Cerchio e botte 

A proposito della puntata di Report del 19 aprile 2009
Anche Report è diventato un programma cerchio e botte, o forse lo è sempre stato. Mi riferisco alla puntata del 19 aprile: un colpo alla Gelmini, ridicolizzata nei siparietti con la giornalista, un colpo agli insegnanti e alla scuola in genere. Non dico che mi aspettavo un programma anti Gelmini, sarebbe bastata un’informazione corretta. Ad esempio non inquinata da luoghi comuni facili da spendere come la valutazione degli insegnanti (da parte dei dirigenti), le strutture fatiscenti, i progetti truffaldini, gli immancabili assenteisti, gli sprechi del sistema. Tutte cose vere, certo, tra tante altrettanto vere. O forse anche di più.

Fino a qualche anno fa apprezzavo questo programma perché mi sembrava incisivo. Ho cominciato a dubitare dopo la puntata “Gli intoccabili” non perché mi stanno a cuore gli intoccabili o perché io lo sono, ma perché ho notato che per arrivare a dimostrare la propria tesi precostituita (gli impiegati pubblici non si possono licenziare e di conseguenza non fanno un tubo, insegnanti compresi) non esitava a manipolare i fatti secondo la tecnica dello spin. Chiaro che in una scuola c’è qualcuno che si assenta spesso, uno o anche due o tre, ma chi ha visto il programma può aver pensato che è il costume. Anzi, lo ha pensato senz’altro. Anche se il maestro maestra del proprio figlio figlia non si è mai assentato ma, guarda caso, l’anno scorso la prof di inglese dell’altro figlio figlia è andata in maternità e la scuola ha dovuto chiamare una supplente che si è rotta un piede e così via. Insomma, un disastro.
Insomma, una spirale di cialtroneria e di approssimazione, l’una funzionale all’altra. Tutte e due servono a mantenere la traiettoria in una rai dove si preparano nuove purghe. E non fanno perdere alla conduttrice quell’aura, non so quando e come conquistata, di competenza e rigore. Che potrebbero essere valutati solo da chi ha competenza e rigore.
La trasmissione ha dato molto spazio a un problema di cartellini non timbrati in una scuola di Brescia dilungandosi in interviste a persone dell’Usr e della Corte dei Conti. Del fatto non si è capito niente, se non che i dipendenti della scuola non timbravano il cartellino o lo timbravano più volte. Non si è capito se si trattasse di una scuola fantasma, dove nessuno andava di fatto a lavorare. Non è stato detto che i dipendenti della scuola non sono tenuti per legge a timbrare il cartellino. Le scuole che hanno introdotto il badge lo hanno fatto di testa loro. Naturalmente, come per tutti gli altri argomenti, il presunto scandalo è stato generalizzato a esempio del malcostume quotidiano della scuola italiana.
La trasmissione ha inizialmente condannato i tagli all’istruzione praticati dall’ultima Finanziaria e benedetti dalla Gelmini. Poi però ha ammesso che nella scuola ci sono molti sprechi, di cui ha fornito un esempio allarmante nel fatto che le segreterie sono costrette a fare molti telegrammi e fonogrammi ogniqualvolta devono trovare un supplente. Invece di risparmiare dando ai presidi la facoltà di convocare i supplenti sulla base delle proprie conoscenze. Concetto espresso in maniera ambigua, ma avvalorato da un’intervista a un dirigente il quale, non contraddetto, e senza alcun commento da parte della giornalista, ha dichiarato che convocare supplenti dalle graduatorie pubbliche significa assumere persone che non si conoscono. Stigmatizzato anche il fatto, in linea con le idee della Lega, che tutti possono iscriversi alle graduatorie e quindi una scuola di Padova può incappare in un supplente di Avellino.
Gli insegnanti di ruolo possono essere più o meno lavativi ? l’argomento non viene approfondito ? ma di certo sono intoccabili. Alla porta invece c’è un esercito di precari in attesa: volenterosi e preparati. Qualcuno ha alle spalle due anni di specializzazione e due master. Sequenza successiva: i master sono corsi organizzati da università telematiche dove le risposte vengono fornite insieme alle domande. Quanto al biennio di specializzazione: non si fa niente. al massimo una tesina alla fine. Lo dice un precario di cui, come molti altri intervistati in questa trasmissione, si vedono solo i piedi. La Gelmini si complimenta con se stessa perché finalmente ha chiuso le scuole di specializzazione e può dar vita a un nuovo sistema di reclutamento più virtuoso, basato sulla pesca da un albo di idonei da parte dei dirigenti. Milena Gabanelli smussa: chi dice che i dirigenti hanno la competenza. Certo, che potessero scegliere i prof sarebbe già qualcosa.
Una studentessa vanta le meraviglie dello scientifico tecnologico che la giornalista presenta come un istituto e non come un indirizzo. Se ne lamenta l’abolizione a seguito della riforma Gelmini, la quale, interpellata assicura che lo scientifico tecnologico sarà mantenuto in virtù del margine del 20% di materie opzionali. La giornalista non fa due conti. Milena Gabanelli beve la rassicurazione e conclude: speriamo bene.
(14 maggio 2009)

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