Caccia al tesoro

Giorno storico per la scuola italiana. Si apre la caccia. Al tesoro.
Leggo: Per la prima volta dopo decenni di dibattiti parte finalmente un progetto concreto che introduce il merito nel sistema d’istruzione italiano, per valutare e premiare le scuole e i docenti migliori.
Parole che evocano scenari sinistri, specie se a pronunciarle sono certi personaggi: introduce il merito, premiare le scuole, docenti migliori.
Ma voglio far finta per un giorno che questa sia una cosa bella.
Che la logica meritocratica spinga tutti a fare meglio. Il pensiero del premio. L’ambizione di essere considerato il migliore. Vedere i propri alunni che migliorano il proprio livello di apprendimento. Per far guadagnare soldi alla propria scuola o per arricchire i propri insegnanti, in modo del tutto disinteressato.
Che la scuola sia un locus amoenus, dove insegnanti di serie A e B possono convivere nello stesso istituto come una comunità della conoscenza. Scuole virtuose e scuole viziose nello stesso quartiere. Promozione e rerocessione. Gli ultimi saranno i primi. 1000 euro buttali via. Del resto io devo pensare alla famiglia.

Per quanto sia io faccio finta.
Ma non posso evitare il rigurgito del dubbio.
Un dubbio esile.
Ci hanno promesso testuali parole aumenti legati al merito e non al meccanismo dell’anzianità che piacesse o no (no) è una rivoluzione contrattuale. E invece ci elargiscono un premio.
Funziona sempre così. Prima le sirene spiegate, poi un fischio.
Ha funzionato così per la cittadinanza e costituzione. Prima doveva essere una materia con una propria valutazione. Dopo è diventata un’appendice. E infine è sparita.
Per mettere insieme il montepremi attingono, non ci credo, al 30 per cento dei tagli della finanziaria 2008.
Ciò vuol dire che lacrime e sangue non sono state invano.
Che l’espulsione dei precari, la deportazione di tanti neoarruolati, l’essenzializzazione dello studio e quant’altro sono serviti almeno in parte a organizzare un gioco a premi, dove chi è più astuto guadagna una mensilità extra.
I criteri con cui saranno prescelti i migliori.
Quelli che hanno fatto vincere alla propria classe le prove Invalsi. Al netto della percentuale di opportunismo (così definiscono i docenti che passano le risposte agli studenti) che funziona nel modo seguente: sono opportunisti quelli che parlano male della ministra e della sua riforma che hanno voluto la maggioranza degli italiani. Quelli che fanno sciopero spesso. Quelli che entrano dentro la scuola con il manifesto o la Repubblica. Quelli che hanno sottoscritto su fb pagine come Annozero, Buffone denunciaci tutti, Buttiglione si fa le canne ecc. Tutti quelli che abitano a Sud del Nord. Io per il fatto di avere scritto e pubblicato questa nota sono già fuori.
E ancora. Un comitato di valutazione con esperti dall’esterno che vengono a scrutarci. Esperti di cosa, non dice. Forse esperti tout court.
Il curriculum vitae. Peggio mi sento, il curriculum vitae non è mai stato il mio forte.
Sono andato in televisione una volta sola, a fare il pubblico. Non conosco nessun personaggio pubblico. Tempo fa girava la voce che avevo fatto le selezioni per il grande fratello. Ma purtroppo era falso.
L’apprezzamento da parte dei genitori e degli studenti nei confronti dei docenti. I propri o gli altrui, non so. Concetto quanto mai sfuggente e relativo. Non posso affermarlo al cento per cento, ma quando ho messo voti alti l’apprezzamento è stato più sentito. Si sentiva proprio un’atmosfera di apprezzamento
Coinvolgere le famiglie dicono rende la valutazione meno autoreferenziale.
Leggi: i docenti individuati dal dirigente e dal collegio se la cantano e se la sonano. Che è anche vero.
Posso testimoniare che anche Obama su questo tema non è che abbia le idee chiarissime. In un suo libro (The Audacity of Hope) dice basta valutare gli insegnanti in base ai test oggettivi (vedi che lui comunque è più avanti), o in base al gradimento dell’utenza o al giudizio del preside. Propone la valutazione tra pari, la peer review.
Per quest’anno sperimentazione in due città: Pisa e Siracusa per il premio di istituto e non so quali altre per il premio individuale. Guarda caso, la riforma che era un salto nel buio è stata simultanea e ora che si tratta di cacciare i soldi sono diventati cauti, non avessero per caso a premiare delle scuole o dei docenti che si rivelano immeritevoli.
Il testo rimarca molto questa storia del merito, la meritocrazia. La Gelmini dice che è un giorno storico perché si iniziano a valutare i professori e le scuole su base meritocratica. Si è dimenticata che mai una come lei in una logica meritocratica sarebbe nel posto dove si trova a sparare stronzate?
Nota bene: il termine si riferisce al titolo di un libro di Harry G. Frankfurt il quale distingue tra chi mente, falsificando un particolare in un contesto veritiero e chi spara stronzate, cioè costruisce un contesto del tutto falso dove tutto ciò che dice è vero.

(19 novembre 2010)

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