Le meraviglie del possibile

Possibile che tra i meriti inestimabili del suo governo (la riforma epocale, l’assunzione di 132000 -cojò- precari che sono diventati, per effetto dell’assunzione, ancora più precari, la social card del docente, le scuole belle dove crollano i soffitti e volano le tegole) Renzi non rivendichi la fantastica giostra della mobilità algoritmica? Forse qualcosa è andato storto?

Ah, c’è il regalo del nuovo contratto: più ore, più obblighi, più punizioni, due soldi in più.

Tutta un’altra scuola (2)

La bozza di documento sulla scuola di Liberi&Uguali è del 16 dicembre. Il report finale è dello stesso giorno. Il metodo è buono. Il 16 dicembre è nato Beethoven. Lo stesso giorno, diversi anni dopo, su Repubblica, appare per la prima volta la parola «dietrologia». Al Forum «Scuola» sono stati registrati 32 interventi, delle più svariate categorie (associazioni studentesche, professionali e di genitori, sindacati, comitati, reti di lavoratrici e lavoratori precari). Nulla da dire, il dibattito interno a Liberi&Uguali è certamente più qualificato, e articolato, della finta consultazione di Renzi sulla Buona Scuola. Continua a leggere “Tutta un’altra scuola (2)”

Tutta un’altra scuola

Una delle prime iniziative di Liberi e Uguali è stata aprire un gruppo di lavoro sulla scuola. Il gruppo di lavoro ha prodotto un documento che alla riga 2 dice: «Pensiamo che la legge 107 vada cancellata e che serva tutta un’altra scuola: pubblica, inclusiva,
aperta e democratica». A questa scuola non servono i superpresidi né la psicosi della classificazione ma linguaggi, bisogni, desideri, bambina/o, cittadinanza, senza distinzione. Bravi. La cittadinanza, per dire, nel programma del m5s, compare tre volte, ma come sinonimo di educazione civica o sotto forma di competenza. Continua a leggere “Tutta un’altra scuola”

Una ribollita di «Buona scuola»: il programma del m5s per la scuola

Mi sono fatto il download del programma per la scuola dei 5s pensando che forse fosse meglio non farlo. Ma è il primo documento che il movimento produce in tanti anni che possa essere definito programma e quindi ne valeva la pena. La prima notizia (buona) è che il fascicolo consta solo di 28 pagine. Ci risparmiano le inutili chiacchiere con cui di solito si intontiscono gli elettori perché non leggano il programma.

Nell’introduzione viene ribadito l’impegno a spendere più soldi e cancellare la riforma Gelmini. Continua a leggere “Una ribollita di «Buona scuola»: il programma del m5s per la scuola”

Le competenze linguistiche del ministro dell’istruzione (sempre più meglio)

La ministra Fedeli infila in un discorso “sempre più migliori” e puntuale arriva l’esperto renziano che si arrampica sugli specchi per giustificarla. La ministra non ha detto “sempre più migliori”, sostiene Stefano Bartezzaghi (niente di meno), che invoca il garantismo linguistico, ma “sempre più”, intendeva dire “migliori sempre più”. Banca Etruria non è mai esistita, e al referendum del 4 dicembre hanno vinto i sì (con il 40 per cento), ma per un cavillo è passato il no e la riforma non si è fatta.

Ma non era più semplice compilare un decretino per dire che da oggi più migliore non è un errore?

una volta un giudice come me 
giudicò chi gli aveva dettato la legge: 
prima cambiarono il giudice 
e subito dopo 
la legge

Le competenze linguistiche del ministro dell’istruzione

Un ministro della Pubblica Istruzione dovrebbe evitare proposizioni dove di norma vada il congiuntivo. Paratassi dura: Sarebbe opportuno punto. La storia punto. Studiare punto. La scuola è finita punto e a capo. E intanto fare quelle smorfie che significano: ma la storia de che, ma che ce insegna, hai capito a me? Anche proposizioni introdotte da siccome costituiscono un rischio. Evitare siccome che sono ministro in favore di un più lineare: Sono ministro. Mi ci hanno messo e ci sto. E basta. Continua a leggere “Le competenze linguistiche del ministro dell’istruzione”

Videodrome

Le elezioni politiche di primavera propongono tre possibili scenari. Vince il centrodestra, Per prima cosa si dimenticano di avere votato contro la Buona Scuola. Acqua passata. Poi ci becchiamo un clone della Mariastella Gelmini o della Valentina Aprea che trova la strada spianata per completare la 107 con chiamata diretta globale, school bonus per tutti, privatizzazione di tutto il sistema scolastico, consiglio di amministrazione e licenziamento di chiunque remi contro. Vince il centrosinistra. Per prima cosa inserisce tutte le norme della 107 in un bel contratto la cui parte economica ci concede, dopo 10 anni di vacanza, 21,75 euro netti a testa. E intanto continua a sfracellarci con il suo mix «di arroganza e di stucchevole bontà» (Gaber): la buona scuola, le scuole belle, le scuole sicure, le scuole allegre, le scuole colorate, i ministri folkloristici, i piani digitali. Mentre finanzia la scuola privata, distribuisce i premi della tombola e McDonald’s e biblioteche lucrano sul volontariato involontario di migliaia di studenti.

Oppure vincono le larghe intese. Sembra un film di Cronenberg

Le chiacchiere stanno a zero (virgola)

Bersani dice che se Renzi vuole parlare con i fuorusciti del PD deve andare da loro con delle proposte concrete. Riconoscere gli errori fatti. Aperte virgolette: «Non posso andare a dire agli insegnanti che il buono (sic) scuola è andato bene». Dice che lui non è Bersani ma rappresenta un pezzo del nostro popolo. Le proposte concrete deve farle Renzi, colui che fa e disfa.

Poi c’è il link a un altro articolo. Dice che il tempo pieno metterebbe d’accordo il PD ma Renzi non abiura l’algoritmo e la mobilità. Non dice nient’altro. La campagna elettorale si annuncia spettacolare.

Le chiacchiere stanno a zero

Le elezioni si avvicinano. I contatti si intensificano. Il capogruppo di MDP alla Camera, Francesco Laforgia, vuole discontinuità con le «politiche» del PD, Jobs Act e Buona Scuola: «Dobbiamo portare al voto milioni di persone che sono rimaste a casa in questi anni e dobbiamo farlo parlando innanzitutto al paese», Prima i contenuti, e poi le alleanze. Non ci piove. E altri dieci punti perché ci ricorda che la Buona Scuola è stata una riforma deleteria e niente affatto di sinistra. E ha capito che gli elettori non sono d’accordo. Continua a leggere “Le chiacchiere stanno a zero”

Se tocca a noi

In attesa di conoscere (anche no) il programma elettorale del PD sul tema della scuola (come si può perfezionare una riforma epocale?), mi sono andato a rispolverare il programma del 2013. Per tracciare un bilancio su quello che è stato attuato o non attuato. Mi è bastato leggere poche righe per sentirmi posseduto dallo spirito della più grande forza riformista del paese. Di tutti i tempi.

Per prima cosa, il documento è del febbraio 2013, praticamente alla vigilia delle elezioni, si dice voltiamo pagina rispetto alla scuola di Berlusconi e di Monti. Dite che nel governo Monti c’eravamo anche noi? Un cavillo, scusate. Continua a leggere “Se tocca a noi”