La nozione di postmoderno nacque in America alla fine degli anni Sessanta in ambito architettonico e valse a designare il rifiuto dell’architettura razionalistica e la ricerca di nuovi rapporti con gli stili del passato; essa passò poi nel campo della filosofia e delle scienze umane, acquisendo l’accezione conferitagli dal filosofo francese Lyotard. Questi, in un saggio del 1979, ha ricollegato il concetto di postmoderno a quegli orientamenti teorici che sottolineano la fine delle filosofie e delle ideologie ‘forti’ e delle conseguenti visioni complessive e totalizzanti della realtà; egli ha poi definito con chiarezza “la nuova situazione del sapere nella società contemporanea, dominata dall’informatica e dalla telematica, caratterizzata dalla fine delle ‘grandi narrazioni’ capaci di dare un’immagine globale del mondo, dalla ricerca di risultati operativi e di verità solo particolari e locali continua a leggere
Votami e vedrai che non ti farai male
Il programma di Potere al Popolo per l’istruzione non è solo il più avanzato. Anche lo stile, il linguaggio sono suggestivi, nella loro brevità: 37 righe, che comprendono una premessa e 12 punti, preceduti da un efficace «lottiamo per». Che sia chiaro, non andiamo al governo, nemmeno in una coalizione: «votami e vedrai che non ti farai male» (Caparezza).
La premessa richiama fin dalla prima riga la mannaia neoliberista e poco più giù le «competenze funzionali alle logiche mercatiste». La formazione, in quanto pilastro di una democrazia, deve essere pubblica, gratuita, finalizzata all’acquisizione di un sapere critico, laica, aperta a tutti e a tutte. Continua a leggere “Votami e vedrai che non ti farai male”
Calma
Quale costa raccontano le onde
che non si può trovare
per quante navi ci sono nel mare?
Che cosa incontrano le onde
e mai si vede affiorare?
Questo suono del mare sulla spiaggia
dov’è che sta esistendo?
Fernando Pessoa, Calma
Ogni tanto una buona azione
Leggo sul manifesto del 22 gennaio
Già questa settimana si riunirà sul tema la commissione toponomastica del comune di Roma, l’intenzione dell’amministrazione 5 Stelle è quella di riuscire a completare l’iter burocratico per il cambio di denominazione entro l’anno. Sono quattro le strade il cui nome andrà cambiato: via Edoardo Zavattari, nella periferia sud della città, dedicata all’ex direttore dell’istituto di zoologia della Capitale. Via e largo Arturo Donaggio, in zona Trionfale, dedicate all’ex presidente della società italiana di Psichiatria. E largo Nicola Pende, endocrinologo che fu candidato al premio Nobel, al quale è stato dedicato un viale interno del policlinico universitario, con tanto di cerimonia la scorsa primavera con governatore del Lazio e rettore della Sapienza.
Di Nicola Pende, «uno dei grandi nomi che hanno fatto la storia della medicina», Policlinico News, senza fare riferimento al passato razzista, in occasione dell’inaugurazione della nuova toponomastica, snocciola: «candidato al premio Nobel per tre volte grazie ai suoi studi sull’Endocrinologia nel 1937, sulla biotipologia, su ipertensione ed azotemia e la sindrome ipertimica nel ’43 e sulle ghiandole nel 1951». Continua a leggere “Ogni tanto una buona azione”
ALESSANDRO CITRO Le mosche del capitale
[saggio breve su un passo del romanzo di Paolo Volponi, Le mosche del capitale, lavoro svolto per modulo lingua e comunicazioni;. le tipologie testuali, SSIS Calabria (2002)]
Il protagonista, il prof. Saraccini, gode di un’emozione estatica, contemplando
dall’alto di una collina la città che, febbrile di giorno, sembra placarsi
nell’abbraccio mortifero della notte. Dico sembra, perché la notte rappresenta
nell’ottica aziendalistica, dirigistica, del protagonista non un momento di stasi,
di oblio, ma una prosecuzione dell’incessante accumulo di capitale, asse
portante di una azienda.
In quest’ottica valoriale, l’azienda rappresenta un archetipo civilizzatore, una
grande madre che sussume in sé sia elementi empirici sia valoriali. La notte si
tramuta in una coperta esistenziale durante la quale le coordinate spazio-
temporali assumono connotati diversi continua a leggere
VALERIO MAGRELLI Appassionare ai classici
[«la Repubblica R2 Cultura», 4 settembre 2014]
Appassionare i ragazzi ai grandi della letteratura si può. La ricetta? Dante, il web e un po’ di show.
