Ogni tanto una buona azione

Leggo sul manifesto del 22 gennaio

Già questa settimana si riunirà sul tema la commissione toponomastica del comune di Roma, l’intenzione dell’amministrazione 5 Stelle è quella di riuscire a completare l’iter burocratico per il cambio di denominazione entro l’anno. Sono quattro le strade il cui nome andrà cambiato: via Edoardo Zavattari, nella periferia sud della città, dedicata all’ex direttore dell’istituto di zoologia della Capitale. Via e largo Arturo Donaggio, in zona Trionfale, dedicate all’ex presidente della società italiana di Psichiatria. E largo Nicola Pende, endocrinologo che fu candidato al premio Nobel, al quale è stato dedicato un viale interno del policlinico universitario, con tanto di cerimonia la scorsa primavera con governatore del Lazio e rettore della Sapienza.

Di Nicola Pende, «uno dei grandi nomi che hanno fatto la storia della medicina», Policlinico News, senza fare riferimento al passato razzista, in occasione dell’inaugurazione della nuova toponomastica, snocciola: «candidato al premio Nobel per tre volte grazie ai suoi studi sull’Endocrinologia nel 1937, sulla biotipologia, su ipertensione ed azotemia e la sindrome ipertimica nel ’43 e sulle ghiandole nel 1951». Peraltro Nicola Pende al razzismo del manifesto degli scienziati ha aggiunto farina del suo sacco, se è vero che nel 1938 sosteneva

la necessità di evitare il matrimonio con individui di stirpe semitica, come sono gli ebrei, i quali non appartengono alla progenie romano-italica, e soprattutto dal lato spirituale, differiscono profondamente dalla forma mentis della nostra razza

Una via per Arturo Donaggio non bastava, gli hanno dedicato anche un largo a Primavalle. Di costui, psichiatra lombrosiano, parla Umberto Eco in Pape Satàn Aleppe. che lo annovera tra le persone che «pur essendosi rese famose in altri campi, hanno sottoscritto per primi nel 1938 il famigerato Manifesto della razza». Ma pazienza, abbiamo tollerato di peggio. E cita Heidegger, Walter Chiari e Ugo Tognazzi.

Di Edoardo Zavattari colpisce in primo luogo la qualifica: zoologo. A lui, razzista biologico ante litteram, non si attaglia quello che scrive Umberto Eco a proposito del «peccatuccio occasionale di un’adesione fatta magari per viltà, interesse o eccesso di zelo»  dei personaggi citati sopra. Però via Edoardo Zavattari si trova molto fuori mano. Non per esempio quanto via Gaetano Azzariti, presidente del tribunale della razza, che a questo giro è stato risparmiato.

 

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