Lettera aperta

Se scrivessi una lettera a Repubblica o Corriere della Sera sul RAV del liceo Visconti penso che comincerei domandando perché ogni volta che uno deve fare l’esempio di una periferia sceglie Tor Bella Monaca. Perché contrappone il liceo prestigioso del centro di Roma, frequentato da studenti privilegiati, al liceo della periferia degradata. Che idea ha della scuola la preside Rech? Noi potremmo dire che la presenza di molti alunni stranieri, anche di religioni diverse, è inutile negarlo, contribuisce ad arricchirci e ci dà tante occasioni per migliorare l’apprendimento.

La preside dice che 1500 caratteri non bastano. E che non ha espresso giudizi, ma solo dati oggettivi. Forse 1500 caratteri sono anche troppi. Ne servivano di meno. Continua a leggere “Lettera aperta”

La società della canoscenza 2: le parole sono importanti

Solo l’amare, solo il conoscere
conta, non l’aver amato,
non l’aver conosciuto. Dà angoscia
il vivere di un consumato
amore.
Pier Paolo Pasolini, Il pianto della scavatrice

La conoscenza di cui parla il programma del PD non è la canoscenza, ma è un sapere delimitato, tecnocratico, totalmente asservito. La scelta del titolo non è casuale. Il termine richiama la strategia di Lisbona, il capitale umano, la formazione come risorsa economica. Continua a leggere “La società della canoscenza 2: le parole sono importanti”

La società della canoscenza

Ed ecco il programma del PD per la scuola. Ne sentivamo il bisogno.

In campagna elettorale gli investimenti del PD per la scuola nella legislatura appena sciolta sono diventati 4 miliardi. E sono consistiti in tutta l’aria fritta che ha accompagnato la Buona scuola: l’autonomia, l’organico potenziato, le assunzioni, la formazione. L’edilizia scolastica non è contemplata, quella non è conoscenza. Nemmeno il contratto. Forse perché non è ancora tra le 100 cose fatte. Ma non sarebbe più tra quelle da fare. Forse per un residuo pudore a parlare di salari azzerati e diritti dei lavoratori cancellati.

Ma ora, naturalmente, «rafforzeremo il percorso di investimenti». Senza quantificare. A leggere tra le righe del paragrafo che comincia con «nella prossima legislatura» si deduce facilmente che l’obiettivo è rientrare almeno in parte di quella spesa esorbitante. Continua a leggere “La società della canoscenza”

Votami e vedrai che non ti farai male

Il programma di Potere al Popolo per l’istruzione non è solo il più avanzato. Anche lo stile, il linguaggio sono suggestivi, nella loro brevità: 37 righe, che comprendono una premessa e 12 punti, preceduti da un efficace «lottiamo per». Che sia chiaro, non andiamo al governo, nemmeno in una coalizione: «votami e vedrai che non ti farai male» (Caparezza).

La premessa richiama fin dalla prima riga la mannaia neoliberista e poco più giù le «competenze funzionali alle logiche mercatiste». La formazione, in quanto pilastro di una democrazia, deve essere pubblica, gratuita, finalizzata all’acquisizione di un sapere critico, laica, aperta a tutti e a tutte. Continua a leggere “Votami e vedrai che non ti farai male”

Le meraviglie del possibile

Possibile che tra i meriti inestimabili del suo governo (la riforma epocale, l’assunzione di 132000 -cojò- precari che sono diventati, per effetto dell’assunzione, ancora più precari, la social card del docente, le scuole belle dove crollano i soffitti e volano le tegole) Renzi non rivendichi la fantastica giostra della mobilità algoritmica? Forse qualcosa è andato storto?

Ah, c’è il regalo del nuovo contratto: più ore, più obblighi, più punizioni, due soldi in più.

Tutta un’altra scuola (2)

La bozza di documento sulla scuola di Liberi&Uguali è del 16 dicembre. Il report finale è dello stesso giorno. Il metodo è buono. Il 16 dicembre è nato Beethoven. Lo stesso giorno, diversi anni dopo, su Repubblica, appare per la prima volta la parola «dietrologia». Al Forum «Scuola» sono stati registrati 32 interventi, delle più svariate categorie (associazioni studentesche, professionali e di genitori, sindacati, comitati, reti di lavoratrici e lavoratori precari). Nulla da dire, il dibattito interno a Liberi&Uguali è certamente più qualificato, e articolato, della finta consultazione di Renzi sulla Buona Scuola. Continua a leggere “Tutta un’altra scuola (2)”

Tutta un’altra scuola

Una delle prime iniziative di Liberi e Uguali è stata aprire un gruppo di lavoro sulla scuola. Il gruppo di lavoro ha prodotto un documento che alla riga 2 dice: «Pensiamo che la legge 107 vada cancellata e che serva tutta un’altra scuola: pubblica, inclusiva,
aperta e democratica». A questa scuola non servono i superpresidi né la psicosi della classificazione ma linguaggi, bisogni, desideri, bambina/o, cittadinanza, senza distinzione. Bravi. La cittadinanza, per dire, nel programma del m5s, compare tre volte, ma come sinonimo di educazione civica o sotto forma di competenza. Continua a leggere “Tutta un’altra scuola”

Una ribollita di «Buona scuola»: il programma del m5s per la scuola

Mi sono fatto il download del programma per la scuola dei 5s pensando che forse fosse meglio non farlo. Ma è il primo documento che il movimento produce in tanti anni che possa essere definito programma e quindi ne valeva la pena. La prima notizia (buona) è che il fascicolo consta solo di 28 pagine. Ci risparmiano le inutili chiacchiere con cui di solito si intontiscono gli elettori perché non leggano il programma.

Nell’introduzione viene ribadito l’impegno a spendere più soldi e cancellare la riforma Gelmini. Continua a leggere “Una ribollita di «Buona scuola»: il programma del m5s per la scuola”

Le competenze linguistiche del ministro dell’istruzione (sempre più meglio)

La ministra Fedeli infila in un discorso “sempre più migliori” e puntuale arriva l’esperto renziano che si arrampica sugli specchi per giustificarla. La ministra non ha detto “sempre più migliori”, sostiene Stefano Bartezzaghi (niente di meno), che invoca il garantismo linguistico, ma “sempre più”, intendeva dire “migliori sempre più”. Banca Etruria non è mai esistita, e al referendum del 4 dicembre hanno vinto i sì (con il 40 per cento), ma per un cavillo è passato il no e la riforma non si è fatta.

Ma non era più semplice compilare un decretino per dire che da oggi più migliore non è un errore?

una volta un giudice come me 
giudicò chi gli aveva dettato la legge: 
prima cambiarono il giudice 
e subito dopo 
la legge

Le competenze linguistiche del ministro dell’istruzione

Un ministro della Pubblica Istruzione dovrebbe evitare proposizioni dove di norma vada il congiuntivo. Paratassi dura: Sarebbe opportuno punto. La storia punto. Studiare punto. La scuola è finita punto e a capo. E intanto fare quelle smorfie che significano: ma la storia de che, ma che ce insegna, hai capito a me? Anche proposizioni introdotte da siccome costituiscono un rischio. Evitare siccome che sono ministro in favore di un più lineare: Sono ministro. Mi ci hanno messo e ci sto. E basta. Continua a leggere “Le competenze linguistiche del ministro dell’istruzione”