La scuola lotta per affermare i valori dell’uguaglianza e della convivenza civile

La chiusura del Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Castelnuovo di Porto e la conseguente “ricollocazione”, se non si vuole parlare di “deportazione”, è un fatto che interroga chi, come noi insegnanti, vive e lavora ogni giorno in classi formate da ragazze e ragazzi che provengono da 4 continenti e appartengono a oltre 20 diverse nazionalità. Il futuro è davanti ai nostri occhi, non è una frase fatta: il futuro sono queste ragazze e ragazzi, sono le amicizie che nascono tra loro, le complicità, le prese in giro, le simpatie e le antipatie, come da sempre accade tra gli esseri umani.

L’Italia di oggi, e molto più quella di domani, ha radici in Asia, Africa, America ed intera Europa, che piaccia o no ai nostri governanti. Assistere a ciò che sta accadendo nel nostro paese da alcuni mesi è diventato penoso: come insegnanti di una scuola che lotta per affermare i valori dell’uguaglianza e della convivenza civile proviamo indignazione e vergogna. Indignazione nei confronti di chi stabilisce regole e leggi e ignora l’integrazione vera che ogni giorno si compie tra i giovani che animano le mille classi della scuola italiana, e vergogna verso chi riceve un trattamento cosi meschino da parte di un paese che si colloca tra i  10 paesi più ricchi al mondo, un paese che ha conosciuto nel profondo la migrazione, ed un paese, infine, riconosciuto nel mondo come il cuore della “cristianità”, ma che resta sordo alla parola biblica di proteggere lo straniero, a quella evangelica dell’amore al prossimo, all’etica laica della solidarietà reciproca, ai principi costituzionali che in tema di diritti mettono al primo posto la persona umana e non il cittadino italiano.

Proprio in questi giorni si celebra la giornata della memoria, da anni tutte le scuole italiane organizzano iniziative e attività, visione di film e dibattiti nella convinzione che ricordare e conoscere il passato sia un antidoto contro nuove forme di discriminazione, razzismo e violenza. La coincidenza con la “ricollocazione” degli ospiti del Cara di Castelnuovo di Porto deve non solo far riflettere ma, crediamo, agire.

Proponiamo di unirci al Comitato fondato dall’Ipsia Vallauri “Diritto alla scuola per tutti” e ad impegnarci per far conoscere la realtà vera che avviene nelle nostre scuole, dove l’integrazione e l’amicizia sono molto più presenti che la divisione e la discriminazione.
Mostriamo anche fuori dalle aule che esiste un’altra strada da percorrere, che la scuola ha svolto un ruolo primario nell’accoglienza e nell’incontro con le diverse culture e che quindi ha una voce da far sentire non solo per ricordare le atrocità compiute 80 anni fa, ma anche, e soprattutto, per contrastare il ripetersi di errori ed orrori come quelli che accadono oggi nel nostro paese.

L’Assemblea dei docenti dell’IlS Meucci di Carpi del 25 gennaio 2019