EDGAR ALLAN POE Il ritratto ovale

Il castello dove il mio scudiero si era azzardato a entrare con la forza (per evitare che, ferito gravemente, trascorressi la notte all’aperto) era uno di quegli edifici, misto di tetraggine e sfarzo, che da secoli – nella realtà, come nell’immaginazione della signora Radcliffe – si innalzano minacciosi tra gli Appennini. Sembrava che fosse stato abbandonato da pochissimo, però non in maniera definitiva. Ci sistemammo in una delle stanze più piccole e meno sontuosamente arredate, in una torre appartata. Continua a leggere “EDGAR ALLAN POE Il ritratto ovale”

Internet

Il paradosso di internet – le aveva detto un giorno a pranzo – è che ha reso molto più facile il lavoro del giornalista. In cinque minuti puoi fare una ricerca che una volta avrebbe richiesto cinque giorni. Ma internet sta anche uccidendo il giornalismo. Niente può sostituire il reporter che segue lo stesso argomento da vent’anni, che ha coltivato le sue fonti, che conosce la differenza tra una storia e una non-storia.
Jonathan Franzen, Purity Continua a leggere “Internet”

FEDERICA CAPPUCCIO La scuola improbabile

La vita quotidiana nella buona scuola

Il primo collegio (1 settembre)

Il preside Affabile è affabile finché tutti intorno gli sorridono, stendono tappetini, fanno inchini. Quando una collega si alza durante il collegio e chiede chiarimenti su come sono state spalmate le ore di potenziamento Affabile perde quella sua aria paterna. Inizia ad alzare la voce: voi (fa un gesto come per abbracciare tutto il collegio) voi… voi da quest’anno siete tutti potenziatori. Anzi, per me siete tutti potenziatori. Poi, il tono torna affabile: per favore non usate più quell’espressione, spalmare. Siamo in una scuola, non dietro al banco di Mac Donald’s. Continua a leggere “FEDERICA CAPPUCCIO La scuola improbabile”

ANDREA CAMILLERI L’odore del diavolo

[da Un mese con Montalbano]

La signora Clementina Vasile Cozzo era un’anziana ex maestra, paralitica, che aveva aiutato in diverse occasioni il commissario Montalbano. Tra loro era nata qualcosa di più che un’amicizia: il commissario, che aveva perso la madre quand’era picciliddro, provava una specie di sentimento filiale. Spesso Montalbano, dopo essere andato a farle visita, si tratteneva a pranzo o a cena, la cucina della càmmarera Pina prometteva bene e manteneva sempre meglio.
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Nell’era Fedeli non poteva che uscire Caproni

Prevedevo un ermetico duro e mi è uscito un antiermetico altrettanto duro. Lasciati da parte i «capronichi?» e i «non ci si arriva con il programma» (colpa vostra), ma anche gli italianisti per un giorno che «ma come, Caproni, uno dei più grandi poeti del Novecento, non lo fate?» e, nota bene, l’analisi del testo non la sceglie più nessuno anche perché è diventata un surrogato dei test invalsi, la poesia è di quelle che rileggi più volte prima di dire: «Poteva andare peggio, poteva uscire Piero Bigongiari».

Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino. Continua a leggere “Nell’era Fedeli non poteva che uscire Caproni”