RENATA PULEO Invalsi e la valutazione come fede

[La scuola delle tre i, 23 agosto 2019]

What was our trust, we trust not;
What was our faith, we doubt;
Whether we must or not,
We may dabate about […]
Morris Bishop

In un bellissimo saggio di Paul K.Feyerabend (Contro l’autonomia. Il cammino comune delle scienze e delle arti. Mimesis, Milano-Udine, 2012) il grande filosofo della scienza delinea il percorso che il pensiero scientifico effettua dall’individuazione di una classe di fenomeni alla creazione di un dogma. Percorso che, sopprimendo lo spirito di ricerca e il ricorso a strade diverse, laterali, finisce per creare un sistema fideistico di credenze. Dalla osservazione-descrizione, ci dice Feyerabend, si arriva ai testi canonici che orientano i fedeli e condannano gli eretici. Forse questa lezione ci aiuta a capire cosa comportano il richiamo alla scientificità, e al suo correlato etico, formulati dall’INVALSI ad ogni ciclo di test nel Rapporto sull’andamento delle prove.

La sequenza che utilizzo (con inevitabili effetti di semplificazione) si rifà a quella che Feyerabend definisce la regola di fede (sic) dell’empirismo, origine di ogni sapere scientifico e caratteristica del suo percorso. Ne richiamo i punti:

a) annotazione dell’esistenza di un problema legato alle cose e ai processi che le interessano;
b) ricorso all’osservazione intuitiva basata sulle percezioni immediate;
c) riferimento dei percetti ad una normalità naturale del percepire;
d) descrizione dei fenomeni osservati (facendo ricorso a una teoria/tautologia normalmente condivisa dai senzienti, razionali, basata su una qualche autorevolezza dell’osservatore-descrittore);
e) costruzione di una spiegazione che poggia su una tradizione anche quando se ne discosta (ovvero, non può ignorarla: la meccanica quantistica non può perdere di vista quella classica);
f) formarsi di specializzazioni funzionali a mantenere sguardi sempre più selettivi sui fenomeni;
g) consolidamento di un sistema di dogmi basati su principi a cui prestare fede per continuare la ricerca, a cui soprattutto il “volgo” deve prestare fede. Spesso quest’ultimo continuerà nelle sue credenze ingenue in grado di ben governare la sua vita quotidiana, ma subirà le influenze dei dogmi quando essi minacciano in vario modo la sua quotidianità (la tecnica, la tecnologia applicata). Radicali e rivoluzionari cambi di paradigma sono rarità storiche, così come il loro combinarsi in funzione del principio di complessità che rischierebbe di insidiare l’autonomia delle discipline e i relativi interessi e benefici secondari degli scienziati. (pp 31,37 infra, passim)

Veniamo ora all’analogia fra il percorso su delineato e la “Regola di fede della scienza della valutazione (invalsiana)”.

1. Viene individuata una classe di fenomeni: gli apprendimenti; li si osserva, si fanno ipotesi sul loro funzionamento in determinate condizioni di comparsa e sviluppo.

Cosa deve essere insegnato in una scuola pubblica deputata a formare le creature piccole facendone dei cittadini; come gli insegnanti sono organici a questi intenti e come concorrono a che si formino questi fenomeni in contesti intenzionali, situati. Ovviamente, poiché si tratta di comportamenti attesi in contesti storici che seguono l’evoluzione delle aspettative politiche e sociali, occorre prendere in considerazione le forme del reclutamento dei docenti rispetto alla funzione loro assegnata. Dunque, rientrano nella classe dei fenomeni/apprendimenti: quali saperi/discipline, abilità formare come base per i processi di conoscenza, come guidarne la padronanza e l’orientamenti futuri (vale per maestri e per alunni). Soprattutto quali strumenti utilizzare per l’osservazione, dunque per la verifica empirica del loro manifestarsi e del loro persistere (una sorta di ripetibilità del modello scelto per selezionare gli oggetti e per direzionare l’attenzione)

2. Per imbrigliare la complessa realtà delineata in 1, serve la messa appunto di principi, di statuti, di testi canonici. Chiaramente sono implicati teorie filosofiche, statuti epistemologici, disciplinari, convinzioni morali, che il legislatore sceglie e combina in testi organici. Traccio un breve excursus storico sui testi che hanno fatto ordinamento nella scuola italiana, con uno sguardo parziale alla scuola dei più piccoli (ordine di particolare accanimento da parte dell’INVALSI). Partiamo dalla scuola post unitaria funzionale all’alfabetizzazione (Casati- Coppino-Credaro 1859/1877), passiamo per il Fascismo (Gentile 1922, fino alla Carta di Indirizzo del 1939), attraversiamo il conflitto (Badoglio-Omodeo, 1944 e la gestione di un paese diviso); arriviamo nell’immediato dopoguerra ai programmi “americani” di transizione che ci porteranno, con sano pragmatismo, verso quelli repubblicani (1955, 1985). Le Indicazioni Nazionali prima versione (2012) e “nuova” in vigore, completano il corso. Implementano il canone innumerevoli altri testi, disposizioni, norme ordinamentali, atti di indirizzo, “suggerimenti” in note ministeriali. Per capire quanto tutto questo materiale segni la classe dei fenomeni di apprendimento, li selezioni, li interpreti dobbiamo marcare il percorso con il principio della libertà di insegnamento che ha subito varie declinazioni fino alla Carta Costituzionale. Non a caso lì menzionata insieme con la libertà della scienza. In Feyerabend il problema della libertà dell’osservatore-ricercatore è posto accanto a quello etico (abiti, abitudini) e Morale. Non diversamente dalla eterna discussione sul libero arbitrio, sui vincoli e sulle opportunità offerteci dalla nostra stessa natura di esseri pensanti, dotati di Parola.

