GIANCARLO DE CATALDO Se mi fossi circondato di gente fidata a quest’ora sarei da un pezzo sottoterra

Da Romanzo criminale

In un primo tempo, il Vecchio aveva deciso di lasciar perdere. Il problema Scialoja, in definitiva, concerneva esclusivamente Zeta e Pigreco. Poi ci aveva ripensato, e aveva dato disposizioni di portargli il poliziotto. Aveva cambiato idea perché quello era un periodo tranquillo. Il Vecchio detestava la tranquillità, anche se relativa. I brigatisti si squagliavano come neve al sole. Era bastato un po’ di carcere duro a piegarli. Un’oculata infiltrazione aveva fatto il resto. La rapidità con cui cedevano le armi era emblematica. Il problema dei rossi era sempre lo stesso: una sconsolante carenza di palle. Stalin a parte. L’unico che li avesse fatti veramente tremare. Il Vecchio ammirava Stalin. Anche se le sue preferenze andavano al piccolo, demoniaco Laurentji Beria. Comunque, il terrorismo di sinistra aveva esaurito la sua funzione storica. I sociologi dal cuore tenero già cominciavano a tramare per il «recupero della generazione della lotta armata». Insomma, una noia mortale. Il Vecchio, senza tavoli sui quali dispiegare la sua magica abilità di baro, si sentiva un Raffaello senza tavolozza, un Thomas Mann in preda al panico da pagina bianca.

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