…anziché cercare lavoro altrove? (nel turismo)

prologo
MSG al Sole-24 Ore «Sono disposta ad avere un po’ di insegnanti in meno, ma più preparati e meglio pagati. In concreto, credo che in questo Paese, soprattutto per quanto riguarda la competenza di tipo umanistico, artistica e storica, ci sia anche la possibilità di creare nuove figure professionali. Non dico che dobbiamo lasciare la gente a casa, ma distribuiamo le risorse dove servono. Mi piacerebbe parlarne col sottosegretario al Turismo perché una parte di queste persone potrebbe avere un’opportunità di lavoro in un contesto di rilancio del sistema Paese». 

 

parte prima: il fumo
(di un editoriale di Giavazzi e dell’ipotesi di chiamata diretta dei presidi)
Un brano dell’editoriale di Giavazzi sul Corriere della Sera di domenica, dopo il quale mi sono fermato: “Sono pagati troppo poco i nostri insegnanti? A Milano forse sì, a Noto, dove la vita costa la metà, non so. Ma se gli stipendi fossero davvero così bassi, perché ci sono le code ai concorsi, perché cinquantamila precari premono per essere assunti nella scuola anziché cercare lavoro altrove? La realtà è che la scuola oggi offre un contratto perverso: un salario modesto in cambio di nessun controllo, neppure se l’insegnante è evidentemente incapace, neppure se passa da una assenza per malattia all’altra”.

Per quel che vale, il resto si trova un po’ dappertutto, seguendo la logica per cui in Italia se un idiota parla l’eco si propaga per ogni contrada. So quello che viene dopo per averlo letto nelle repliche. Poche, per la verità, e tutte da ambienti di precari. Personalmente, ritengo l’ipotesi della riforma del reclutamento molto remota, per vari motivi. E ho l’impressione che se ne parli molto, e a sproposito, per distogliere l’attenzione da quello che i pensatori non i ciarlatani intendono attuare brevi manu (con buona pace delle assunzioni, e eventualmente del modus).

Anche la Moratti si è presentata con questa idea forte del reclutamento chiesta a gran voce nel 2001 da una minoranza rumorosa di presidi. Poi ha fatto la legge 333 che lasciava tutto com’era salvo stabilire che dopo il 31 agosto le nomine passano ai presidi, nel rispetto delle graduatorie. Poi, per altri quattro anni, niente di fatto, poche immissioni in ruolo, aggiornamento annuale delle graduatorie, revisione dei criteri delle stesse in senso antimeritocratico. Un ddl di riforma del reclutamento, che assegnava il 50% dei posti a chi si sottoponesse a un decennale percorso a ostacoli, è finito nel nulla. Salvo essere rispolverato dal centro-sinistra per la parte riguardante gli ostacoli.

Qualcuno mormora: questi hanno i numeri, fanno sul serio, hanno le idee chiare. Come se prima non li avessero avuti, i numeri. Sulle idee chiare ho molti dubbi. Qualcuno dice: adesso non c’è più opposizione. Non c’era opposizione neppure nel quinquennio 2001-2006, andate a rivedere l’iter della riforma moratti. Andate a rivedere l’iter di qualsiasi legge. Andate a rivedere il lavoro delle commissioni. Soprattutto, è curioso come ognuno, anche il glorioso ora estinto partito della rifondazione comunista, abbia contribuito a quell’accozzaglia di norme che costituisce la legge 143.

L’idea che i presidi possano chiamare i docenti con la loro fantasia mi fa orrore, e mi riempie di rabbia e di paura. Ma non per i nipoti e gli amici, come giustamente presagisce Luca. Quella mi sembra l’estrema unzione. Spero che non dovremo assistere a tanto. Ripenso a certi presidi, così impauriti da qualsiasi cavillo burocratico, così incompetenti nei rapporti umani (si dice: incapaci di gestire le risorse umane), con in mano questo giocattolo e con la famiglia che bussa alla porta. Non penso che nella scuola pubblica basti mettere voti alti per mandare avanti la baracca. Ecco, non so quanto gli convenga.

