Bellezza

Bellezza è una parola seria. Una parola di grande peso. Viene usata alla leggera, oggigiorno, a proposito del clima, di un sorriso, di un abito o del modo in cui calza una scarpa, di un braccialetto, di un giardino, di un sillogismo; bello serve da sinonimo per buono o grazioso o piacevole o carino o accattivante o interessante. La bellezza, però, non è nulla di tutto questo. È molto di più. È rarissima. È una forza. È rapimento. Affermare che toglie il fiato non è un modo di dire; in certi casi, può dare lo stesso shock mozzafiato di un tuffo nell’acqua gelata. E dopo questo primo shock il cuore batte come quello di un prigioniero quando sente richiudersi alle spalle la porta del carcere e può respirare di nuovo l’aria della libertà. La bellezza ha l’effetto di farci sentire più grandi di quel che siamo, tanto da darci l’impressione di camminare per un attimo sollevati da terra, e l’euforia e il senso di liberazione sono tali che tutto il resto non ha più importanza. Ci si ritrova sradicati da sé in un mondo di puro spirito. È come innamorarsi. È innamorarsi. È un’estasi che sta alla pari con quella mistica.
William Somerset Maugham, Zurbarán, in Lo spirito errabondo

«Salve» fece Rocco. E la guardò. Una ragazza di una bellezza sconsiderata. Talmente bella che non poteva essere messa nel novero delle ragazze belle ma passava di diritto al gruppo delle Creature.
Antonio Manzini, Non è stagione

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