Lascia o raddoppia?

Le reazioni alla novità delle tre buste con il domandone al colloquio dell’esame di Stato. Ironia e rabbia, per ora contenuta, dei docenti. Mike Bongiorno non ha mai avuto tanti like sui social. Plaude l’ANP, che ha proposto recentemente di abolire le discipline – rigide e antiquate – in favore degli argomenti – fluidi, elastici e moderni (tra l’altro ce li chiede l’Europa). E parte l’ode alla didattica per competenze.

Si tratta di un cambiamento radicale che presuppone un diverso approccio didattico e culturale da parte delle scuole e che ANP considera ormai ineludibile. Apprezziamo la nuova visione, volta a superare la rigida e ormai antiquata impostazione delle discipline scolastiche, auspicando che si tratti di un effettivo preludio al complessivo rinnovamento della scuola tradizionale. Il nuovo esame rappresenta l’occasione per misurarsi con quella didattica per competenze verso la quale lo scenario educativo internazionale si orienta da molto tempo, utile ad affrontare un contesto sociale sempre più complesso.

Tra i sindacati le novità sono passate per ora inosservate. L’unico sul pezzo è l’Usb, che osserva come questo sia l’ennesimo segnale della deriva della scuola verso la logica aziendalista della didattica per le competenze.

Certo che saper mettere i saperi in relazione è importante, certo che costruire una propria visione di fenomeni che non sia a compartimenti stagni (ad esempio la formazione di una certa forma di Stato, l’affermarsi di una certa corrente culturale, la trasformazione globale in cui siamo immersi, i collegamenti tra gli aspetti fisici, biologici e chimici di certi fenomeni naturali, per fare degli esempi banali) è essenziale, ma questo non ha nulla a che vedere con il forzare collegamenti improbabili o peggio preconfezionati (perché questo accadrà), stabiliti dai docenti e dalle pratiche delle singole scuole

Gli studenti sono disorientati e probabilmente preoccupati. Sono già partite petizioni per cambiare le prove d’esame. La Rete degli studenti medi chiede la reintroduzione della tesina («Iniziare il un colloquio con qualcosa preparato da te, anche se fosse un semplice compitino, aiuta tantissimo soprattutto chi vive la pressione delle interrogazioni orali!»). Si chiedono come sia possibile, in soli quattro mesi, «acquisire elasticità mentale e un approccio multidisciplinare senza aver mai avuto gli strumenti giusti per applicarli».
Bartezzaghi, l’enigmista, osserva che la maturità cambia ogni anno. Lo scopo è solo quello di cambiare. Va bene anche l’improvvisazione.

Cambiare le modalità dell’esame a cinque mesi dal suo svolgimento significa non darsi preoccupazione della programmazione del lavoro comune fra docenti e studenti. È quell’idea poliziesca di meritocrazia che si concentra morbosamente sui modi della valutazione, li varia a suo talento e senza rispetto per il lavoro già impostato, non sa spiegarli. Ma forse è proprio questa la meritocrazia che ci siamo meritati.

Il collega Daniele Lo Vetere si chiede se «questa proposta di un colloquio orale che prende avvio dall’estrazione di una serie di domande sorteggiate e preventivamente, preparate dalla commissione ha una qualche ratio o è solo una farsa». O ha una ratio, un’apparente razionalità che nasconde una forma di delirio. Non per caso l’articolo di Lo Vetere si intitola «La mistica delle competenze e dell’interdisciplinarità sigillata dentro una trentina di buste».

Pensare che si possano individuare una trentina di testi, documenti, problemi sui quali lo studente improvviserà, stando su un piede solo, un percorso che dimostri la sua competenza e capacità di collegamento interdisciplinare la dice lunga sul modo in cui intendono la competenza nelle stanze del ministero