3. Il sistema scolastico statale, pubblico (anche se progressivamente sempre meno democratico, “dei” cittadini” nella definizione che si evince sempre dalla Carta Costituzionale) si dota di modalità di applicazione dei Programmi, degli statuti, mediante forme di coercizione. Nel gioco degli obblighi, come manifestazione esteriore degli “atti di fede”, la valutazione è una chiave. La valutazione del sistema condotto attraverso la verifica dei fenomeni-apprendimenti, della tenuta della formazione in termini di completamento del ciclo di studi, dell’allineamento con il mercato del lavoro (uno dei dogmi), rispecchia indirizzi culturali internazionali, funzionali al consolidamento del modo di produzione capitalista, nella versione odierna neoliberista. Anche a questi, data la loro presunta naturalità e dato il suffragio scientifico, è dovuto un rispetto fideistico. Esso si esprime attraverso l’osservanza – nel processo scolastico – di convenzioni sociali e del modello di convivenza che ne deriva.

4. L’atto di fede si alimenta e si stabilizza grazie a una liturgia. Essa, nel nostro caso, in virtù del punto 3, si basa sulla definizione di standard, di regole per l’osservazione dei fenomeni tipici del sistema in oggetto, di rituali, dunque di routines individuali e di gruppo, del lavoro di ideologici-teologi-taumaturghi, di interpreti-saggi, di officianti, di semplici costruttori di attrezzature atte all’esplicitazione delle manifestazioni di fede (burocrati e tecnocrati)

In conclusione avremo: lettura-interpretazione sedicente autentica dei Programmi/Indicazioni/Sillaba/Quadri Disciplinari; scelta dei fenomeni da osservare ed esclusione di altri non aderenti ai riferimenti relativi alle discipline scelte (Italiano, Lingua Straniera; Matematica) secondo le caratteristiche epistemologiche e didattiche considerate salienti dagli esperti (invalsiani, ma anche universitari, legati a centri di interesse, a fondazioni, ad associazioni, ecc); uso di manualistica e selezione di modalità di formazione/aggiornamento dei docenti officianti; strumenti didattici, tecnologie, altro in funzione di oggetti rituali; e infine, tornata di test di rinforzo della catechesi e celebrazione annuale delle tornate valutative.

Feyerabend analizza il default di verità della scienza servendosi di paragoni fuori scena (le religioni, ovviamente) che ben rappresentano quelle che chiama le “linee di partito”, (p. 45 passim) alla difesa dei dogmi. Una dispersione di riferimenti obbliga continue interpretazioni che si fanno “diffuse” e da cui risulta impossibile trarre una deducibilità chiara. Nel nostro caso avremo la dispersione teorica, manualistica sulla valutazione, intesa in senso amplissimo, e la difficoltà a farne discendere un modello di osservazione, di verifica, di certificazione (certa!), con effetti sull’efficacia e l’efficienza del sistema (si vedano i maldestri tentativi di calcolo del Valore Aggiunto). Una situazione tipica dei percorsi intellettuali basati sul principio “dormitivo”: l’oppio induce il sonno perché contiene un principio dormitivo, dice il buon Moliére, e ci ricorda Feyerabend.

Sempre usando questo ragionamento come allegoria della scienza valutativa tipica dell’Istituto di Ricerca Invalsi (e del suo correlato Istituto di Formazione INDIRE) si conclude dicendo che “dal Vuoto, nasce un totalizzante PIENO”. Vuoto su cui poggiano le semplificazioni scientifiche della valutazione standardizzata ma, seguendo questa linea di ragionamento, anche quelle censuarie a più alta validità statistica basate sugli stessi paradigmi generalizzanti, pur con diversa metodologia di applicazione. Ne viene la pretesa di saper intercettare una qualche Verità sul sistema di insegnamento-apprendimento specifico, nazionale, e sugli stili con cui ciascuno di noi impara, long life, effettivamente, ed everywhere, sempre e dovunque. Pieno, per il potere che la Scrittura e la sua interpretazione, le celebrazioni rituali imbevute di dottrina, hanno sul piano della formazione delle coscienze. Pur senza un solido sistema deduttivo, in presenza di pratiche e metodi convergenti sulla teoria/ideologia, l’impatto psicologico è garantito. Aggiunge il nostro filosofo: [è proprio] “l’insussistenza logica a svolgere la più importante funzione pratica: rinforzare la fede già esistente”, convincendo anche i più scettici grazie alla capacità di creare effetti speciali propri della tecnologia che, da quando ha perso per strada l’umanesimo, lavora sull’immaginazione. Pharmakon, illusione di cura, propiziatrice di benefici, per proprio statuto empirico aderente al Vero. La scuola diventa così, di anno in anno, una comunità imbevuta di ideologia, educante nel senso di capace di consolidare il sistema sociale esistente, di stringere i ranghi intorno al novero degli esperti incantatori.

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