Femminismo

Non ho mai nutrito l’illusione di trasformare la condizione femminile, essa dipende dall’avvenire del lavoro nel mondo e non cambierà seriamente che a prezzo di uno sconvolgimento della produzione. Per questo ho evitato di chiudermi nel cosiddetto «femminismo».

Simone de Beauvoir

FRIEDRICH DURRENMATT Il tunnel

Un ventiquattrenne, grasso per tenere a distanza quanto di spaventoso accade dietro le quinte (e che vedeva: era una sua dote, forse l’unica), che amava turare i buchi della sua carne proprio perché attraverso quelli poteva irrompere l’orrore, nel senso che fumava sigari (Ormond Brasil 10) e portava, in aggiunta ai suoi, anche un secondo paio d’occhiali da sole, e batuffoli di ovatta nelle orecchie: questo giovanotto, dipendente ancora dai genitori e alle prese con vaghi studi all’università che si poteva raggiungere in due ore di viaggio in ferrovia, salì una domenica pomeriggio sul solito treno, partenza alle diciassette e cinquanta, arrivo alle diciannove e ventisette, per seguire il giorno seguente un seminario che aveva già deciso di marinare.
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Potere

Non è possibile conquistare il potere senza compromettersi.
Aldous Huxley, Isola 

Ogni potere fondato esclusivamente sulla forza, si distrugge per la stessa via.
Proprietà, in «Enciclopedia o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e del mestieri»

Se non può esprimersi facendo tagliare la testa a qualcuno, il potere si dà lustro autoerotizzandosi.
Edoardo Albinati, La scuola cattolica

Il potere sta in fondo alla canna del fucile.
Mao Tse-tung, La guerra e i problemi della strategia (1938)

RENATA PULEO Bambole

[da Quando suona la campanella. Racconti di scuola, a cura di Piero Castello e altri, manifestolibri, Roma 2006]

A casa la Bambina fece i compiti in un angolo del tavolo di cucina. Li fece con cura dei particolari, la cornicetta geometrica a chiudere la pagina del quaderno, il cielo azzurro, colorato fino al tetto della casa, come le aveva detto sua sorella. Eppure aveva fretta. La aspettava la sua classe, e pensò un attimo di entrare subito nel gioco facendo finta di essere la maestra che prepara il lavoro.

Lasciò dunque di proposito sul tavolo i quaderni, l’astuccio dei colori e la penna nel calamaio. Dispose le bambole in una doppia fila di quattro, prese i piccoli quaderni che aveva incollato per ciascuna di loro, il registro con la pagina mobile, con gli otto nomi, proprio come quello che usava la sua maestra. Continua a leggere “RENATA PULEO Bambole”

PIER PAOLO PASOLINI Io so i nomi

[«Scritti Corsari», 14 novembre 1974]

Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe (e che in realtà è una serie di golpes istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di golpes, sia i neofascisti autori materiali delle prime stragi, sia, infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti. Continua a leggere “PIER PAOLO PASOLINI Io so i nomi”

Decrescita

Sobri per scelta verso la felicità
Serge Latouche

La decrescita? Ma è già una realtà! Ecco un argomento spesso usato contro i sostenitori della decrescita dai loro avversari. Che però corrono troppo. Se l’andamento dell’economia è indubbiamente fiacco, non siamo ancora alla crescita negativa. Con un Pil di mille miliardi di euro, l’un per cento corrisponde pur sempre a dieci miliardi, pari a una crescita del dieci per cento in un Paese con un Pii di cento miliardi di euro (l’ordine di grandezza dei Paesi del Sud). Dieci miliardi in più di prelievi dalle risorse naturali, di rifiuti e di inquinamento; dieci miliardi in più di dissesto del clima e di specie estinte.
È ancora troppo perché la biosfera possa rigenerarsi. Ma soprattutto, un conto è scegliere la decrescita, altro è subirla. Continua a leggere “Decrescita”

LUIGI PIRANDELLO Una giornata

Strappato dal sonno, forse per sbaglio, e buttato fuori dal treno in una stazione di passaggio. Di notte; senza nulla con me.
Non riesco a riavermi dallo sbalordimento. Ma ciò che più mi impressiona è che non mi trovo addosso alcun segno della violenza patita; non solo, ma che non ne ho neppure un’immagine, neppur l’ombra confusa d’un ricordo.
Mi trovo a terra, solo, nella tenebra d’una stazione deserta; e non so a chi rivolgermi per sapere che m’è accaduto, dove sono.
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