
Michel Platini

L’abbiamo amato perché è stato il salvatore di questa entità minore che viene chiamata patria. L’abbiamo odiato perché ne ha combinate troppe: ha difeso politici odiosi, ha maltrattato giornalisti e parenti, si è maltrattato con ostinazione. L’abbiamo odiato, soprattutto, perché ci ha obbligati a soffrire per lui: per le sue disgrazie e per i suoi sgarbi. L’abbiamo odiato perché ci ha reso così difficile il vizio di amarlo.
Martín Caparrós, Maradona era l’Argentina, «Internazionale», 1387, 4 dicembre 2020, supplemento speciale

leggi anche: Luca Pisapia, La possibilità di cui continuiamo a meravigliarci. Maradona è stato e sarà molto più…, da Jacobin Italia, 26 novembre 2020

MARCO REVELLI L’«istinto di classe» del virus

[Volerelaluna, 7 dicembre 2020]

Che il virus, come la sfortuna, non fosse cieco, anzi ci vedesse benissimo – che fosse dotato di una solida coscienza di classe alla rovescia, colpendo molto più duro in basso che in alto -, l’avevamo capito fin dalla prima ondata. Ce lo dicevano le mappe più che non le tabelle dell’Iss, quelle (poche, purtroppo, ma eloquentissime) con la distribuzione dei contagi per quartieri nelle grandi città, con le ZTL (Parioli a Roma, Crocetta e Centro a Torino, Magenta e Sempione a Milano) quasi risparmiate dal morbo e quelle periferiche (l’oltre raccordo anulare, le barriere, l’aldilà del cerchio dei viali) flagellate. Ora lo certifica anche il Censis, rivelando che ne è consapevole il 90,2% degli italiani.

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NICOLETTA BOURBAKI Cosa dimentichiamo nel Giorno del ricordo?

[Internazionale, 10 febbraio 2017]

Dal 2005, ogni 10 febbraio, sui mezzi d’informazione italiani viene raccontata una versione parziale e distorta di quel che accadde a Trieste, in Istria e in tutta quanta la “Venezia Giulia” nella prima metà del ventesimo secolo. La legge che nel 2004 ha istituito il “Giorno del ricordo” allude en passant alla “complessa vicenda del confine orientale”, ma non vi è alcuna complessità nella vulgata che tale ricorrenza ha fissato e cristallizzato. Una vulgata italocentrica, a dispetto della multiculturalità di quelle regioni.

L’inquadratura, strettissima e al tempo stesso sgranata, si concentra sugli episodi di violenza chiamati – per metonimia – “foibe” e sull‘“esodo”, ovvero l’abbandono di Istria e Dalmazia, a cominciare dal 1945, da parte della maggioranza della popolazione italofona di quelle regioni.

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MARIO FILLIOLEY D’Avenia spara un sacco di minchiate

[post su facebook, 7 dicembre 2020]

In classe, qualsiasi cosa è preferibile alla cosa che si fa in classe. Non dico alla lezione, perché la lezione potrebbe essere pure un film, o una partita a Kahoot, cioè qualcosa che contiene in se stessa un certo tasso, anche piuttosto alto, di intrattenimento cosiddetto “puro”. Dico più che altro che per gli studenti vale questo principio secondo il quale SE LO STIAMO FACENDO IN CLASSE, ALLORA È PREFERIBILE FARE QUALCOS’ALTRO. Il principio vale fino al punto che l’attenzione viene richiamata anche da oggetti inanimati, non so una gomma a forma di superpigiamino, o addirittura da animali morti, il cadavere di un lombrico o una cimice in decomposizione, QUALSIASI COSA È MEGLIO DI CIÒ CHE SI FA IN CLASSE. Per esempio, bevono acqua da una bottiglia di plastica. Chiedono continuamente POSSO BERE? “Bere” è già un sollievo da quello che si sta facendo in classe.

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Boicottaggio

È famosa ad esempio la singolare azione condotta nel 1880 dagli abitanti della contea di Mayo contro Charles Boycott, amministratore delle terre di Lord Erne: nessuno gli avrebbe parlato, i negozi non lo avrebbero servito, le maestranze avrebbero rifiutato di obbedirgli e i postini di consegnargli la corrispondenza. Da questa vicenda è derivato il verbo inglese to boycott, «boicottare».

