Rivoluzione

La rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo; non si può fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia. La rivoluzione è un atto di violenza, è l’azione implacabile di una classe che abbatte il potere di un’altra classe.
Mao Tse-Tung

Un’azione rivoluzionaria nella cultura non dovrebbe avere per scopo di tradurre o spiegare la vita ma di ampliarla. Bisogna respingere ovunque l’infelicità. La rivoluzione non è tutta nella questione di sapere a quale livello di produzione giunge l’industria pesante, e chi ne sarà il padrone. Con lo sfruttamento dell’uomo devono sparire le passioni, le compensazioni e le abitudini, che ne erano i prodotti. Devono profilarsi nuovi desideri, in rapporto con le possibilità attuali. Si devono ormai, nel punto culminante della lotta tra la società attuale e le forze che stanno per distruggerla, trovare  i primi elementi di una costruzione superiore dell’ambiente circostante, e di nuove condizioni di comportamento.
Guy Debord, Rapporto sulla costruzione delle situazioni (1957) Continua a leggere “Rivoluzione”

GUY DE MAUPASSANT La notte

Amo appassionatamente la notte. L’amo come si ama la patria o l’amante, di un amore istintivo, profondo, invincibile. L’amo con tutti i miei sensi, con gli occhi che la vedono, con l’odorato che la respira, con le orecchie che ne ascoltano il silenzio, con tutta la mia carne che le tenebre accarezzano. Le allodole cantano nel sole, nel cielo sereno, nell’aria calda, nell’aria fresca dei chiari mattini. Il gufo fugge nell’oscurità, nera macchia che passa attraverso lo spazio nero, e, rallegrato, inebriato dalla nera immensità, lancia il suo strido vibrante e sinistro. Il giorno mi stanca e m’annoia. È brutale e rumoroso. Mi alzo a fatica, mi vesto svogliatamente, esco di cattivo umore, e ogni passo, ogni movimento, ogni gesto, ogni parola, ogni pensiero mi stancano come se sollevassi un pesante fardello. Continua a leggere “GUY DE MAUPASSANT La notte”

Siamo agli sgoccioli

Prof, giochiamo a lupus in fabula?
Gli dei dell’Iliade avevano i superpoteri
I verbi difettivi sono quelli che si usano poco.
Ma se quest’anno amo fatto tutte e 5 e declinazioni in seconda che famo?
Parlami di Caio Gracco. De chi, de Carlo Cracco?
Sto libro che ci ha dato da leggere è pieno de parolacce. Ti sei scandalizzata, Nicole? Un pochetto, all’inizio.
Qua in classe latinisti non ce ne sono (fa un gesto circolare)… nemmeno io.
Benedetta, ma tu quando vai dal salumiere chiedi il didietro del salame? Certo, io sono una ragazza educata.
I banditi quando entrano alla posta non dicono come nei film «mani in alto, questa è una rapina». Non dicono nulla (tema).
Prof, ma se uno ha tutte sufficienze e un 5½, il 5½ diventa 6?

Identità

L’essere tutt’uno, di persona o cosa che in un primo tempo sia apparsa con nome o aspetti diversi che abbiano fatto credere trattarsi di persone o cose distinte.
Vocabolario Treccani

Lo sradicamento dalla propria cultura costa caro. Per questo è così importante avere chiaro il senso della propria identità, della sua forza e del suo valore. Solo allora l’uomo può liberamente confrontarsi con una cultura diversa. In caso contrario si chiuderà nella sua tana, isolandosi timorosamente dagli altri.
Ryszard Kapuscinski, L’altro Continua a leggere “Identità”

ROSELLA BASIRICÒ Questione morale

La porta della segreteria è chiusa.
Non è ancora l’orario di ricevimento dei docenti. Guai a sgarrare l’orario, sparano a vista a qualunque docente varchi la soglia fuori dai tempi previsti.
Lì dentro poi lavora un’impiegata che nessuno ha mai visto sorridere: qualcuno giura che sì, una volta è accaduto, sotto le vacanze di Natale dell’anno scorso. Negli altri 364 giorni, però, siamo tutti concordi nel vederla ingrugnita come un orango della giungla.
Io, che per formazione ho alle spalle vent’anni di parrocchia, azzardo l’ipotesi difensiva che “la poveretta” abbia un background familiare sofferto… I colleghi mi sorridono ironicamente compassionevoli, ma poi faccio una battutina sul grugno della “poveretta” e capiscono che sono un po’ dei loro.
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