LUCIA R. CAPUANA Scuola in presenza vs. Didattica a distanza

[L. R. Capuana, 9 gennaio 2021]

Il dibattito sulla scuola che imperversa sui social media e anche sui mezzi di informazione più tradizionali mai come in questo periodo è riuscito a monopolizzare l’attenzione dell’opinione pubblica e ottenuto una tale esposizione mediatica. Chiunque ne parla lo fa, ovviamente, portando il proprio punto di vista e il proprio interesse. Da una parte quindi c’è chi non sa a chi lasciare i figli dovendo andare a lavorare e, quindi reclama la scuola in presenza specie per i più piccoli e in effetti, sia la scuola dell’infanzia e la primaria sia la secondaria di primo grado (prima e seconda), da settembre sono state sempre in presenza; dall’altra c’è chi rilevando tutte le criticità per la salute e la diffusione dei contagi connesse con la scuola in presenza per gli adolescenti invoca la didattica a distanza. In questa contrapposizione netta per ragioni condivisibili ma contrastanti si insinua chi sfrutta i bisogni degli uni e le paure degli altri. E le sfrutta ad arte.

Infatti ritengo che tutto il discorso che si fa sulla e intorno alla scuola sia profondamente sbagliato. Un discorso che specie tra i docenti crea contrapposizioni che come, al solito, servono a dividere sempre di più una categoria già sostanzialmente votata al suicidio professionale, nonostante alcuni la tacciano di corporativismo e di essere sindacalizzata. E’ più che sufficiente guardare i dati degli ultimi scioperi per capire quanto idiota sia questa idea.

È invece una contrapposizione che fa il gioco di chi da anni si impegna per distruggere la scuola pubblica e statale in nome della competizione tra istituti a caccia di studenti, in nome delle classifiche delle scuole migliori del paese. Questi sono coloro che andrebbero osteggiati, questi dovrebbero essere i nostri avversari.

Ci stiamo avvitando sulla centralità della relazione e la socialità di cui gli studenti sarebbero privati anziché comprendere che per evitare che ciò diventi la norma noi dobbiamo restare uniti e rivendicare la sicurezza in presenza per essere in grado di non dover più ricorrere alla didattica a distanza.

Perciò sono sconcertata, perché anziché “sfruttare” noi la situazione per evidenziare tutto ciò che non funziona nella scuola e chiedere con forza e con una voce sola che vi si ponga rimedio, subito con provvedimenti a costo zero, per cominciare, come:

  • l’eliminazione delle prove INVALSI perché è impossibile procedere con tutte le scuole che vanno in ordine sparso;
  • l’eliminazione del PCTO (già alternanza scuola-lavoro) perché se le attività produttive sono ridotte e si sta privilegiando il lavoro in remoto o lo smart work non si capisce perché i ragazzi debbano essere tutt’ora, in piena emergenza sanitaria globale, tenuti a svolgere quelle ore;
  • concordare ora e senza perdere altro tempo le modalità più adeguate per lo svolgimento degli esami conclusivi del primo e secondo ciclo;
  • concordare ora le modalità di valutazione per evitare che anche in questo caso delicatissimo ogni collegio dei docenti vada in ordine sparso con gravi ed ulteriori danni arrecati ai discenti.

Il grido di dolore che si leva per la preoccupazione degli effetti psicologici della didattica in remoto sugli adolescenti è sicuramente condivisibile ma bisognerebbe anche preoccuparsi degli effetti che producono da una parte l’incertezza quotidiana (dare un taglio a questo balletto di annunci e smentite che un giorno vuole le scuole in presenza con percentuali fantasiose e il giorno dopo si rimangia tutto e prolunga la didattica a distanza) che impedisce ai docenti di programmare le lezioni (fare lezione a distanza e farla in presenza non sono la stessa cosa, serve un’organizzazione diversa, servono materiali diversi) e agli studenti di organizzarsi lo studio; e dall’altra pensare anche agli effetti che ha sui ragazzi la prospettiva di allungare il calendario scolastico e le attività didattiche fino a luglio e agosto dopo un anno e mezzo di scuola in queste condizioni assurde, condizioni che peraltro hanno moltiplicato il lavoro e l’impegno non solo per i docenti (che chi se ne frega di quei “fancazzisti”) ma anche e soprattutto per i ragazzi che vengono continuamente stimolati dai docenti persino durante le vacanze di natale perché bisogna recuperare, cosa non è dato sapere.

L’unica scuola vera è senza alcun dubbio quella in presenza ed io ne sono stata sin da marzo scorso convinta sostenitrice, ciò non toglie che la tutela della salute collettiva è un bene primario a cui non si può rinunciare. La didattica a distanza non può che essere uno strumento necessario per superare l’emergenza e solo finché non si mettano veramente tutte le scuole in condizioni di rientrare in presenza. Per questo dividerci ancora una volta è controproducente e su queste questioni lo è ancora di più per il semplice fatto che uniti possiamo avere più forza nel reclamare ciò che è indispensabile per il ritorno ad una parvenza di normalità a scuola e cioè pretendere, come ho già scritto nel mio precedente post che:

  1. tutti coloro che ne varcano le porte possano trascorrere le loro ore di lavoro e di studio in serenità (stare in una classe piccola e affollata con le finestre spalancate, non soddisfa il concreto bisogno di serenità e di tutela della salute, pertanto bisogna ridurre il numero di studenti per classe e reperire spazi adeguati e assumere nuovo personale);
  2. significa assicurare che tutte le persone presenti in un’aula (studenti e docenti) dispongano di spazio sufficiente per rispettare le misure di contenimento della diffusione del contagio (come previsto per gli uffici, ancora una volta si veda quanto scritto al punto (1) tanto più che, lo capisce pure un bambino, il metro tra le rime buccali degli studenti è una sonora buffonata);
  3. significa che tutti indossino la mascherina al fine di tutelare se stessi e gli altri;
  4. significa che tutti possano usufruire di mezzi pubblici sicuri per recarsi a lavorare o a studiare (barare sulle distanze e sui minuti di percorrenza significa questo, barare e non soddisfa le reali necessità);
  5. effettuare la didattica a distanza, o digitale integrata, in sincrono non è funzionale all’apprendimento degli studenti; è funzionale solo al controllo degli insegnanti che, evidentemente, secondo il ministero non sono professionisti, bensì manovalanza che deve certificare un certo numero di ore di “servizio”; ma è funzionale anche per alcuni docenti che, a loro volta, devono controllare che gli studenti stiano inchiodati davanti ad uno schermo, meglio se passivi;
  6. effettuare la didattica a distanza, o digitale integrata, in sincrono con 25/30 studenti è anche peggio che effettuare lezioni in presenza con questo medesimo numero di persone, è quanto di più “lezione frontale” si possa immaginare, con buona pace dei “fan del digitale”.

Mi ripeto, certo, ma potrebbe essere il manifesto per la scuola in presenza per tutti e in tutta sicurezza.