Tutto potrebbe partire da una splendida immagine di Montaigne: «Insegnare» — e qui cito a memoria, secondo l’esempio dello stesso autore — «non significa riempire un vaso, ma accendere un fuoco». Ecco, dovendo celebrare e riassumere le mie nozze d’argento con la didattica, non credo potrei trovare motto migliore. Nel giro di poche battute, gli Essais illustrano perfettamente la differenza fra due opposte concezioni del mondo scolastico. Da un lato sta una visione dello studente totalmente passiva; lo vediamo cioè ridotto a puro contenitore, semplice bacile, per quanto prezioso, che il docente dovrà limitarsi a riempire. Continua a leggere “VALERIO MAGRELLI Appassionare ai classici”
Limite
Non che io non avessi capito che mio fratello per ora si rifiutava di scendere, ma facevo finta di non capire per obbligarlo a pronunciarsi, a dire: «Sì, voglio restare sugli alberi fino all’ora di merenda, o fino al tramonto, o all’ora di cena, o finché non è buio», qualcosa che insomma segnasse un limite, una proporzione al suo atto di protesta. Invece non diceva nulla di simile, e io ne provavo un po’ paura.
Italo Calvino, Il barone rampante
Le meraviglie del possibile
Possibile che tra i meriti inestimabili del suo governo (la riforma epocale, l’assunzione di 132000 -cojò- precari che sono diventati, per effetto dell’assunzione, ancora più precari, la social card del docente, le scuole belle dove crollano i soffitti e volano le tegole) Renzi non rivendichi la fantastica giostra della mobilità algoritmica? Forse qualcosa è andato storto?
Ah, c’è il regalo del nuovo contratto: più ore, più obblighi, più punizioni, due soldi in più.
DONATELLA COCCOLI «La legge 107 non va corretta, va abolita». La parola al pedagogista Massimo Baldacci
Left, 15 gennaio 2018
Massimo Baldacci è un pedagogista, insegna all’Università di Urbino e coordina il gruppo teorico della Società italiana di pedagogia. Tra i suoi ultimi libri Trattato di pedagogia generale(Carocci, 2012), Per un’idea di scuola (Franco Angeli, 2014) e Oltre la subalternità, praxis e educazione in Gramsci (Carocci, 2017).
Professor Baldacci ci dica il suo giudizio sulla Buona scuola. È da abolire? E perché?
La legge 107/2015 presenta un impianto gravemente riduttivo e unilaterale, le cui direzioni culturali si coglievano in modo trasparente nel Documento iniziale sulla Buona scuola. Non si mira alla formazione completa dell’essere umano come cittadino, produttore e persona autonoma intellettualmente e moralmente. La scuola è vista solo come una fabbrica di produttori equipaggiati di un adeguato capitale umano Continua a leggere “DONATELLA COCCOLI «La legge 107 non va corretta, va abolita». La parola al pedagogista Massimo Baldacci”
Lapsus
Quelle che seguono non sono gaffes, come vengono presentate dai giornali. Così come, sulla bocca di un ministro, «sempre più migliori» non è un refuso. Le gaffes, come i refusi, vengono commessi in buona fede. Fa una gaffe colui che non è stato informato, o ci vede poco, o ha poca memoria. Questi invece sono gli incidenti di chi sa che non doveva dire e l’ha detto al momento sbagliato, o è stato registrato mentre pensava di fare una confidenza. Denota cattiva coscienza. Una finalità. Loro li chiamano lapsus, nel senso di caduta, di non avevo intenzione di, mi sono distratto un momento e guarda che cosa mi hanno combinato. Ma un lapsus non è mai casuale.
I
Aspettando le leggi razziali (25 luglio 2017)
Riassumendo: una tale Patrizia Prestipino, responsabile del dipartimento del PD per la difesa degli animali (l’equivalente della Brambilla in FI. «Un dipartimento del genere nel PD non c’era mai stato – dice, ma senza farsi una semplice domanda – e mi fa molto piacere farne parte»), nonché membro della direzione (ne fanno parte cani e porci, per rimanere in tema), ai microfoni di Radio Cusano Campus difende l’improbabile #dipartimentomamme (il cancelletto è d’obbligo) con l’esigenza di preservare la «razza italiana», a rischio di estinzione. Senza entrare nel merito (non si può sparare alla CRI) ma perché invece di emanare un bonus cultura per i docenti, il PD non se l’è emanato per aggiornare i propri quadri?
ps: dopo, comunque, si è scusata Continua a leggere “Lapsus”