Acqua fonte di povertà

[a cura di A. Ferro, L. Martelli – 4° LE Liceo Linguistico G. Deledda]

L’acqua è fondamentale non solo per la vita, per la salute individuale e collettiva, ma anche per lo sviluppo delle attività umane. Infatti, la scarsità o la mancanza d’acqua impedisce una vita domestica e urbana decente, nonché la crescita dell’agricoltura, delle attività industriali e del turismo.
Uno dei fattori che maggiormente incide sulla povertà di un Paese è la disponibilità di risorse idriche.
La superficie terrestre è coperta per il 71% d’acqua, che per il 97,5% è salata.
L’acqua dolce è per il 68% contenuta in ghiacciai e nevi perenni, per il 29,9% nel sottosuolo e solo lo 0,3% è localizzata in fiumi e laghi, e quindi potenzialmente disponibile.
La maggior parte dell’acqua è concentrata in alcuni bacini: Siberia, regione dei Grandi Laghi in Nord America, laghi Tanganika in Africa; e nei più grandi sistemi fluviali: Rio delle Amazzoni, Gange con Bramaputra e Congo.
L’acqua che cade, in media, sulla superficie terrestre è 500.000 miliardi di tonnellate l’anno, ma è distribuita in modo ineguale, poiché le precipitazioni dipendono dalle condizioni geografiche, dai venti, dalla presenza di vegetazione e dalla superficie del suolo.
L’eccessivo sfruttamento del suolo – distruzione dei boschi, agricoltura intensiva, eccessiva edificazione – e l’inquinamento provocato dai rifiuti tossici delle fabbriche alterano il ciclo naturale dell’acqua; le precipitazioni diminuiscono e aumenta la richiesta di acqua.
Benché in alcune aree la disponibilità di risorse idriche sia abbondante, spesso la possibilità di usufruirne è scarsa; ciò determina forti disuguaglianze riguardo all’opportunità d’approvvigionamento.
Nel mondo più di 1 miliardo e 400 milioni di persone non ha acceso a fonti d’acqua potabile. Si è stimato che nell’anno 2025, quando la Terra sarà popolata da 8 miliardi di persone, coloro che non avranno libero accesso a fonti d’acqua potabile saranno più di 3 miliardi; infatti, il consumo mondiale d’acqua è quasi duplicato solo nell’arco di un secolo. La condizione di vita d’interi continenti come Africa, America Latina e Asia sono la prova vivente della strettissima relazione esistente tra acqua e sviluppo.
La disponibilità d’acqua è diminuita di due terzi in Asia e di tre quarti in Africa, dove reti fognarie e servizi igienici sono ben lontani da uno standard d’accettabilità.
I dati diventano significativi se pensiamo che un cittadino americano utilizza 1.700 metri cubi d’acqua l’anno, mentre la media in Africa è di 250 metri cubi l’anno.
L’Italia è prima in Europa e terza nel mondo per il consumo d’acqua con 1.200 metri cubi l’anno procapite.
La Commissione Mondiale per l’acqua indica in 40 litri al giorno a persona la quantità minima per soddisfare i bisogni essenziali.
800 milioni di persone non hanno un rubinetto in casa e più di 200 milioni di bambini muoiono ogni anno a seguito del consumo d’acqua insalubre.
Si stima che l’80% delle malattie nei Paesi del Sud del Mondo sia dovuto alla cattiva qualità dell’acqua.
Le malattie d’origine idrica sono fondamentalmente:
• Malattie trasmesse dall’acqua: tifo, colera, epatite, dissenteria, etc.
• Infezioni della pelle e degli occhi
• Parassitosi legate all’acqua
• Malattie dovute ad insetti vettori: mosche e zanzare
• Malattie dovute a mancanza d’igiene

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