ALAIN BADIOU Cosa manca ai gilet gialli

[«L’autre quotidien» (Francia), tradotto da «Internazionale», 1299, 22 marzo 2019]

Cosa dire del movimento dei gilet gialli? Devo ammettere che fin dai suoi esordi non ho trovato niente di politicamente innovativo o progressista nella sua composizione, nelle sue dichiarazioni e nelle sue pratiche […]. In Francia c’è un forte malcontento espresso da quella che potremmo definire la parte operosa della classe media, che spesso vive in provincia e ha un reddito limitato. Il movimento dei gilet gialli è una rappresentazione significativa, sotto forma di rivolta attiva e violenta, di tale malcontento […]. La borghesia francese – la sua oligarchia dominante, gli azionisti della borsa parigina – non riesce più a mantenere al suo servizio come faceva in passato, in particolare prima della crisi del 2008, una classe media politicamente asservita.

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Lasciamoli lavorare (19)

La revisione del Testo Unico potrebbe nascondere alcune insidie. La prima riguarda la ristrutturazione del consiglio di istituto sul modello disegno di legge Aprea (era nel contratto?): riduzione di membri, tappetino rosso per uno o più esponenti del territorio. Meno democrazia, privatizzazione. Reazioni molto tiepide da parte dei sindacati e del personale della scuola. Un’altra insidia è la possibilità dell’aumento di ore di lavoro per un (misero) aumento di stipendio. Misero l’ho scritto io, è una sorta di intuizione. Ci aveva provato Profumo ad aumentare l’orario di servizio, prevedeva di portare l’orario dei docenti a 24 ore a parità di stipendio. C’è anche l’ipotesi che l’aumento riguardi solo il Nord. Che sia in qualche modo legato alla regionalizzazione. I sindacati sono sul piede di guerra. Tra le altre forme di protesta leggo di un’iniziativa dei sindacati maggiori che si è tenuta in Campania il 22 marzo e che aveva uno slogan vibrante: «Per la scuola che unisce».