GIOVANNI CAROSOTTI Il giuramento di fedeltà dei docenti – La scuola come panopticum. Parte II

[Roars, 10 luglio 2018]

Il portfolio delle competenze acquisite da ogni docente sarà infatti valutato sulla base di alcuni standard destinati a configurare la professione docente, e che avranno valore di vincolo giuridico: un dispositivo concepito per sorvegliare e punire il libero lavoro dei docenti: formazione obbligatoria, nessuna possibile libera scelta in ambito metodologico e didattico, falsa collegialità, ovvero asservimento della collegialità a decisioni prese da un gruppo ristretto autoproclamatosi esperto di didattica. Manca però ancora un passo, definitivo. La scuola non è facile da addomesticare. Anche il fascismo non ci riuscì del tutto. Nulla di meglio allora che concepire un «Patto professionale», un vero e proprio contratto con valore giuridico, la cui sottoscrizione si vorrebbe obbligatoria al momento dell’immissione in ruolo e a seguito dei cambiamenti strutturali, ovvero un trasferimento, magari causato da motivi di dimensionamento. Un patto che obbligherà il docente a insegnare esclusivamente secondo i criteri previsti dai corsi di formazione permanente; l’obbligo assoluto, dunque, a praticare la didattica per competenze e a superare la didattica disciplinare. Il tono ricorda quello dei testi di epoca controriformista; se non fosse per la sostituzione della terza persona singolare con la prima, si tratta di un atto di fede e di sottomissione non diverso da quello indicato nella Profissio fidei tridentina. In ogni caso, siamo lontanissimi dalla “libertà d’insegnamento” garantita dalla Costituzione e, se tale trasformazione dovesse attuarsi, bisognerà ricorrere a contenziosi giuridici per difendere non solo la scuola e la libertà d’insegnamento, ma la stessa natura democratica della società italiana.

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