FEDERICA CAPPUCCIO La scuola improbabile

La vita quotidiana nella buona scuola

Il primo collegio (1 settembre)

Il preside Affabile è affabile finché tutti intorno gli sorridono, stendono tappetini, fanno inchini. Quando una collega si alza durante il collegio e chiede chiarimenti su come sono state spalmate le ore di potenziamento Affabile perde quella sua aria paterna. Inizia ad alzare la voce: voi (fa un gesto come per abbracciare tutto il collegio) voi… voi da quest’anno siete tutti potenziatori. Anzi, per me siete tutti potenziatori. Poi, il tono torna affabile: per favore non usate più quell’espressione, spalmare. Siamo in una scuola, non dietro al banco di Mac Donald’s.

Secondo tempo. Si vota il piano annuale delle attività. Il preside Affabile sottolinea che il piano si può cambiare, non è la legge delle XII Tavole. Alla prima obiezione perde le staffe: se ognuno viene qua con una proposta, professoressa, stiamo in collegio per tre giorni.

Improvvisamente salta al bicameralismo. Il collegio e il consiglio di istituto sono come Camera e Senato. Bisogna semplificare questo meccanismo. Squilla un telefono, una, due volte: prof, poi mi dice dopo dove posso scaricare la soneria. La voglio. Chiedo la parola: la collegialità nella scuola è stata una conquista… Si può alzare in piedi, professoressa Cappuccini, non si sente quello che dice. Ma io sono già in piedi, mi spiace signor preside, io finisco qua. Stefi osserva: questo discorso sulla collegialità è superato. Il collegio non decide niente, il consiglio nemmeno. Un terzo del collegio ha un contratto basato sulla fiducia. Un terzo non ascolta nemmeno e dopo la votazione chiede: cosa ho votato? Noi siamo nell’altro terzo? No, Emily, noi non siamo nessuno.

Varie ed eventuali. Dulcis in fundo. Avrei fatto il collegio solo per questo. Potevamo parlarne all’inizio. No, meglio ora, siamo tutti più stanchi. Attacca con il registro elettronico. Chissà cosa mi immaginavo: in ogni classe c’è un armadietto con un computer. Ogni armadietto ha la sua chiave. Se facevo una chiave unica dopo tre giorni gli studenti ce l’avevano tutti. Il registro personale non me la sono sentita di comprarvelo. Per le prime tre settimane vi do una fotocopia fronte retro. Probabilmente gli studenti vi prenderanno in giro. Non ci fate caso. E ora andate per il quartiere a vendere gli accendini con il logo dell’istituto.

Intermezzo I

Preside, è disposto a portarmi il caffè in classe tutti i giorni?
Io… portare il caffè… a lei?
Ma lo sa, signor preside che se vince il no al referendum io la potrò licenziare?

Professoressa, ci facciamo uno spritz?
Ma ci sono i consigli di classe.
Appunto.

Preside, dove li tiene i numeri della tombola?
Ma quali num…
I numeri per decidere a chi dare il bonus.

Prof Cappuccio ha alzato la mano?
No, signor preside, è il dito medio.

Professoressa, il cappuccino la prossima volta con un po’ più di schiuma per favore.

Il secondo collegio

Una prof si alza. Dice che c’è qualcuno ha un’ora a disposizione è diventato c’è qualcuno che ha un’ora di potenziamento. Cos’è cambiato? Affabile: chi fa le sostituzioni va in classe a fare lezione e deve essere rispettato. Parla un prof di storia e filosofia, uno scelto nell’ambito, napoletano, soporifero. Colgo la proposizione “avvicinare i ragazzi alla cultura dell’impresa”, e poi anche parrocchie, territorio, sogno nel cassetto, sbadigli, nessuna reazione. La buona scuola produce una specie di assuefazione. Qualcosa di simile alla lobotomizzazione. L’uniformità della narrazione. Stefania dice finora mi sono accontentata di pensare siamo una scuola di periferia, le riforme ci toccano solo di striscio. Non ci crede più. Fa un commento sul collega che sta parlando ora: Emily, non assomiglia a quello che ha ammazzato la moglie a bastonate a Ravenna?

La buona scuola fa emergere il peggio che c’è in noi. Chi di noi dentro era rana si gonfia fino a scoppiare. Chi era serpente ora finalmente può strisciare. I cani da guardia e da riporto ci sono sempre stati. La classe intellettuale. Era prevedibile? Un po’ sì.

