ANDREA SCANO Lettera sulla scuola di un maestro elementare appassionato, ex iscritto PD

[Cobas Scuola Sardegna, 17 febbraio 2018]

Ho la fortuna di essere un maestro felice che crede nel proprio lavoro e che lo svolge quotidianamente con piacere.
Tuttavia non ho il paraocchi e il panorama che vedo tutti i giorni osservando la scuola italiana è desolante.
Le politiche portate avanti dai governi degli ultimi vent’anni l’hanno resa sempre più debole e fragile e stanno minando la buona volontà dei più tenaci e appassionati tra gli insegnanti. Gli anni passati sono stato iscritto al Partito Democratico, dando corpo insieme a milioni di persone ad un sogno di rinnovamento del paese e della scuola.
Ma oggi la mia coscienza di insegnante e di cittadino mi impone di fare un passo indietro: non condivido nulla della visione sottesa alla legge della cosiddetta “Buona Scuola” renziana.
Non condivido nulla della visione che ritiene di dover applicare logiche tipicamente aziendali al mondo della scuola.
Ritengo che le politiche scolastiche attuate negli ultimi decenni non abbiano niente (o quasi niente) in comune con un pensiero che si voglia definire “di sinistra” o “progressista”.
E alla stessa maniera la pensano tantissimi insegnanti dell’area culturale del centrosinistra.
Insegnanti che sono oggi delusi rispetto ai partiti che avrebbero dovuto rappresentarli.
Nella mia aula, con i miei alunni, ho la fortuna di sentirmi ancora soddisfatto e motivato. Ma non posso fare a meno di denunciare tanto degrado che vedo intorno a me.
I casi di insegnanti aggrediti fisicamente da alunni maleducati o da genitori prepotenti ed iperprotettivi non sono più casi rari, ma rappresentano la punta di un iceberg: l’iceberg della squalifica continua della scuola pubblica e del suo operato.
La squalifica del senso profondo della parola “educazione”.
Non credo che tutto ciò sia avvenuto per caso: la responsabilità è anche e soprattutto politica.
Con questo non voglio dire che dentro la scuola “prima andava tutto bene com’era”.
Voglio dire che c’era e c’è una sete di riforme diverse da quelle che abbiamo visto attuate sinora.
Riforme che segnino una differenza netta, chiara, percepibile con le politiche del centrodestra.
Basta con la stupidaggine delle scuole in competizione tra loro. Basta con la stupidaggine degli insegnanti in competizione tra loro.
Non dico solo che questa logica è immorale: dico che questa logica NON FUNZIONA.
Non funziona nello stesso modo in cui non funzionerebbe un’automobile con le ruote quadrate e il freno a mano tirato.
Questa logica non serve certo a migliorare le scuole o la didattica: serve solo a far diventare anche le scuole delle squallide città – mercato, obbligate ad occuparsi in maniera spasmodica della vetrina e delle apparenze nel tentativo di guadagnare nuovi clienti – studenti.
La scuola – azienda deve cercare di “vendersi” facendo soprattutto “immagine”, insomma facendo soprattutto tanta, tanta gazzosa.
Con buona pace della qualità della didattica, che sembra non interessare più nessuno.
Con buona pace degli insegnanti seri ed appassionati.
Con buona pace delle migliori pratiche educative.
È ora di dire basta all’idea balzana del “preside manager” (che talvolta si trasforma in “preside sceriffo”) che dovrebbe (povera Italia!) valutare competenza e capacità degli insegnanti della propria scuola.
Ma avete un’idea, avete una vaga idea della preparazione media di un preside in fatto di pedagogia, metodologia e didattica?
Ma vi rendete conto che un preside ex professore di matematica o di filosofia alle superiori si ritrova paracadutato in un istituto comprensivo con il compito di giudicare insegnanti dell’infanzia e delle elementari di cui non conosce praticamente nulla, se non (forse) in quale aula x del caseggiato y lavorano?
Non trovate ridicolo tutto questo?
E non lo trovate offensivo e poco dignitoso verso gli insegnanti e gli studenti?
Basta con l’idea che, quando si parla di scuola, tutti abbiano diritto di parola: giornalisti, ingegneri, giuristi, genitori, politici… tutti tranne gli insegnanti e gli educatori in genere.
Serve più educazione, serve più pedagogia, e chi ha qualcosa da dire in fatto di pedagogia (perché ha studiato e praticato a lungo) dovrebbe essere ascoltato in religioso silenzio dai politici che dovrebbero rappresentarci.
Ascoltato, e non umiliato e messo all’angolo, come oggi di fatto avviene.
Quante volte il PD e l’intero centrosinistra si sono mostrati sordi, ostinatamente sordi rispetto alle legittime richieste provenienti dal mondo della scuola!
Richieste che avevano il solo scopo di aiutare a dare una rotta e a far raddrizzare una nave che rischia di affondare.
La richiesta non è in nome di una presunta “casta” (sigh!) di 800.000 insegnanti o giù di lì.
È in nome e per conto di 8 milioni di studenti, quasi tutti, oggi, senza diritto di voto.
Studenti che sono il nostro futuro, sono l’Italia del domani.
Sono l’Italia che dovremmo far crescere con cura, nel migliore dei modi.
Con una “Scuola Migliore” e non certo con una “Buona Scuola”.

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