Temo i Danai che prestano doni

Un docente non può essere contemporaneamente psicologo, educatore, facilitatore, assistente sociale, perché la classe è un setting educativo e non è formata da 10-12 studenti, ma da 25-27-30.
Lidia Cavadini, Ragazzi cattivi, Riflessioni a margine di un fatto di cronaca locale, in «Il presente e noi», 20 febbraio 2019

La didattica a distanza è finita perché è finita la pandemia. Falso. La didattica a distanza è fallita perché, quando è finita la pandemia, ci si è resi conto che aveva fatto dei danni sociali e psicologici agli studenti. Falso. Si è riscoperta l’importanza della relazione. Falsissimo. I banchi monoposto a rotelle erano un assaggio delle nuove modalità di apprendimento a 360 gradi. Fuochino. Li avete ammassati nei sottoscala? Avete fatto male.

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Scomodo

Il riassunto di ciò che ho detto ieri a Radio Onda Rossa riguardo alla vicenda del divieto di distribuire Scomodo in un liceo di Roma, notizia che è stata pubblicata circa una settimana fa su alcuni giornali. Le motivazioni del divieto sono note e piuttosto deprimenti e non credo sia interessante tornarci sopra. Sono intervenuto perché questa vicenda mi ha suggerito due riflessioni.

La prima è che nella buona scuola 4.0 non c’è spazio per l’iniziativa degli studenti, l’agenda è piena: devono imparare a imparare con i giocattoli tecnologici (altrimenti che te li ho comprati a fare?), li obblighiamo all’alternanza scuola-lavoro sottoponendoli ai progetti più astrusi (che tanto li devono frequentare perché devono fare le ore), adesso gli mettiamo alle costole gli esperti di laboratori digitali, i tutor, gli orientatori Continua a leggere “Scomodo”

Intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale può portare all’estinzione la specie umana.
Il ruggito del coniglio

L’errore è vedere chat gpt solo dal punto di vista che gli studenti si fanno scrivere i temi. Primo perché l’importante è che li facciano, i temi. Chat gpt li realizza, loro li leggono e imparano come si fa. E dopo li sanno fare.

Poi anche basta con la cultura del sospetto. Non bisogna sempre vedere lo studente come un nemico pronto a fregarci. Forse i primi tempi, inebriati dalla novità, scolare e scolari useranno il mezzo in modo spregiudicato e furbescamente, sebbene con dubbi risultati, però dopo, certamente, diventeranno più accorti, e non sarà più necessario fare dei lunghi segni con la penna rossa, tutto diventerà più fluido, e anche più urbano.

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Resi..enza

Gli acronimi, suggeriva Paolo, ogni tanto bisogna scioglierli, per non dimenticare cosa significano. Le due erre di PNRR stanno per ripresa e resilienza. Resilienza non è resistenza, è quasi una bestemmia, è adattarsi al peggio, e quando è passato il peggio, al peggio del peggio, e così via. Se la scuola, in nome della ripresa, riceve 500 banchi monoposto con le rotelle deve trovargli un posto, distribuirli nelle aule, negli stanzini, nelle anticamere. E quelli che avanzano verranno ammassati nel cortile, a prendere la pioggia.

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Tamaro

L’uscita della Tamaro su Verga da una parte è di una banalità sconfortante e nemmeno dovrebbe essere commentata, se non per il fatto che segnala un problema: l’insegnante non è più considerato dalla cultura media (il coro di presidi, giornalai, pseudoautori di romanzi rosa, ecc.) un mediatore di educazione letteraria, gli studenti potranno imparare solo quello che sono in grado di capire da soli, in presenza di un assistente, acculturato ma addomesticato, che tutt’al più potrà indirizzarli verso ciò che delle linee guida hanno stabilito.

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The next thing?

Quando mi proposero di entrare nel comitato di valutazione della buona scuola non dissi nulla, in fondo si trattava di stabilire solo dei criteri.

Quando mi hanno chiesto di fare il tutor per un pcto non dissi nulla, potevo fare un progetto interessante, e sarebbe stato certamente meglio di quelli presentati dagli altri.

Quando mi hanno chiesto di somministrare i test invalsi non dissi nulla, in fondo sono solo dei quiz, e forse domani ci potrebbero risparmiare la noia di mettere voti.

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Etnia italiana

Poiché un terzo delle mie classi è formato da studenti di altri paesi e lingue, molti dei quali sono peraltro nativi italiani nati da nativi italiani, che imparano l’italiano, le scienze, la filosofia e quant’altro con risultati migliori e peggiori a seconda dei casi, e per recarsi a scuola usano gli stessi mezzi di quelli che hanno cognomi che suonano vagamente italiani, e mangiano la focaccia con o senza companatico a ricreazione o anche talvolta mentre il prof sta spiegando, mi chiedo se il ministro Lollo Brigida, non intendesse etnia italiana da tutelare tutti coloro che risiedono in Italia.

Minestra riscaldata

Anche io ho fatto una scuola senza voti (a cui sono sopravvissuto): in terza elementare, al posto della solita pagella formato excel con la sfilza dei 10 (anche qualcosa di meno) mi sono visto recapitare una grossa scheda con dei giudizi scritti di suo pugno dalla maestra (unica), la quale, ne aveva ben donde, si lamentò di dover scrivere 25 giudizi diversi per 25 alunne e alunni ogni quadrimestre, e siccome era forte in matematica, aveva calcolato che in un curricolo di 5 anni sono 250 giudizi per complessive circa 1250 righe. La maestra fu colta alla sprovvista dalla circolare di Pedini e pensò, o forse questa era la prassi, che i giudizi dovessero essere originali, adattarsi alla specificità delle e degli alunni, oggi si direbbe performativi. Escludo che la circolare di Pedini parlasse di disagio, peraltro. Continua a leggere “Minestra riscaldata”

Preghiera

Il pedagogista democratico non si pronuncia sul provvedimento che ha colpito la maestra rea di aver fatto pregare alunne e alunni in classe. Dice che non ha le competenze per giudicare e giustamente non si fida delle ricostruzioni giornalistiche, ma osserva «la preghiera – esattamente come la valutazione basata sui voti – non rientra tra le attività didattiche che migliorano gli apprendimenti». Lo aveva detto, in tempi non sospetti, anche Ivan Illich: da una parte c’è Dio e dall’altra l’uomo che prega, e la distanza è incolmabile perché la preghiera è inutile, e la scuola anche.

Il tempo è prezioso

Scrive il pedagogista democratico: «L’insegnante che valuta pretende che studentesse e studenti impieghino del tempo per prepararsi». A parte l’ovvio, è chiaro che si studia solo per il voto e non per accrescere le proprie conoscenze, e la concessione ruffiana (vale sia per l’insegnante che per gli istituti di ricerca), quel «pretende» mi intriga come una lisca di pesce conficcata in una gengiva: l’insegnante pretende di valutare, è pretenzioso, forse anche presuntuoso, e rimane impassibile di fronte al tempo che lo studente perde per studiare… «Perché il tempo è prezioso per tutte e tutti».