Francesco Benigno, Terrore e terrorismo

GIORGIO CAPRONI Congedo del viaggiatore cerimonioso

Da «Congedo del viaggiatore cerimonioso e altre prosopopee» (1960)

Amici, credo che sia
meglio per me cominciare
a tirar giù la valigia.
Anche se non so bene l’ora
d’arrivo, e neppure
conosca quali stazioni
precedano la mia,
sicuri segni mi dicono,
da quanto m’è giunto all’orecchio
di questi luoghi, ch’io
vi dovrò presto lasciare.

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RENATA PULEO L’ossimoro INVALSI: valutazione formativa ma standardizzata

[Roars, 7 dicembre 2020]

Questo articolo è la seconda parte del contributo di approfondimento dedicato al progetto Persoci s Strumenti INVALSI: qui il link alla prima parte.

La lettura delle pagine dedicate alla presentazione dei Formative Testing (FT), mentre si attende la pubblicazione delle prove in questione, è esperienza straniante. La prosa dell’ex Direttore Paolo Mazzoli sembra arrivare dal suo passato di Maestro elementare pieno di buon senso e di consapevolezza che l’anima, intesa banalmente come spirito benigno e confortante, abbisogna di quell’aiuto che solo la mano degli esperti può offrire. Questa volta senza termometro alla mano, metafora della misurazione oggettiva che oggi sarebbe apparsa beffarda. Dalla psicologia spicciola sulle sofferenze e sulle paure in questi tempi bui, dal richiamo all’opera missionaria degli insegnanti del nostro, si passa al discorso più tecnico di Roberto Ricci già noto mentore della valutazione equa, e al severo richiamo di Anna Maria Ajello al lavoro serio, visto che la valutazione non può essere solo “un lusso per i tempi agiati”.

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MASSIMO GARGIULO La scuola riapre a Befana, la nostra lista dei regali

[ToscanaToday, 7 dicembre 2020]

Una bella calza al cancello di scuola, magari la Befana farà quello che le forze politiche non hanno fatto

Abbiamo finalmente appreso dalla viva voce del Presidente del Consiglio che i gradi di scuola ora in didattica a distanza riprenderanno in presenza, seppure al 75%, dal 7 Gennaio. Occorre essere cauti perché siamo stati abituati a continui cambiamenti, dovuti al mutare dei contagi o dei decisori politici. Sappiamo inoltre che è in corso una battaglia, agli alti livelli ma non di alto livello, condotta dalla Ministra dell’istruzione Azzolina per poter dire, fosse stato anche per questo breve interludio pre-natalizio, di aver riaperto. Il tutto invece è stato rimandato a dopo le vacanze, suscitando reazioni diverse: soddisfazione, in particolare di famiglie e studenti ma anche di molti docenti, e timore, di fronte a un virus che ha già dimostrato una notevole forza di ripresa. La riapertura avverrà quindi subito dopo l’Epifania.

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«Certo!»

Fiaba cinese. Da Antiche fiabe cinesi, a cura di Edi Bozza, Mondadori. Milano 1987, pp. 55-59

Tanti e tanti anni fa, in una regione del nord, viveva un ricco possidente terriero, tanto ricco quanto crudele e feroce d’animo, specie verso i servi e coloro che lavoravano nelle sue terre. Non mancava, quando se ne presentava l’occasione, di angariare e maltrattare i suoi sottoposti. E quando l’occasione non c’era, provvedeva a cercarla, con un gusto tutto particolare quando vedeva gli altri soffrire.

Aveva alle sue dipendenze, fra gli altri, anche un contadino di nome Zhao Da. giunto a lavorare da lui da una provincia vicina quando era giovane, robusto e forte. Zhao Da aveva lavorato nei campi del suo padrone per molti anni: con lena, senza risparmiarsi Continua a leggere “«Certo!»”

Statua

Un uomo morto
che non ha mai causato morte ad altri
raramente si merita una statua.
W.H. Auden, Shorts

Come mai c’è una statua, a Milano, dedicata a un personaggio così controverso? Perché si è sentito il bisogno di un omaggio di tipo ottocentesco, quando busti e statue non usano praticamente più?

Sarà dedicata al Montanelli il grande storico? Poco credibile, perché la sua Storia d’Italia scritta a sei mani con Roberto Gervaso e Mario Cervi è un bignami in 22 volumi sul quale nessuno storico baserebbe un’analisi seria.

Sarà dedicata al giornalista che “scriveva bene”? Questo sarebbe da discutere, perché non risulta che in Italia si siano costruite statue per persone che – pur con qualche scheletro nell’armadio – “scrivono bene”. Che motivazione sarebbe? Ognuno potrebbe esercitarsi sui suoi autori preferiti e per Milano, anche senza scheletri nell’armadio, la lista sarebbe già lunga.

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