DANIEL PENNAC Esercizio di noia

[Diario di scuola, p. 135]

Una parte del mio mestiere consisteva nel persuadere i miei studenti più abbandonati a loro stessi che la gentilezza più del ceffone invita alla riflessione, che la vita in comunità ha delle regole, che il giorno e l’ora della consegna di un compito non sono negoziabili, che un compito malfatto è da rifare per l’indomani, che questo, che quello ma che mai e poi mai né i miei colleghi ne io li avremmo abbandonati in mezzo al guado. Affinché avessero una possibilità di farcela, occorreva reinsegnare loro il concetto stesso di sforzo, restituire loro il piacere della solitudine e del silenzio, e soprattutto il controllo del tempo, quindi della noia. Sì, qualche volta ho consigliato loro esercizi di noia, per collocarli nella durata. Li pregavo di non fare niente: non distrarsi, non consumare niente, nemmeno conversazione, né tantomeno studiare Continua a leggere “DANIEL PENNAC Esercizio di noia”

ROSELLA BASIRICÒ Quando si dice: insegnare è il mestiere più bello del mondo

[25 maggio 2004]

Sarà che è (stata) la prima esperienza scolastica vissuta “da quell’altra parte”, quella di chi sta seduto dietro (nel mio caso, più spesso: sopra) la cattedra. Sarà che gli anni che ho sono (ancora) (relativamente) pochi e tutto assume un altro sapore. Sarà che ho una buona stella che mi accompagna nei miei ultimi (e primi) 29 anni di vita.
Ma questo anno scolastico è stato – e desidero fortemente dirvelo, voi “colleghi” (aaargh…. detesto questa parola) – profondamente bello. Di quella bellezza, sapete, delicata e viva, inzuppata di timori (sì, la bellezza) verso la grandezza del compito e vivificata dalla curiosità verso la novità della dimensione scolastica. Continua a leggere “ROSELLA BASIRICÒ Quando si dice: insegnare è il mestiere più bello del mondo”

DANIEL PENNAC Reazionario il dettato?

[Diario di scuola, p. 113]

Reazionario, il dettato? Inefficace, in ogni caso, se praticato da una mente pigra che si limita a defalcare punti al solo scopo di decretare un livello! Umiliante, la valutazione? Certo, se assomiglia alla cerimonia, vista poco tempo fa alla televisione, di un professore che restituiva i compiti ai suoi allievi, ogni copia lanciata davanti a ciascun criminale come un verdetto annunciato, con il volto del professore che irradiava furore e i suoi commenti che condannavano tutti quei buoni a nulla all’ignoranza definitiva e alla disoccupazione perpetua. Mio Dio, il silenzio pieno di odio di quella classe! La palese reciprocità del disprezzo!

TOMMASO MARINIELLO Frammenti di assurdi colloqui e relative risposte giuste da dare… Mai date

[La scuola deve cambiare, 13 settembre 2016]

Prima di cominciare un nuovo anno scolastico, dopo una riposante estate trascorsa con i suoceri, o dopo una o due decadi vissute come anfibi nelle località balneari, a scuola si organizzano un bel po’ di cosette da fare insieme ai nostri amabili e amorevoli compagni di viaggio minorenni o neo-adulti. In queste due settimane di sorrisi esibiti e malcelate preoccupazioni, di facili battutine sempre simpatiche e insostenibile stress da riavvio dei lavori, ci rendiamo conto di quanto sia stato perlopiù fallimentare tutto quel lavoro scrupoloso portato avanti durante le ferie per recuperare qualcosa di debilitato dall’usura connessa al nostro lavoro. Continua a leggere “TOMMASO MARINIELLO Frammenti di assurdi colloqui e relative risposte giuste da dare… Mai date”

DANIEL PENNAC Ne ha dette di stupidaggini, la mia generazione

[Diario di scuola, p. 112]

Ne ha dette, di stupidaggini, la mia generazione, sui rituali considerati segno di cieca sottomissione, sulla valutazione ritenuta umiliante, il dettato reazionario, il calcolo mentale degradante, la memorizzazione dei testi infantile, proclami del genere…

Nella pedagogia è come in tutto il resto: appena smettiamo di riflettere sui casi particolari (e, in questo ambito, tutti i casi sono particolari), per regolarci nelle nostre azioni, ne cerchiamo l’ombra della buona dottrina, la protezione dell’autorità competente, l’avallo del decreto, la firma in bianco ideologica. Dopodiché ce ne stiamo saldi su certezze che nulla scuote, neppure la smentita quotidiana della realtà. Solo trent’anni dopo, se l’intera pubblica istruzione vira di bordo per evitare l’iceberg dei disastri accumulati, ci permettiamo una timida virata inferiore, ma è la virata della nave stessa, ed eccoci a seguire la rotta di una nuova dottrina, ligi a un nuovo precetto, in nome del nostro libero arbitrio, ovviamente eterni ex studenti quali siamo.

MARIO AMBEL Qualcuno mette i voti

(da Memorbalia)

Qualcuno mette i voti…
perché così almeno si capisce com’è andata.
Qualcuno mette i voti…
anche se così non si capisce com’è andata.

Qualcuno mette i voti…
perché sta seduto nelle ultime file del collegio docenti
e di qui non si sente che cosa dicono là davanti.
Qualcuno mette i voti…
perché sta seduto nelle prime file del collegio docenti
e tanto dietro non ascoltano che cosa si dice qua davanti.

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MARIO LODI Le nostre leggi

(da Mario Lodi, “Il paese sbagliato. Diario di un’esperienza didattica”, 1970 )

  1. “Quando si vuole parlare si alza la mano
  2. Non si interrompe chi parla
  3. A scuola non si sta senza far niente
  4. Quando il maestro è fuori o c’è una persona in aula che parla con lui, si lavora da soli in silenzio
  5. Quando entra una persona si saluta
  6. Dobbiamo rispettare gli animali e non farli morire
  7. Non si sporcano le schede, i quaderni e i libri: dobbiamo rispettare le nostre cose e quelle degli altri
  8. Dire sempre la verità
  9. Finito il lavoro si mette ogni cosa al suo posto
  10. Quando si prende un impegno bisogna mantenerlo”. (Tutti)