ROSELLA BASIRICÒ Questione morale

La porta della segreteria è chiusa.
Non è ancora l’orario di ricevimento dei docenti. Guai a sgarrare l’orario, sparano a vista a qualunque docente varchi la soglia fuori dai tempi previsti.
Lì dentro poi lavora un’impiegata che nessuno ha mai visto sorridere: qualcuno giura che sì, una volta è accaduto, sotto le vacanze di Natale dell’anno scorso. Negli altri 364 giorni, però, siamo tutti concordi nel vederla ingrugnita come un orango della giungla.
Io, che per formazione ho alle spalle vent’anni di parrocchia, azzardo l’ipotesi difensiva che “la poveretta” abbia un background familiare sofferto… I colleghi mi sorridono ironicamente compassionevoli, ma poi faccio una battutina sul grugno della “poveretta” e capiscono che sono un po’ dei loro.

Dato che la porta è ancora chiusa, mi appoggio alla scrivania appena fuori dalla segreteria e mi metto a firmare un po’ di carte da consegnare a Miss Allegrezza non appena arrivi l’ora ics, attesa ogni giorno come l’apertura della Porta Santa all’inizio del Giubileo.
Accanto alla segreteria sprangata, l’ufficio del DSGA (donna) dove parlottano, come suocere in salotto, preside (donna) e vicepreside (donna), porta semiaperta.
Impossibile non sentire: io sono là, seduta alla scrivania a firmare carte.
Preside: “Eh, qua c’è un altro caso umano, in questa prima. L’hanno segnalato proprio stamattina i servizi sociali. Padre violentissimo, anche alcolista… E finora non se ne sapeva niente”
Vicepreside: “Chi è coordinatore in quella classe?”
P: “Dovrebbe essere la professoressa C.”
VP: “Ah, quella arrivata quest’anno, che di sicuro non viene da Milano!”
(Seguono risatine: la collega di cui parlano ha un forte accento campano, e qui nel Lazio, ricca regione del nord est, fa uno strano effetto, no?)
P: “In quella classe lavora anche T., tra i due c’è feeling… Avete vistoooo???”. Con tono vagamente eccitato.
(T. è un trentatreenne insegnante di sostegno arrivato quest’anno nella mia scuola, ma da qualche anno residente in loco. Lui e la collega in questione sono chiaramente amici, per comunanza di provincia di provenienza, Caserta, per vicinanza d’età e condivisione di qualche caffè nel corso delle lunghe mattinate scolastiche. Non mi pare che siano da Quinto Canto dell’Inferno).
La conversazione tra le suocere biondossigenate si infervora, del ragazzino figlio dell’Incredibile Hulk non se ne parla più, non importa niente a nessuno.
VP: “Sìììììì che ho visto!! Eehh?! Che cariiiniiii, sempre insieme… Dove c’è uno, c’è l’altro!”
(Effettivamente è vero: li potete trovare in quel luogo peccaminoso rappresentato dalle macchinette del caffè nell’androne, quando preside e vicepreside le lasciano libere s’intende. In genere succede solo durante la ricreazione, quando le donnone in questione se ne vanno al bar che è molto più di lusso della macchinetta dove ci ritroviamo noi comuni mortali senza troppo tempo a disposizione).
P: “Eh, ma non li capisco. Lui è fidanzato, no?”
VP: “Sìììììì… Con quella ragazza di TorVaianica che fa tirocinio dall’avvocato”
(Seguono presunti vita morte e miracoli della fidanzata).
P: “E lei?”
VP: “Eh, sai che non lo so?” (con tono di rammarico).
P: “Ma figurati, lo sarà sicuramente. È giovane, lavora!”
(Boh? Questa teoria mi era finora sconosciuta).
La Porta Santa si spalanca ed entro.
Rispondo con un sorriso umano al grugnito con cui vengo accolta, consegno le carte ed esco.
Passando davanti all’ufficio dell’Agenzia Investigativa “Occhio rosa” mi chiedo se il gossip non sia per caso previsto in qualche nuova riforma scolastica, visto che le due più alte “autorità” della scuola non hanno proprio altro da fare che osservare chi prende il caffè con chi durante la ricreazione.
Mi veniva in mente Romano Prodi quando ha detto, qualche mese fa: “Non è che la gente sia migliore di noi politici”.
Direi proprio che non è affatto migliore, e spiace non vivere in un contesto sociale discreto, onesto e gratuitamente amabile.
Ma forse sono io, palesemente rovinata da un’ingenuità inguaribile, a stupirmi ancora dell’invadenza e del pettegolezzo, a giudicarli nocivi, e a pensare che tutto sarebbe veramente migliore se fossimo un po’ più riservati, generosi e sorridenti, perfino… Ne andrebbe della qualità della vita di tutti, e della società civile in generale.
Per non parlare poi di quel povero ragazzino, che ha ricevuto le attenzioni degli adulti per trenta secondi circa, prima che esse si spostassero su argomenti da Novella 2000.
Per me anche questa è mancanza di “moralità”, come non pagare le tasse, buttare le carte per strada e raccomandare un parente al concorso. E infinite altre cose.
ciao rosella
[4 aprile 2008]

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