Frigo

Quello fu il nostro unico terreno di scontro. Juri si nutriva quasi solo di pasta, così da quando abitavamo insieme ero sempre stato io il cuoco di casa, e il padrone del frigorifero. E sull’organizzazione del frigo all’epoca ero intransigente: odiavo gli avanzi, la muffa sui formaggi, la frutta e la verdura appassite, le confezioni aperte e lasciate a metà. Se stappavo una bottiglia di vino la bevevo tutta, se cucinavo un pollo con patate lo mangiavo tutto. Sofia era il contrario di me: il cibo le piaceva, e sperimentava con slancio piatti sconosciuti, però poi mangiare, l’atto vero e proprio del masticare e inghiottire, le costava fatica, come se per lei non fosse naturale. Avanzava ogni volta qualcosa. Tornava a casa con mezzo panino o la vaschetta di un ristorante, apriva il frigorifero e restava impietrita a fissarlo. Era pulito e in ordine come piaceva a me. Diceva: «Questo frigo mi fa paura. Tu devi stare attento, Pietro, questo è il frigo di una mente pericolosa».

Paolo Cognetti, Sofia si veste sempre di nero