A grande richiesta è tornato a parlare il collega napoletano, insegnante di diritto nonché istruttore di tennis nelle ore di potenziamento. Propone un’epigrafe per il progetto dell’alternanza scuola-lavoro: lo studio degli alunni come lavoro a tutti gli effetti. Poi dice: Marco Biagi è stato ammazzato come un cane. Chiedo aiuto. Questa proposizione dello studio come lavoro è proiettata sul maxi schermo. Il preside Affabile spende buone parole per questo brano di letteratura. Vuole farci un collegio. Si vota. Stefi dice ma di che cazzo stiamo parlando? Affabile conta i voti contrari. Quando arriva a Cappuccio Margherita dico scusi ci ho ripensato mi astengo.

Non è ancora finita. Sventola un libretto delle giustificazioni. Dice che non è un vero libretto delle giustificazioni, è un accrocco vergognoso. Uno studente, un intellettuale di cui non farà il nome, ha montato la copertina del libretto dell’anno scorso su un blocchetto di fogli e se l’è scritti e firmati. Nell’incredulità generale denuncia: un prof ha staccato il tagliando. Scuote il tagliando come se fosse un termometro: un prof ha staccato il tagliandoooooooo. La mia fervida immaginazione non sarebbe arrivata a tanto. Conclude ricordandoci che siamo una comunità educante. Stefania dice che il collegio sta diventando pericoloso. Non faccio in tempo a chiedere se questo collegio o il collegio docenti nell’era della buona scuola, si è involata.

Intermezzo II

Preside!?
Mi dica, professoressa
Preside, quando smetterai di bere, drogarti, inalare colla, e dare testate ai muri?

Referendum

Mentana ha detto che gli insegnanti hanno affossato la riforma costituzionale. Gli insegnanti sono un milione e i voti di differenza tra il Sì e il No sono 5 milioni e 800 mila. Quindi abbiamo influenzato tutta la comunità che ha trovato insensata la buonascuola, insufficiente il piano di assunzioni, specialmente in relazione all’assurdo algoritmo che sposta i docenti da sud a nord al di fuori di ogni logica e diritto. E naturalmente la comunità non si è fatta infinocchiare dal piano di digitalizzazione (ne ha parlato chi l’ha visto) e vede i soffitti delle scuole crollare nonostante la propaganda sugli investimenti nell’edilizia scolastica. Insomma, quando la ministra diceva che gli insegnanti sono squadristi è perché in fondo, il potere, ci temono. Ci sarà anche qualcosa di vero. Qualcosa nella propaganda non ha funzionato. I nodi della riforma della scuola sono venuti al pettine prima del previsto. Ora, è lodevole che Mentana ci ricordi il dissenso degli insegnanti e il disastro della buona scuola. Ma né il dissenso degli insegnantI, né gli effetti della riforma che è stata definita epocale hanno trovato spazio, prima del referendum, sui mezzi di disinformazione, da parte dei Mentana. Di Mentana mi ricordo solo quella volta che è intervenuto per puntualizzare che è sconveniente usare la parola deportazione per la mobilità intercontinentale dei docenti, perché significa non conoscere l’italiano e la storia. Ma non ha proposto un’altra parola.

Il terzo (o quarto? o quinto?) collegio

Non mi ricordavo nemmeno che c’era il collegio e non so l’ordine del giorno. Dov’è finito il mio entusiasmo? Sono seminascosta in penultima fila. Stefi fa il gioco delle pallette con il cellulare. Le colleghe sul lato destro aggiustano un verbale. Una fa: Emily guarda le materie. Non ho la linea. La Wi-Fi dell’aula magna ha una password che nessuno sa. La funzione strumentale sciorina grafici con colori che non si distinguono. A un certo punto sento la parola Invalsi. Tendo le orecchie. Troppo tardi. Affabile dice passiamo a un altro punto all’ordine del giorno. Possiamo formarci o proporci per animare dei corsi di formazione. I cinesi sul nostro territorio sono aumentati o diminuiti? Anche le femmine possono essere nerd?

Alcuni studenti svolgono l’alternanza scuola-lavoro facendo volontariato in parrocchia. Ma la parrocchia non ci ha consegnato gli attestati. I voti invisibili non si possono mettere, sono un assurdo. La bella Cristina illustra un progetto. Dice che è un progetto grande. Lo potrebbero fare i colleghi di potenziamento. O anche quelli di ruolo. Stefi interrompe il gioco delle pallette e ne comincia uno con delle fragole. Lei dice che sono fiorellini. Affabile ringrazia tutti quelli che hanno parlato e dice passiamo a varie ed eventuali, se ci sono. Abbiamo esaurito un ordine del giorno di una pagina in un’ora. Efficienti. Scrivo un messaggio alla Costanza, non mi calcolare per stasera, faccio in tempo a tornarmene a Cecina. Prendo il treno delle 17.15. Non ci speravo.

