ANNA ANGELUCCI Settis: una Scuola «palestra di cittadinanza o vivaio di servi armati di burocratiche “competenze”?»

[Roars, 12 luglio 2018]

Salvatore Settis, archeologo, accademico e storico dell’arte di fama internazionale, a lungo direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, membro delle più qualificate e prestigiose istituzioni culturali in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, scrive al Presidente del Consiglio, prof. Antonio Conte, e non riceve alcuna risposta.

Si tratta di una lettera aperta sulla Costituzione (pubblicata su Il Fatto Quotidiano lo scorso 8 giugno)  in cui, commentando alcuni passaggi del discorso di insediamento al Senato, vengono richiamate all’attenzione del premier alcune questioni fondamentali, nella forma della domanda aperta Continua a leggere “ANNA ANGELUCCI Settis: una Scuola «palestra di cittadinanza o vivaio di servi armati di burocratiche “competenze”?»”

GIOVANNI CAROSOTTI Il giuramento di fedeltà dei docenti – La scuola come panopticum Parte II

[Roars, 10 luglio 2018]

Il portfolio delle competenze acquisite da ogni docente sarà infatti valutato sulla base di alcuni standard destinati a configurare la professione docente, e che avranno valore di vincolo giuridico: un dispositivo concepito per sorvegliare e punire il libero lavoro dei docenti: formazione obbligatoria, nessuna possibile libera scelta in ambito metodologico e didattico, falsa collegialità, ovvero asservimento della collegialità a decisioni prese da un gruppo ristretto autoproclamatosi esperto di didattica. Manca però ancora un passo, definitivo. La scuola non è facile da addomesticare. Anche il fascismo non ci riuscì del tutto. Nulla di meglio allora che concepire un «Patto professionale», un vero e proprio contratto con valore giuridico, la cui sottoscrizione si vorrebbe obbligatoria al momento dell’immissione in ruolo e a seguito dei cambiamenti strutturali, ovvero un trasferimento, magari causato da motivi di dimensionamento. Un patto che obbligherà il docente a insegnare esclusivamente secondo i criteri previsti dai corsi di formazione permanente; l’obbligo assoluto, dunque, a praticare la didattica per competenze e a superare la didattica disciplinare. Il tono ricorda quello dei testi di epoca controriformista; se non fosse per la sostituzione della terza persona singolare con la prima, si tratta di un atto di fede e di sottomissione non diverso da quello indicato nella Profissio fidei tridentina. In ogni caso, siamo lontanissimi dalla “libertà d’insegnamento” garantita dalla Costituzione e, se tale trasformazione dovesse attuarsi, bisognerà ricorrere a contenziosi giuridici per difendere non solo la scuola e la libertà d’insegnamento, ma la stessa natura democratica della società italiana.

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GIOVANNI CAROSOTTI La scuola come panopticum: il docente sorvegliato – Parte I

[Roars, 29 giugno 2018]

Un recente documento pubblicato dal MIUR, intitolato Sviluppo professionale e qualità della formazione in servizio, rappresenta probabilmente la chiusura di un cerchio, come in modo suggestivo sembra indicare un grafico, contenuto in un articolo che intende sostenere il carattere progressista di questo testo. L’idea è quella di costruire un’implacabile organizzazione gerarchica, il cui compito è trasmettere alcuni principi non negoziabili, ricavati ed elaborati da fantomatici «scienziati dell’educazione». Ciò che colpisce del documento in oggetto è in primo luogo il linguaggio: una strategia argomentativa con cui si vuole giustificare un quadro organizzativo sostanzialmente distopico e panoptico, affermando all’opposto che sarebbe la più naturale espressione di una valorizzazione della libertà individuale del docente. Lo scopo ultimo è obbligare i docenti ad adottare quella discussa metodologia che è la «didattica per competenze», per cui ogni sapere non possiede valore se non nella misura è in grado di trasformarsi in «pratiche sociali», la cui aleatorietà è oggetto ormai di discussione da più di due decenni. Il docente è invitato a una continua autocritica rispetto alla propria inadeguatezza a fare proprie le metodologie proposte: «analizzare e riflettere sui presupposti e sugli assunti sottesi al proprio agire» in presenza di una figura esterna, il facilitatore. Non si parla più di docente ma di «operatore»; non gli si riconosce più alcuna autonomia ma, laddove ci sia una contrapposizione tra la propria visione della didattica e quella del facilitatore, il docente deve mettere in discussione se stesso e collaborare. Per concretizzare tale obiettivo, diventa necessario obbligare i docenti a seguire tali corsi di formazione, al fine di «destrutturare le loro sinapsi cerebrali»; è difficile trovare esempi di retorica simili se non in contesti in cui il processo democratico è a rischio.

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Indignazione

Il comunicato ufficiale dei 5s (buonista): «L’aggressione a #DaisyOsakue avvenuta a Moncalieri è atto INDEGNO che condanniamo con fermezza, chi lo ha compiuto deve provare vergogna di fronte a tutto il nostro Paese».

La precisazione di Grillo (realista): «Tanta INDIGNAZIONE per un uovo in faccia».