Come parli frate’?

Oggi, con la seconda rossa (nome di fantasia) abbiamo scritto e rappresentato una scena dei Promessi sposi risciacquati ner Tevere, quella dove Fra’ Cristoforo si presenta al palazzotto di Don Rodrigo per convincerlo a smettere di stalkerare Lucia

Don Rodrigo: In che posso ubbidirla?
Fra’ Cristoforo: C’è gente che sfrutta il nome vostro illustrissimo per confondere un povero prete. Lei può, con una parola… la coscienza… l’onore…
Don Rodrigo: Lei me parlerà daa coscienza mia quando verrò a confessamme.
Fra’ Cristoforo: Per amor del cielo!
Don Rodrigo: Il rispetto che porto per il suo abito è grande. Ma in casa mia… aho! Si posso fa quarcosa pe sta fanciulla che le sta tanto a core moo dica subito, la metto sotto a mia protezione.
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Pistola

«Don Willsson ora siede alla destra di Dio padre, sempre che a Dio padre non diano fastidio i buchi di pallottola».
«Chi gli ha sparato?» chiesi.
L’uomo in grigio si grattò la nuca: «Qualcuno con una pistola».

Dashiell Hammett, Raccolto rosso

CONIARERIVOLTA Autonomia differenziata, sfruttamento generalizzato

[Coniare rivolta, 18 dicembre 2019]

Con la fine del Governo giallo-verde, sembrava essere caduta nel dimenticatoio la riforma leghista per eccellenza: l’autonomia differenziata. A ben vedere, tuttavia, essa sembra soltanto rinviata. Se, come pare probabile, il prossimo sarà un governo di centrodestra a trazione leghista, si può scommettere che il regionalismo differenziato sarà uno dei primi punti all’ordine del giorno. E non è neanche detto che si debba aspettare il prossimo esecutivo. Nel disperato (e, probabilmente, illusorio) tentativo di conquistare il consenso dell’imprenditoria settentrionale, potrebbe essere lo stesso governo giallo-rosè ad anticipare i tempi di questa sciagurata riforma. D’altro canto, le recenti dichiarazioni del Ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, in base alle quali la bozza di una fantomatica “legge quadro” sarebbe quasi pronta, appaiono come dei tristi presagi. Continua a leggere “CONIARERIVOLTA Autonomia differenziata, sfruttamento generalizzato”

Poesia

Il sign. di poesia è individuabile nell’uso corrente e tradizionale nella sua contrapposizione a prosa, in quanto i due termini implicano rispettivamente e principalmente la presenza o l’assenza di una restrizione metrica; sotto questo profilo vanno intese la divisione tradizionale in p. epicaliricadrammatica, e altre distinzioni quali p. didascalicasatiricabucolica (o pastorale), dialettalecolta, ecc., nonché varie altre espressioni in cui la parola è più o meno intenzionalmente contrapposta a «prosa».
Vocabolario Treccani

I

Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino. Noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento, ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita. Continua a leggere “Poesia”

My make-up may be flaking but my smile, still, stays on (2)

Notizia del giorno. Azzolina, la nuova ministra della Pubblica istruzione, ha copiato la tesina di specializzazione della SSIS. Ha ripreso interi brani da testi specialistici senza virgolettare, tra cui il Dizionario di psicologia di Umberto Galimberti. Ehm, in altri Paesi per notizie del genere i ministri si dimettono. Qua da noi è prevista la fucilazione.

Zio lupo (fiaba contadina)

C’era una bambina golosa. Un giorno di Carnevale la maestra dice alle bambine:
– Se siete buone a finire la maglia, vi do le frittelle.
Ma quella bambina non sapeva fare la maglia, e chiese d’andarsene al camerino. Si chiuse là dentro e ci si addormentò. Quando tornò in scuola, le altre bambine si erano mangiate tutte le frittelle. E lei andò a piangere da sua madre e a raccontarle tutta la storia.
– Sta’ buona, poverina. Ti farò io le frittelle – disse la mamma.
Ma la mamma era tanto povera che non aveva nemmeno la padella.
– Va’ da Zio Lupo, a chiedere se ci presta la padella.
– La bambina andò alla casa di Zio Lupo. Bussò: « Bum, bum».
– Chi è? Continua a leggere “Zio lupo (fiaba contadina)”

JONATHAN FRANZEN Smettiamo di fingere

[da «The New Yorker», tradotto da «Internazionale», 1329, 8 settembre 2019]

«C’è molta speranza, infinita speranza», dice Franz Kafka, «ma non per noi». Un aforisma adeguatamente mistico da parte di uno scrittore i cui personaggi perseguono obiettivi apparentemente raggiungibili che, in maniera tragica o divertente, non riescono mai a conseguire. Eppure a me sembra, nel nostro mondo dove le tenebre avanzano in fretta, che sia vero anche il contrario della battuta di Kafka: non c’è nessuna speranza, tranne che per noi.

Sto parlando, naturalmente, del cambiamento climatico. Continua a leggere “JONATHAN FRANZEN Smettiamo di fingere”

Mia figlia secondo lei ha fatto una versione tipo smartphone?

[Da La solitudine del satiro, 20 marzo 2012]

Ieri incontro Irene e le dico: ho una notizia bella e una brutta quella bella è che avete preso quasi tutti voti tra 8 e 9 quella brutta che ho dimezzato molti voti perché avete copiato. Irene: e a me quindi quanto mi ha messo. Perché hai copiato? No era per sapere. Commento di una passante: non può farlo gli fanno un culo come un secchio. E io: chiiiiii?

Oggi dopo questa notizia si sono presentati quasi all’unisono otto genitori a chiedere se il figlio aveva copiato. Alcuni sono andati via tranquillizzati con il 6. Continua a leggere “Mia figlia secondo lei ha fatto una versione tipo smartphone?”

Ottimismo

L’ottimismo è una strategia per un futuro migliore. Perché se non credi che il futuro possa essere migliore, è improbabile che tu ti faccia avanti e ti assuma la responsabilità di cambiare le cose. Se dai per scontato che non c’è speranza, ti garantisci che non ci sarà speranza. Se invece pensi che ci sia una spinta istintiva alla libertà, c’è la possibilità di cambiare le cose e che tu contribuisca a cambiare il mondo. La scelta è tua.
Noam Chomsky

Gli Ottimisti scrivono male.
Paul Valéry, Cattivi pensieri

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To everything turn, turn, turn (19)

L’ex (ormai) ministro dell’Istruzione Fioramonti si è reso conto che nel m5s non è tollerato il dissenso: «o taci o esci» ha detto. Non basta: ha definito la piattaforma Rousseau «inadeguata, inutilmente costosa, un milione e mezzo l’anno, a prezzi di mercato ne costerebbe 30mila, farraginosa». Un dubbio si affaccia: quando ha capito tutto questo, prima o dopo le dimissioni da ministro dell’Istruzione?