C’è questa proposta di accorciare di un anno la scuola secondaria di secondo grado. Tecnici e professionali per ora, a quanto sembra. Per fortuna io insegno al liceo. Però dico: perché non due? Si è capito, lo aveva capito prima e meglio di noi Oscar Wilde, e con lui la grande Maria Stella Gelmini, che la scuola genera l’ignoranza (Oscar dice che si è istruito finché non è andato a scuola, fatemi ritrovare la citazione), lo ribadiscono l’Ocse-Pisa, l’Invalsi, l’Indire, Eduscopio, la Repubblica, Paolo Crepet, che per aumentare la formazione bisogna diminuire la scuola. E quindi? Attacchiamo alla primaria e alla scuola media il triennio delle superiori, niente bocciature, niente voti, programmi snelli, zainetti leggeri, cuori pieni di allegria
Categoria: sindrome scuola
Metodo Singapore
Tra lunedì e oggi ho letto tre notizie riguardanti la scuola italiana. La prima dice che Valditara si vuole intestare una riforma che riduce i licei a due bienni di cui il secondo orientante. La filosofia è: più formazione in meno tempo. Da notare che la formazione non è costituita dalle conoscenze, che non sono formative perché non sono performative.
La seconda notizia è la proposta di pagare di più gli insegnanti del nord. Detta così fa anche ridere. Però nasconde un retropensiero che contiene la fine del contratto e rimanda ad altre riforme che stanno nel cassetto. Anche i tutor e il portfolio stavano nel cassetto e sono stati trainati dal piano di ricostruzione resiliente sviluppista.
Educazione al rispetto
L’educazione al rispetto, 33 ore all’anno da dividere tra le materie curricolari (mediamente una a settimana) in proporzione al monte ore di ognuna: 6 per italiano, 4 per matematica ecc., il coordinatore per l’educazione al rispetto deve compilare il progetto dell’educazione al rispetto e fare la media dei voti (saranno dati anche dei voti, è ovvio), la tabella specifica nella progettazione di classe dove vanno riportati gli argomenti che ogni prof intende svolgere nel corso dell’anno nell’ambito della propria/a disciplina/e, tutto questo risversato nella pagina del ptof che tratta dei curricoli trasversali. Quante ore di pcto? Scriveva Daniel Pennac in Diario di scuola: «Il mal di grammatica si cura con la grammatica Continua a leggere “Educazione al rispetto”
Università del crimine
La storia è la scienza del contesto cit.
Una prof universitaria, venuta per orientare le e gli studenti, chiede a tutti se hanno già deciso cosa faranno dopo il liceo. Intervengo per dire che se tornassi indietro mi iscriverei all’università del crimine. Stupita chiede: vorrebbe fare dei reati? Assassinare delle persone? No, niente omicidi, però mettiamo che voglio cominciare a confezionare dei soldi falsi, io personalmente non saprei nemmeno da che parte cominciare. Continua a leggere “Università del crimine”
Politicamente corretto
Dante non era politicamente corretto. Dante non avrebbe detto che gli influencer con tanti follower (più dei lettori di Repubblica) sono dei cretini integrali che hanno bisogno degli insegnanti di sostegno nelle classi differenziali (abolite il secolo precedente ndr). Dante avrebbe detto che gli influencer con tanti follower sono dei cretini integrali, peccatori subumani, e meritano di sguazzare in un pantano maleodorante. Dante non ha mai avuto un retropensiero. Se Concita Di Gregorio voleva dire che è necessario ripristinare le classi differenziali perché la scuola inclusiva è fallita, doveva scrivere che è necessario ripristinare le classi differenziali perché la scuola inclusiva è fallita.
Tramontana
In quanto docente di educazione civica devo presentare l’argomento del cambiamento climatico come controverso mettendo da una parte studi scientifici e dall’altra la qualunque? precisando che la temperatura può aumentare di x gradi in tot anni e di conseguenza i ghiacciai sciogliersi e il livello del mare salire di x centimetri, però è inutile convocare conferenze sul clima e stabilire protocolli (tra l’altro inquinano) perché basta un giorno di tramontana per spazzare via il riscaldamento globale?
Play School II
Del mio vaneggiar vergogna è ’l frutto,
e ’l pentersi, e ’l conoscer chiaramente
che quanto piace al mondo è solo un gioco
Prepararsi alle nuove sfide della didattica digitale. La gamification. Parte seconda. Il grande gioco della Divina Commedia, con tutti i saliscendi, le buche, i fiumi da attraversare, le avverse condizioni meteo (ampliamento di educazione civica), i premi e le punizioni, o l’assedio alla città di Gerusalemme su una scacchiera, con l’obiettivo di disarcionare i cavalli e bruciare le torri (virtualmente). Il Decameron si può trasformare in un role playing game, Orlando furioso in un memory game. Machiavelli invece è stato già gamificato. Con il paroliberismo futurista si possono realizzare dei puzzle Continua a leggere “Play School II”
Leopardification (Play School I)
Prepararsi alle nuove sfide della didattica digitale. La gamification. L’evoluzione del pessimismo leopardiano in 12 slide da proiettare sulla lim disposte come nel gioco dell’oca (Goose game). Si inizia con la siepe che impedisce la vista del mare (sullo sfondo, mosso, perché il poeta ci naufraga), segue la luna, con la didascalia (ops, si dice headline) che dice: E tu certo comprendi il perché delle cose (versi che possono far capire alle agli studenti la profondità delle domande che si pone Leopardi, da cui l’inevitabile pessimismo leopardiano), Silvia che tesse la tela (e nella headline: o natura, natura, perché non rendi poi quel che prometti allor), la donzelletta che vien dalla campagna per ballare Continua a leggere “Leopardification (Play School I)”
The dark side of the moon
Questo esame non mi ha fatto venire voglia di leggere Mrs Dalloway né Gita al faro di Virginia Woolf, tanto meno brani estrapolati dalla Naturalis historia di Plinio il Vecchio (tutta l’opera consta di 37 libri che si sono fortunatamente salvati dall’eruzione del Vesuvio), i continenti possono continuare tranquillamente ad andare alla deriva e l’agenda venti trenta sarà prorogata di dieci anni e diventerà agenda trenta quaranta e così via. Pensavo invece che si potrebbero sostituire i noiosi percorsi interdisciplinari con tutti i loro collegamenti innaturali (talvolta anche curiosi, ammettiamolo) con le carte di dixit. La, lo studente non sarebbe più costretto ad attenersi a questa specie di artificiale coerenza concettuale e potrebbe stappare la propria immaginazione Continua a leggere “The dark side of the moon”
Assenteista
Non chiedetevi se la prof Di Lio è stata assente dalla scuola per vent’anni o no, o se era impreparata e confusa nelle spiegazioni, imprecisa nel preparare i programmi e casuale nell’assegnazione dei voti (ho tolto le virgolette sia alte che basse), se è giusto che sia giustiziata sui giornali o sarebbe meglio una giustizia sommaria nella pubblica piazza. La domanda giusta è: perché questa storia fa notizia?