Riflessioni a margine di “Ballarò”

Il centro-sinistra a caccia di ombrelli – e i sindacati confederali, in primis la cgil – farebbe bene, invece che invocare l’unità di tutti gli uomini di buona volontà contro i “nostri avversari”, così dando ragione ai Bonaiuti di turno che l’unica vera unità del centro-sinistra è nell’anti-berlusconismo (e hanno ragione), a studiare a fondo i problemi della scuola.

Per la discussione, due o tre banali elementi:

– la signora Melandri, che ha iscritto i propri figli ad una costosa scuola privata, non è la persona più adatta a difendere la scuola pubblica in una trasmissione televisiva. Se ci va, invece di passare due ore dal parrucchiere, si informasse. Si mettesse in pari. La scelta del conduttore di Ballarò sembra quanto meno di cattivo gusto. Dovessimo trovarci questa signora al ministero della pubblica istruzione in un prossimo futuro, date le premesse, dovremmo quanto meno considerarla un’impostora;

– chi non ha dimenticato quella legge balorda che aveva come numero il 30 sa che i cicli non erano poi tanto diversi, nella sostanza, dal parto, sperabile aborto, della signora Brichetto Arnaboldi. E correlativamente: dovremo aspettarci, cacciata questa melensa e monologante arpia con tutti i delinquenti, fascisti, ladri e mafiosi di colleghi suoi, un puro e semplice ripristino della sua – e della loro (Berlinguer e De Mauro) – riforma della scuola in cui sia cambiata solo la terminologia? La lezione sarà servita a far capire a lorsignori che la scuola non ha bisogno di queste riforme? A quanto pare no, se si guarda ai contenuti (inesistenti e di pura propaganda) e non solo alla forma (il logo);

– sfugge il senso dell’opposizione della Cgil contro la riforma, specie il decreto attuativo della 53/03 nella scuola primaria che non sa risolversi neanche in uno sciopero del personale della scuola, se non a venire (dopo circa due mesi, se si farà), ma solo in uno stato di agitazione verboso quanto generico, paraltro insufficiente a nascondere, almeno a chi è dentro alle cose, e fino al collo dato che si tratta di questioni che lo interessano non solo dal punto di vista morale, che in ultima analisi la sua massima aspirazione altro non è se non quella di cambiare qualche virgola nella riforma, gestire a beneficio di una fetta di iscritti quei quattro soldi che potrebbero affluire senza contestare la sostanza e la ratio che la sorregge – come si legge fin troppo chiaramente nella lettera ai genitori che questi miserevoli sindacalisti hanno elaborato e inviato proprio all’indomani del 17 gennaio, e cioè quando più incisivo avrebbe dovuto essere lo stato di agitazione nella scuola (e nella società). E perché? Perché i signori sindacalisti dei nostri stivali, come i parlamentari pensano di fare campagna elettorale a buon mercato sposando parole d’ordine di moda, e pappagallando la piazza, si ricavano quel poco prestigio che serve a far lievitare i tesseramenti.

– i signori conoscono di certo la situazione dei precari. Sanno che sono i precari coloro che subiscono maggiormente, e subiranno, gli effetti della riforma, il prevedibile riassorbimento degli organici che essa comporterà, come si è espresso in modo più che signorile un certo senatore. E come hanno pensato di risolvere il problema? Non merita neppure discuterne.

dio, o padre pio, ci salvi dal centro-sinistra.

ciao ale(rino)

(lettera inviata, e [volentieri] pubblicata da “Meridiano Scuola”, il 4 marzo 2004)

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