Assemblea sindacale

Il sindacalista della Cgil è ottimista. L’unico ministero dove sono cambiati il ministro e il sottosegretario è quello dell’istruzione. La Fedeli l’hanno messa lì per ricucire. Ma allora perché non ritira nemmeno una virgola della 107 e anzi va avanti con i decreti attuativi? Il sindacalista dice che non sono stati approvati. Ma tu pensi che il governo voglia realmente ritirare parte della 107? Non ho detto questo. L’hai detto due secondi fa. Ho detto che grazie a noi nel contratto integrativo c’è un articolo che permetterà a te e a tutti i fase C di passare dalla titolarità su ambito alla titolarità sulla scuola. E meno male. Ma scusa tu dove stavi. Rissa.

Ma se le deleghe vi fanno schifo perché non avete indetto uno sciopero generale? Se vi fanno schifo i Cobas scioperiamo l’8 marzo con le femministe. Il sindacalista commemora il 5 maggio. Mi parte un film dove scendo da Trinità dei Monti con il fazzoletto rosso al collo fotografando tutto quello che si muoveva. Suona la campanella.

A scanso di equivoci, riguardo alle possibilità che le deleghe alla 107 vadano avanti, D’Alema ha detto che non si vota. Idolo.

Il collegio di maggio

Il preside Affabile ha salutato tutti ed è andato a dirigere una scuola in Brasile, con annessa fazenda. Cosa ci sarà dentro, le mucche, i buoi? Vai e vedi, dice la Filippi. Affabile ha abdicato in favore di una reggente che sembra la Gelmini passata nell’aspirapolvere, Anna Maria Cordiale. Una massaia di Rifredi con pretese intellettuali, senza offese per le massaie. Mi preparavo a scrivere un altro capitolo del mio diario in penultima fila ma sono passata nel posto sbagliato nel momento sbagliato.

Cappuccio?
Eh?
Hai mai fatto il verbale del collegio?

Così mi sono ritrovata seduta nella parte bassa dell’emiciclo, con gli occhi bassi. Stretta tra la preside Cordiale con la sua minigonna a fiori e il vicepreside Sorridente, composto come sempre, gessato ma non troppo, che mi presenta: la professoressa Cappuccio, si è incaricata del verbale.
Non sono riuscita a scrivere note interlineari nel verbale, l’unica è “le lavagne multimediali sono superate. Evviva”, invece ci sono buchi su interventi di colleghi. Ogni volta chiedevo a Sorridente: è importante quello che ha detto Tognazzi? E lui: no, non è importante. Ma è importante quello che ha detto la Lollobrigida? E lui, ma no, nemmeno quello che ha detto la Lollo è importante. E via di seguito. Ho passato quasi tutti i momenti di pausa a scrutare le facce. E a chiedermi: ma perché uno che dorme come se fosse su un treno si mette in prima fila? Vuole essere notato? E chi riesce a rimanere immobile tutto il tempo senza mai parlare con il vicino, senza consultare il cellulare, senza muovere arti se non quando gli si chiede di alzare le mani per votare, in classe cosa fa?

16 giugno

Sono di nuovo seduta nella penultima fila, nella penombra. Ho fame, ho sete, ho sonno, ho caldo, non ho idee, non capisco quello che si dice. Afferro solo i monosillabi: pon, mip, pai, bes, plus, rav, mun, stag (con la g muta). Fanno da pendant al novenario scandito i modo ostnato: alternanzascuolalavoro. La preside Cordiale gracchia nel microfono: l’alternanza può essere una cosa devastante o un’opportunità. Noi facciamo in modo che diventi un’opportunità. Abbiamo tanti partenariati. Cosa sono i partenariati? Hanno qualcosa a che fare con le Nazioni Unite? Come fanno gli studenti a dormire sulle sedie, chiedo al collega Montesano. Hanno i banchi, dice.

Suona come un gong il punto 8 dell’odg: «calendario scolastico». Mi raccomando, non andate via senza firmare i verbali degli scrutini strilla Sorridente. Vi veniamo a cercare sull’isolotto sperduto nel Mediterrraneo. Si finisce con il discorso della preside che ringrazia tutti, in ordine di autorità, le figure di sistema, i fiduciari e tutti i docenti, senza distinzioni. È stato un orgoglio lavorare con voi. Loda le figure del potenziamento senza le quali non so cosa non sarebbe stato possibile. Mentre parla compare alle sue spalle il preside Affabile. Sorridente, un po’ ingrassato, giacca bianca due taglie più grande, camicia rosa sbottonata con negligenza, senza cravatta. Mellifluo come sempre. Per scrivere queste memorie mi attardo. Mi giro intorno e non c’è più nessuno.

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