ARTHUR RIMBAUD Vocali

A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali,
Io dirò un giorno le vostre nascite latenti:
A, nero corsetto villoso di mosche splendenti
Che ronzano intorno a crudeli fetori,

Golfi d’ombra; E, candori di vapori e tende,
Lance di fieri ghiacciai, bianchi re, brividi d’umbelle;
I, porpora, sangue sputato, risata di belle labbra
Nella collera o nelle ubriachezze penitenti Continua a leggere “ARTHUR RIMBAUD Vocali”

ROBERTO CONTU Il primo collegio di settembre

[da La scuola e noi, 2 settembre 2019]

Il collegio (e la crisi)

Il primo collegio di settembre. Qualcuno leggerà queste righe che già ci sarà stato, altri forse le leggeranno proprio durante, magari seduti nell’ultima fila (che se no stai a vedere mi tocca il tutoraggio dell’alternanza). Chi incontrerà facce che vede da anni, molti si ritroveranno soli, tra colleghi nuovi, in una scuola che già per trovarla è stata una mezza impresa. Tanti nemmeno potranno farlo il primo collegio, per lungaggini dell’ufficio scolastico, una convocazione che slitta e una supplenza che speriamo arrivi presto. A differenza delle altre riunioni durante l’anno, al primo collegio quasi tutti arriveremo puntuali, non pochi in anticipo Continua a leggere “ROBERTO CONTU Il primo collegio di settembre”

Obbedienza

L’obbedienza non è più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni.
Don Lorenzo Milani

Mi costa meno, in tutti i sensi, incorrere alla pena prevista dallo Stato per chi disobbedisce, di quanto mi costerebbe obbedire.
Henry David Thoreau, Disobbedienza civile

Se ci limitassimo a obbedire in modo passivo e sofferto, i potenti non eserciterebbero alcun potere. È il nostro eccesso di obbedienza che permette loro di durare.
Frédéric Gros, Disobbedire

Quando si pretende da un soldato che sia fedele, modesto, leale, vero, questi non può soddisfare in pieno quell’aspettativa, perché, quando riceve un ordine, deve eseguirlo si che lo consideri giusto oppure no. E se non lo esegue verrà cacciato.
Sophie Scholl, lettera a Fritz Hartnagel, 19 agosto 1940

MARCO PALONE Perché si studiano il latino e il greco

1. Motivazioni storico-culturali:
a) L’impero romano e la sua storia hanno profondamente influenzato il destino dell’Italia e dell’Europa. A tutt’oggi i resti del passato romano caratterizzano fortemente il volto delle città italiane e di molte città europee. La conoscenza del latino permette di conoscere direttamente la cultura dell’antica Roma. Direttamente, cioè analizzando la sua lingua, non basandosi acriticamente su ciò che qualcuno afferma su un libro;
b) La Magna Grecia è stata una parte significativa del mondo greco. Le rovine e i siti archeologici nel Sud Italia attirano turisti e studiosi da tutto il mondo. La conoscenza della lingua greca permette di conoscere direttamente la cultura greca (che è  alla base della civiltà occidentale);
c) Lo studio della civiltà classica induce ad un continuo confronto con la civiltà moderna Continua a leggere “MARCO PALONE Perché si studiano il latino e il greco”

LUIGI PIRANDELLO Cambio treno!

[da «Il fu Mattia Pascal», cap. VII]

Guardai l’orologio: eran le otto e un quarto. Fra un’oretta, dunque, sarei arrivato.
Avevo il giornale ancora in mano e lo voltai per cercare in seconda pagina qualche dono migliore di quelli del Lama. Gli occhi mi andarono su un

SUICIDIO

così, in grassetto.
Pensai subito che potesse esser quello di Montecarlo, e m’affrettai a leggere. Ma mi arrestai sorpreso al primo rigo, stampato di minutissimo carattere: «Ci telegrafano da Miragno». Continua a leggere “LUIGI PIRANDELLO Cambio treno!”

Dubbio

La trasformazione dello scienziato e dell’inventore in eroe è anche l’ennesima celebrazione di un grande mito moderno, quello per cui la ricerca produce verità indubitabili. Mentre nella realtà concreta l’avanzamento del sapere passa attraverso il dubbio sistematico in ogni sua fase, nella narrazione mitica la scienza e la tecnica raggiungono sempre, e proclamano, verità assolute, accantonano i dubbi in favore di una più rassicurante certezza.

