Quando il dito indica la luna lo scemo guarda il dito

I ministri qualcosa devono dire, ma quando parlano spesso cadono in ridicoli autogol. Anche De Mauro, nel 2001, di fronte a circa 200000 precari da assumere (che non assunse), dice che si prevede un tale numero di pensionati in matematica nei prossimi anni che dovremo prendere gli insegnanti all’estero.

La Fedeli difficilmente potrà fare peggio della Gelmini e della Giannini, che hanno tenuto il ministero per 7 degli ultimi 9 anni. Tra l’altro come personaggio è certamente più sobrio, parla meno, bada più al sodo. E non è una con la battuta facile. Ma ogni tanto deve ricordarci che esiste.

I gruppi uozzap hanno svalutato la figura dell’insegnante, dice la Fedeli. Pensate, ci sono cascate addosso quattro riforme epocali che ci hanno ridotto a uscieri della classe, con un labile ruolo di assistenti allo studio degli studenti volonterosi. Hanno tagliuzzato la scuola mettendoci di fronte a classi di 32 alunni, hanno tentato di imporci aumenti di orario indiscriminati, hanno bloccato il contratto per dieci anni, hanno inventato ogni genere di diversivo, hanno smontato pezzo per pezzo l’idea che la scuola trasmette conoscenze (e cultura) sostituendola con la merce a buon mercato delle nozioni e degli indovinelli, che si possono ammannire a tutti i livelli, dalla primaria all’università. Ci hanno dato anche dei nomignoli, «squadristi», «abulici». Hanno trasferito migliaia di insegnanti neoassunti dal sud al nord secondo un misterioso algoritmo. Lasciamo stare le visite di Renzi alle scuole al suono di Jump e Clap for Renzi. La scuola pubblica si sfaldava. Ma i docenti no. In piedi in mezzo alle rovine fumanti.

E poi invece si sono formati i gruppi uozzap e genitori e studenti hanno avuto finalmente uno strumento per svalutare l’insegnante senza essere visti né sentiti. E hanno potuto sfogare la loro turpe critica socioculturale. E allora dagli alla prof che non c’è mai, a quello che fa scendere l’autostima degli studenti, e giù a esprimere il proprio disagio personale con tutte le faccine piangenti. Per non parlare di quelli che ci chiamano «il signor professore» (ma ho letto anche «quello squallido individuo»), riferito al fatto che, a mio parere, ma ho parlato con altri genitori, non sa spiegare o mette i voti a casaccio, o tutte e due le cose. Senza dimenticare, a volte ritornano, che l’insegnante è un lavoratore part time pagato con il salario di un lavoratore a tempo pieno. Che nel tempo libero guadagna fior di quattrini con le ripetizioni. E qua è d’obbligo l’emoticon rosso fuoco che fuma rabbia. Dal baretto, dove la figura dell’insegnante usciva tutta rose e fiori, dal cortile davanti alla scuola. dove usciva solo miele dalla bocca delle mamme in attesa dei pargoli, alla fogna di uozzap, si è consumata la catastrofe.

Come guardare il dito e non vedere la luna, commenta Margherita. Ma se guardasse bene il dito, la ministra, si accorgerebbe che è il medio e non l’indice.

Il commento della Dona
Comunque non c’è bisogno di uozzap per rovinare gli insegnanti. Ci sono gruppi di mamme, e qualche babbo, impegnati in comitati dei genitori, oppure no, che trascorrono le mattine e i pomeriggi, al ritiro dei pargoli, a discutere di tutto ciò che concerne l’insegnamento. Io li guardo, da lontano, e penso… beati loro, da una parte, che non c’hanno un cazzo a cui pensare e che, con la scusa che la famiglia debba partecipare all’educazione della figliolanza, si sentano così partecipi, interessati e coinvolti da alzarsi la mattina e pensare a come impiegare la giornata. Io boh. Secondo me sta cosa che la famiglia debba partecipare al momento formativo ha un po’ preso la mano e, come al solito, qui in Italia, gli equilibri fan sempre presto a diventar precari. Non so se mi son spiegata ma, in definitiva, ci son troppi genitori che soffrono di manie di protagonismo e hanno bisogno di pervadere ogni momento dell’educazione dei loro figli.

Il commento di Luigi
Al baretto mai tutta rosa e fiori uscì la figura dell’insegnante; ma sempre la solita immagine del mangiapane a tradimento. Nei discorsi dei genitori ho sempre, sempre dalle (mie) scuole elementari sentito lamentele, o lamenti, assortiti. Ora Whatsapp, che non conosco nella versione gruppi genitori-studenti, avrà solo tolto l’ultimo velo di pudore. Ma sono i soliti preconcetti. Piuttosto la tecnologia potrebbe avere usi ben più proficui che riversare e alleggerire frustrazioni. Potrebbe persino essere usato per essere critici verso docenti, governi, studenti e persino genitori. Ma alla fine la tecnologia è SEMPRE E SOLO lo specchio di chi la usa.

Il commento di Francesco
Guarda che i capannelli di mamme che accompagnavano i figli alle 8 e si intrattenevano fino a mezzogiorno a parlar male del mondo, esistono dall’era “analogica” 😉
Al liceo c’erano mamme dei miei compagni di classe che venivano puntualmente a rompere il c… Clima dei professori perché i loro pargoli non andavano come “meritavano” o erano soltanto “vivaci ed intelligenti” (teppisti vomersi per chiarire) e io mi son diplomato nell’89.
Non è sempre tutta e soltanto colpa della tecnologia, diciamo che è solo un amplificatore dell’idiozia e della grettezza italiana dall’epoca berlusconiana in poi.

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