E poi, anche se non sono rappresentati adeguatamente, anche se molti hanno le idee confuse, anche se non fanno rumore, anche se potrebbero trovare un altro lavoro, ci sono alcune migliaia di precari in graduatoria (non 50 000, come piace ultimamente scrivere ai giornali). Non sono un problema, ma rendono le cose più difficili.

 

parte seconda: l’arrosto
(la soluzione finale)
Anticipazioni della Finanziaria 2009, fonte il Sole 24 Ore di ieri. Taglio di 100 000 insegnanti in due anni da ottenere anche attraverso l’abolizione delle supplenze (“Nei prossimi due anni quasi 100mila dipendenti in meno tra insegnanti di ruolo e supplenti”). Ridimensionamento del piano di assunzioni, sebbene il termine sia “sanatoria dei precari decisa dal governo prodi” (non dice in che termini). Il resto l’ho messo nella colonna a discesa che sta sulla sinistra di questa pagina. Quello che ho capito: il blocco del turnover, l’abuso della malattia, la carta razionata.

Ebbene, una collega (anche lei neoassunta) mi telefona e dice: ma rischiamo anche noi? Confesso che non ci avevo pensato. Il computo apparentemente è facile. Fino ad oggi il ridimensionamento degli organici nella pa è stato fatto attraverso il blocco del turn over e non c’è ragione di credere che non sarà così anche questa volta. Ci sarebbe un problema: i posti vacanti sono coperti anno dopo anno da circa 200 000 supplenti di cui nessuno si accorge, i giornalisti per me neppure lo sanno. Pensano che i precari siano degli irregolari, dei clandestini che tappano un buco. Quello di Tremonti sembrerebbe finalmente un riconoscimento della loro esistenza. Lui dice espressamente: vi taglio le gambe, è già qualcosa.

Ma vengo ai numeri: il numero dei posti vacanti coperti con supplenze annuali (al 31 agosto, per capirci) sembra che si aggira, se Tassella della Gilda non si è ingannato, intorno alle 50 000 unità. Nell’arco di due anni i pensionamenti, secondo il ritmo dell’ultimo anno, potrebbero essere 50 000. Fatto. Il prossimo anno non succede niente: i 50 000 posti sono coperti ancora con incarichi. Mettiamo che vengano assunti 25 000 insegnanti a t.i. L’anno dopo entra in vigore la nuova Finanziaria di Tremonti: 25 000 posti vacanti residuati sommati a 25 000 pensionamenti e zac, colpo di forbice. Anno dopo 25 000 pensionamenti e zac, colpo di forbice. Mancherebbero 25 000 che sono quelli che abbiamo fatto assumere per quest’anno. Che è un argomento di riflessione. Naturalmente non sappiamo nulla, ragioniamo su quello che dice un certo giornalista del Sole 24 ore, di cui neppure sono andato a guardare il nome. Il consiglio dei ministri ancora non c’è stato, di sicuro Tremonti abbasserà le sue pretese, verrà fatto qualche aggiustamento, qualche lumacone proporrà di assumere 15 000 precari per tamponare la (ex pubblica) opinione.

A proposito di promesse, mi sono ricordato di un detto che Plutarco mette in bocca a un certo Agesilao a cui un tale ricordava un impegno preso: “Sì, per Zeus, ma solo se era una cosa onesta; se no, te l’avrò anche detto, ma non te l’ho promesso”.

 

ps
(era tutto vero)
Era tutto vero: i precari saranno dirottati sul turismo, faranno il percorso inverso agli esuberati dell’Alitalia. Cito a memoria da «Repubblica» il pensiero di Maria Stella: i precedenti governi hanno creato un numero impressionante di precari, che la scuola non è in grado si assorbire. Quattro saggi (Bondi, Brunetta, Brambilla, Sacconi) studiano nuove figure professionali da valorizzare nel turismo. Intanto ieri pomeriggio dibattito pubblico a piazza Agosta sulla scuola: pubblico molto numeroso, presenti qua e là tutti i militanti dei comitati romani contro la Moratti.

(17 giugno 2008)

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