Peppino Ortoleva, Miti a bassa intensità

GIANLUCA GABRIELLI La questione delle supplenze

[Comune-Info, 8 settembre 2019]

Almeno da quindici anni i tagliatori di bilanci della scuola pubblica hanno individuato nel pagamento dei supplenti un target su cui agire con efficacia. Naturalmente ai tagliatori non interessa se questa semplice disfunzione mette a soqquadro la vita in una scuola. «L’effetto finale, oltre alla nascita della figura della “supplente di ruolo” – racconta il maestro Gianluca Gabrielli -, è la sempre più frequente divisione dei bambini tra le classi, e la crescita di un know-how di noi maestri e maestre sia nella ingegneria della disposizione dei banchi e delle seggiole aggiuntivi, sia nella modifica just in time della didattica in funzione dei poveri piccoli ospiti…».

Non so se avete mai lavorato in un asilo nido o in una scuola materna. In passato sono stato per un anno supplente nei nidi bolognesi Continua a leggere “GIANLUCA GABRIELLI La questione delle supplenze”

Sopruso

«Sopruso» è un sostantivo maschile che indica l’impiego arbitrario della propria autorità, o di una posizione privilegiata, per imporsi a offesa dei diritti altrui. Si tratta di un derivato di uso, col prefisso sopra-, già attestato dal XVI secolo.

Valerio Magrelli, Sopruso: istruzioni per l’uso

PAOLO DI REMIGIO Una difesa degli studi classici

[Roars, 31 agosto 2019]

Che agli alunni sfugga la natura della difficoltà della versione mi appare evidente: appena consegnato il testo da tradurre, i candidati si precipitano a cercare i significati delle parole sul vocabolario.  I risultati sono univoci: per la maggior parte le versioni consistono in una assurda sequenza di frasi quasi tutte senza senso. Lo studio delle lingue classiche finisce per suggerire agli studenti che la frase sgrammaticata e informe, il discorso insensato e privo di contenuto siano espressioni linguistiche accettabili. Per noi il periodo complesso, la ricchezza lessicale, l’etimologia e il senso storico sono i vantaggi più evidenti dello studio delle lingue classiche. Anche nel mondo tedesco a cavallo tra Settecento e Ottocento sembrava che la cultura moderna dovesse rendersi autonoma e che lo studio delle opere antiche si perdesse in un’erudizione oziosa. A questa contestazione Hegel replicava innanzitutto dal lato del contenuto. A chi sosteneva che l’attività didattica si può esercitare su qualunque materia, Hegel rispondeva che l’esercizio non è indifferente alla materia: solo un contenuto valido e significativo corrobora la mente, le procura contegno, saggezza, presenza di spirito, senza le quali essa non acquisisce la versatilità. «Chi non ha conosciuto le opere degli antichi ha vissuto senza conoscere la bellezza». Il nutrimento offerto dalle opere antiche non è però soltanto nel loro contenuto; non meno importante è la forma in cui è realizzato. Il rigoroso studio grammaticale delle lingue classiche si raccomanda così – questa la conclusione di Hegel – come uno dei mezzi didattici più nobili e universali. Se la didattica gentiliana era guastata da intenzioni classiste; l’attuale scuola pubblica non fa meglio sotto il profilo sociale: disprezzando gli obiettivi didattici, essa mantiene ignorante chi la frequenta.

1.

Osservando[1] una volta il corso di recupero di latino di un mio collega che con meravigliosa finezza filologica estraeva davanti agli alunni morfologia, semantica ed etimologia da ogni parola
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RENATA PULEO Invalsi e la valutazione come fede

[La scuola delle tre i, 23 agosto 2019]

What was our trust, we trust not;
What was our faith, we doubt;
Whether we must or not,
We may dabate about […]
Morris Bishop

In un bellissimo saggio di Paul K.Feyerabend (Contro l’autonomia. Il cammino comune delle scienze e delle arti. Mimesis, Milano-Udine, 2012) il grande filosofo della scienza delinea il percorso che il pensiero scientifico effettua dall’individuazione di una classe di fenomeni alla creazione di un dogma. Percorso che, sopprimendo lo spirito di ricerca e il ricorso a strade diverse, laterali, finisce per creare un sistema fideistico di credenze. Continua a leggere “RENATA PULEO Invalsi e la valutazione come fede”