FRED PEARCE Il carbone pulito non esiste

[«Internazionale», 779, 23 gennaio 2009]

“Carbone pulito” chissà chi se n’è uscito la prima volta con questa espressione, la più tossica che potessero inventare gli specialisti del greenwash (Parte delle aziende di darsi delle credenziali ambientaliste). È evidente che si tratta di una contraddizione. Il carbone provoca le piogge acide e lo smog, le malattie come l’asma, la contaminazione da mercurio, le emissioni radioattive, la devastazione delle montagne, la morte di intere foreste, i tumori ai polmoni, oltre, ovviamente, al riscaldamento del pianeta. Il carbone produce più anidride carbonica di qualsiasi altro carburante. Certo, prima di usarlo è possibile “pulirlo” dalle sostanze tossiche, ma queste sostanze finiscono comunque da qualche parte. Insomma, il carbone pulito non esiste.
Però se ne parla molto. Cercando clean coal (carbone pulito) su Google escono più di un milione di pagine. Nel 2008 la lobby statunitense Americana for balanced energy choices è diventata la Coalition for clean coal electricity. La lobby, che riunisce aziende minerarie e società elettriche, ha pagato all’agenzia pubblicitaria R&R Partners.35 milioni di dollari per la promozione del “carbone pulito”. Ed è la stessa lobby che ha finanziato due dibattiti alle presidenziali dell’anno scorso.

Le illusioni mondiali
L’industria del carbone lotta contro il mondo scientifico, che chiede di mettere al bando questo combustibile, e contro i comitati cittadini decisi a fermare i progetti delle centrali (in alcuni casi, negli Stati Uniti, ci sono riusciti). La pubblicità sul carbone pulito, però, ha già raggiunto l’obiettivo. Barack Obama, per esempio, è favorevole. Ovvio: permette di opporsi al carbone “sporco” senza far perdere consensi. A Putney, a sudovest di Londra, c’è la sede di un’associazione legata all’Agenzia internazionale per l’energia. In passato si chiamava Coal research centre, adesso è stata ribattezzata Clean coal centre. Grazie ai suoi “sponsor industriali” è in grado di fornire dati imparziali sull’uso sostenibile del carbone a livello mondiale”. Ottimo. Peccato che questi dati non esistano.
Esisterà mai il carbone pulito? Se vuol dire catturare le emissioni di C02 e seppellirle da qualche parte in modo che non facciano danni (per esempio, nelle vecchie miniere di carbone o di sale, o nei giacimenti petroliferi esauriti), sì, allora è possibile. David King, ex consulente scientifico del governo britannico, l’ha definita l’unica speranza per l’umanità. Ma lo studio più autorevole sull’argomento, The future of coal, pubblicato nel 2007 dal Massachusetts institute of technology, ha concluso che il primo impianto per il sequestro e lo stoccaggio del carbonio potrà entrare in funzione solo dopo il 2030. Nel 2007 l’Edison electric institute, che rappresenta gran parte delle società elettriche statunitensi, ha ammesso di fronte a una commissione del Congresso che ci vorranno almeno venticinque anni e un investimento di venti miliardi di dollari prima che sia disponibile la tecnologia necessaria. Ma anche se un giorno questa tecnologia funzionasse, dimostrando di poter mantenere la C02 liquefatta sepolta per migliala di anni, ci vorrebbero ancora decenni per costruire le enormi infrastrutture indispensabili a usare il carbone pulito su larga scala. E per costruire questi impianti servirebbero enormi quantità di energia ottenuta dal carbone “sporco”.
Ma i politici sanno essere disinformati, quando gli fa comodo. Il primo ministro australiano Kevin Rudd, con simpatie ecologiste, è favorevole al “carbone pulito” perché è convinto che gli permetterà di rispettare il protocollo di Kyoto senza scontentare i produttori. II carbone soddisfa gran parte del fabbisogno energetico dell’Australia ed è uno dei suoi principali prodotti d’esportazione. Ma sarà difficile rispettare gli obiettivi di Kyoto aspettando una tecnologia che non sarà pronta prima di vent’anni.
Anche la cancelliera tedesca Angela Merkel, nonostante la laurea in chimica, s’illude di poter costruire decine di nuove centrali a carbone e mantenere la promessa di abbassare le emissioni tedesche di C02 del 40 per cento entro il 2020. Il miraggio di un carbone pulito sembra fatto apposta per convincere il mondo a restare dipendente dal più pericoloso e diffuso combustibile fossile di tutti i tempi. Scommetto che se i progetti di queste centrali andranno a buon fine, l’unico posto dove verrà scaricata l’anidride carbonica sarà ancora una volta la nostra atmosfera.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...