Tamaro

L’uscita della Tamaro su Verga da una parte è di una banalità sconfortante e nemmeno dovrebbe essere commentata, se non per il fatto che segnala un problema: l’insegnante non è più considerato dalla cultura media (il coro di presidi, giornalai, pseudoautori di romanzi rosa, ecc.) un mediatore di educazione letteraria, gli studenti potranno imparare solo quello che sono in grado di capire da soli, in presenza di un assistente, acculturato ma addomesticato, che tutt’al più potrà indirizzarli verso ciò che delle linee guida hanno stabilito.

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The next thing?

Quando mi proposero di entrare nel comitato di valutazione della buona scuola non dissi nulla, in fondo si trattava di stabilire solo dei criteri.

Quando mi hanno chiesto di fare il tutor per un pcto non dissi nulla, potevo fare un progetto interessante, e sarebbe stato certamente meglio di quelli presentati dagli altri.

Quando mi hanno chiesto di somministrare i test invalsi non dissi nulla, in fondo sono solo dei quiz, e forse domani ci potrebbero risparmiare la noia di mettere voti.

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Etnia italiana

Poiché un terzo delle mie classi è formato da studenti di altri paesi e lingue, molti dei quali sono peraltro nativi italiani nati da nativi italiani, che imparano l’italiano, le scienze, la filosofia e quant’altro con risultati migliori e peggiori a seconda dei casi, e per recarsi a scuola usano gli stessi mezzi di quelli che hanno cognomi che suonano vagamente italiani, e mangiano la focaccia con o senza companatico a ricreazione o anche talvolta mentre il prof sta spiegando, mi chiedo se il ministro Lollo Brigida, non intendesse etnia italiana da tutelare tutti coloro che risiedono in Italia.

Minestra riscaldata

Anche io ho fatto una scuola senza voti (a cui sono sopravvissuto): in terza elementare, al posto della solita pagella formato excel con la sfilza dei 10 (anche qualcosa di meno) mi sono visto recapitare una grossa scheda con dei giudizi scritti di suo pugno dalla maestra (unica), la quale, ne aveva ben donde, si lamentò di dover scrivere 25 giudizi diversi per 25 alunne e alunni ogni quadrimestre, e siccome era forte in matematica, aveva calcolato che in un curricolo di 5 anni sono 250 giudizi per complessive circa 1250 righe. La maestra fu colta alla sprovvista dalla circolare di Pedini e pensò, o forse questa era la prassi, che i giudizi dovessero essere originali, adattarsi alla specificità delle e degli alunni, oggi si direbbe performativi. Escludo che la circolare di Pedini parlasse di disagio, peraltro. Continua a leggere “Minestra riscaldata”

Preghiera

Il pedagogista democratico non si pronuncia sul provvedimento che ha colpito la maestra rea di aver fatto pregare alunne e alunni in classe. Dice che non ha le competenze per giudicare e giustamente non si fida delle ricostruzioni giornalistiche, ma osserva «la preghiera – esattamente come la valutazione basata sui voti – non rientra tra le attività didattiche che migliorano gli apprendimenti». Lo aveva detto, in tempi non sospetti, anche Ivan Illich: da una parte c’è Dio e dall’altra l’uomo che prega, e la distanza è incolmabile perché la preghiera è inutile, e la scuola anche.

Il tempo è prezioso

Scrive il pedagogista democratico: «L’insegnante che valuta pretende che studentesse e studenti impieghino del tempo per prepararsi». A parte l’ovvio, è chiaro che si studia solo per il voto e non per accrescere le proprie conoscenze, e la concessione ruffiana (vale sia per l’insegnante che per gli istituti di ricerca), quel «pretende» mi intriga come una lisca di pesce conficcata in una gengiva: l’insegnante pretende di valutare, è pretenzioso, forse anche presuntuoso, e rimane impassibile di fronte al tempo che lo studente perde per studiare… «Perché il tempo è prezioso per tutte e tutti».

Anatema

I fatti: alcuni studenti di un liceo di Firenze vengono aggrediti da militanti fascisti. Una dirigente denuncia l’aggressione come squadrismo fascista e richiama la Costituzione. Il ministro minaccia sanzioni verso la dirigente perché è fuoriuscita dal suo ruolo. Alcune scuole, dirigenti, docenti, prima pochi, poi moltissimi, esprimono la loro solidarietà agli studenti (picchiati) e alla dirigente (minacciata di sanzioni).

Interpretazione: il ministro ha fatto una giusta annotazione sui limiti che un pubblico ufficiale dovrebbe tenere presenti (obbedire, eseguire gli ordini, tenere la scuola in ordine). Non solo: il surreale antifascismo (cit.) ci fa capire qual è il clima che si respira in una certa aria politica, va da sé, favorevole alle foibe. E inoltre: la preside è stata candidata al Pd (eh eh) e ha criticato l’Invalsi (anatema).

Bipensiero

A me questa storia della libertà di valutare mi ricorda il bipensiero, e non solo perché qualcuno, che da come parla mi sembra provvisto della verità. mi concede generosamente una libertà che non sapevo di avere. E che un giorno avrei dovuto rivendicare. È proprio questo il punto. Non si tratta di essere liberi, di fatto lo si è, per ora, ma di sentirsi liberi. Da una parte c’è la via giusta, segnata dalle autorità padagogistiche di ogni tempo, i Diui prima di tutto (quando hai Diui dalla tua parte sei a cavallo), e prima di loro Russò, e dopo anche Visalberghi e Vertecchi (Vertecchi no), forse Illich, certamente Rodari. Dall’altra c’è l’atttacamento alle tradizioni, Giovanni Gentile, il vanverismo pedagogico.

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Terra di nessuno

Voglio una scuola senza voti, senza discipline, senza compiti in classe e a casa, senza aule, senza orari e senza campanelle, senza registri, senza riunioni, senza scartoffie, senza progetti, senza uscite didattiche.

Una scuola aperta, di spazi aperti, all’aperto, sempre aperta, a km 0, inclusiva, plurale, democratica, solidale, popolare, rassicurante, libera, liberata, libertaria, liberatoria, divertente, ammiccante, sincera, amica, amichevole, curiosa, appassionante, proiettata verso il futuro, complice, fraterna, un scuola sorella, una scuola con un cuore grande.

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Sindrome Valditara

Ho ripescato un articolo scritto nel febbraio 2005 e pubblicato come «corsivo della redazione» su questo blog. Il casus belli la proposta dell’allora responsabile scuola di AN di assumere i precari, ma bloccando per alcuni anni (non specificava quanti anni) il diritto alla ricostruzione di carriera. Da notare che un anno dopo il centrosinistra vinse le elezioni e il ministro dell’istruzione, Giuseppe Fioroni, predispose un piano per assumere circa 150 mila precari in tre anni, senza condizioni. Il dato sconvolgente però è un altro, ed è utile per leggere la storia di questi ultimi 15 anni, e riguarda il numero di docenti pronti ad abboccare alla boutade di Valditara

Secondo i risultati di un sondaggio di «Orizzonte» Scuola quasi l’80% dei precari sarebbe disposto ad accettare il ruolo «anche a stipendio ridotto». Tra l’altro, il quesito è mal posto e perciò fuorviante. Continua a leggere “Sindrome Valditara”