La disEducazione di Lavinia

Il ricorso di Lavinia Cassaro è stato rigettato. Il rigetto da parte del giudice, in qualche modo, va oltre il dispositivo della sentenza di licenziamento. Dice il giudice che a un insegnante non compete solo l’istruzione ma anche l’educazione. Ma mentre l’istruzione la impartisce solo a chi ha davanti nelle ore di servizio, l’educazione è una sfera ampia, onnicomprensiva. Educato, deve educare tutti, deve tenere un comportamento irreprensibile sempre, dappertutto, in qualsiasi modo. E se è una maestra, peggio, perché i bimbi sono suggestionabili e «e sono quindi portati ad assorbire tutto ciò che viene trasmesso loro dall’insegnante», in classe, in strada, in casa. E non basta: poiché l’insegnante è un modello, Lavinia, ora disoccupata, dovrà pagare interamente le spese processuali.

Il giudice ha omesso un particolare, forse per distrazione. Ha guardato la bottiglia, la voce alta ma non il contesto. Lavinia in piazza attaccava le forze dell’ordine che difendevano i fascisti.

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