Votami e vedrai che non ti farai male

Il programma di Potere al Popolo per l’istruzione non è solo il più avanzato. Anche lo stile, il linguaggio sono suggestivi, nella loro brevità: 37 righe, che comprendono una premessa e 12 punti, preceduti da un efficace «lottiamo per». Che sia chiaro, non andiamo al governo, nemmeno in una coalizione: «votami e vedrai che non ti farai male» (Caparezza).

La premessa richiama fin dalla prima riga la mannaia neoliberista e poco più giù le «competenze funzionali alle logiche mercatiste». La formazione, in quanto pilastro di una democrazia, deve essere pubblica, gratuita, finalizzata all’acquisizione di un sapere critico, laica, aperta a tutti e a tutte.

Primo punto all’ordine del giorno: cancellazione di tutte le riforme che hanno immiserito la scuola. E meno male. E a seguire, vale la pena di fare un copia-incolla

la cancellazione di tutte le riforme che hanno immiserito la scuola, l’università e la ricerca e le hanno messe al servizio delle esigenze delle imprese;

la copertura totale del fabbisogno di posti negli asili nido e nella scuola dell’infanzia pubblica;

il rilancio della collegialità e della vita democratica nelle scuole, con l’abolizione della figura del “dirigente-manager”;

l’introduzione di un limite massimo di 20 alunni per classe e la generalizzazione del tempo pieno per il primo ciclo d’istruzione, l’elevamento dell’obbligo scolastico (e non formativo ) a 18 anni;

l’eliminazione dell’alternanza scuola-lavoro;

l’abolizione dei test INVALSI;

la difesa del carattere pubblico dell’istruzione, con l’abolizione di ogni finanziamento alle scuole private;

un serio adeguamento salariale per il personale docente e non docente di ogni ordine e grado, l’assunzione di tutti i precari con 36 mesi di servizio e la cancellazione del precariato per il futuro;

la gratuità degli studi universitari e postuniversitari pubblici;

l’obbligo della remunerazione dei dottorati e di ogni tipologia di collaborazione con i dipartimenti universitari;

un aumento consistente della quota di PIL destinata all’istruzione, il potenziamento dei fondi d’Istituto, l’aumento del Fondo di Finanziamento Ordinario per gli Atenei sulla base del numero degli iscritti e non di criteri premiali, una seria politica pubblica di sostegno alla ricerca, la gratuità dei libri di testo e la certezza del diritto allo studio fino ai più alti gradi, con pari condizioni in tutto il territorio nazionale;

un piano straordinario di edilizia scolastica con particolare riferimento alla sicurezza antisismica.

Da sottolineare, nonostante la sintesi, o proprio grazie alla sintesi, non c’è solo un sano abolizionismo. L’intento è rigorosamente conservatore, è vero, ma consiste nel salvare quello che c’è (c’era) di buono nell’istruzione pubblica in Italia. Né il programma dei 5s (una ventina di pagine), né l’agile menu di Liberi e Uguali fanno riferimento alla collegialità, per esempio. Né chiedono l’abolizione dei test Invalsi. Nel programma di Leu non c’è nemmeno un riferimento, in quello dei 5s si chiede solo la revisione del ruolo e della natura dei test Invalsi. L’alternanza scuola-lavoro non è da patteggiare ma da eliminare. Non un generico piano per stabilizzare i precari (LeU) o un censimento del fabbisogno (5s). I precari da assumere sono quelli che possono vantare 36 mesi di servizio. Punto.

 

 

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