DANIEL PENNAC Reazionario il dettato?

[Diario di scuola, p. 113]

Reazionario, il dettato? Inefficace, in ogni caso, se praticato da una mente pigra che si limita a defalcare punti al solo scopo di decretare un livello! Umiliante, la valutazione? Certo, se assomiglia alla cerimonia, vista poco tempo fa alla televisione, di un professore che restituiva i compiti ai suoi allievi, ogni copia lanciata davanti a ciascun criminale come un verdetto annunciato, con il volto del professore che irradiava furore e i suoi commenti che condannavano tutti quei buoni a nulla all’ignoranza definitiva e alla disoccupazione perpetua. Mio Dio, il silenzio pieno di odio di quella classe! La palese reciprocità del disprezzo!

TOMMASO MARINIELLO Frammenti di assurdi colloqui e relative risposte giuste da dare… Mai date

[La scuola deve cambiare, 13 settembre 2016]

Prima di cominciare un nuovo anno scolastico, dopo una riposante estate trascorsa con i suoceri, o dopo una o due decadi vissute come anfibi nelle località balneari, a scuola si organizzano un bel po’ di cosette da fare insieme ai nostri amabili e amorevoli compagni di viaggio minorenni o neo-adulti. In queste due settimane di sorrisi esibiti e malcelate preoccupazioni, di facili battutine sempre simpatiche e insostenibile stress da riavvio dei lavori, ci rendiamo conto di quanto sia stato perlopiù fallimentare tutto quel lavoro scrupoloso portato avanti durante le ferie per recuperare qualcosa di debilitato dall’usura connessa al nostro lavoro. Continua a leggere “TOMMASO MARINIELLO Frammenti di assurdi colloqui e relative risposte giuste da dare… Mai date”

DANIEL PENNAC Ne ha dette di stupidaggini, la mia generazione

[Diario di scuola, p. 112]

Ne ha dette, di stupidaggini, la mia generazione, sui rituali considerati segno di cieca sottomissione, sulla valutazione ritenuta umiliante, il dettato reazionario, il calcolo mentale degradante, la memorizzazione dei testi infantile, proclami del genere…

Nella pedagogia è come in tutto il resto: appena smettiamo di riflettere sui casi particolari (e, in questo ambito, tutti i casi sono particolari), per regolarci nelle nostre azioni, ne cerchiamo l’ombra della buona dottrina, la protezione dell’autorità competente, l’avallo del decreto, la firma in bianco ideologica. Dopodiché ce ne stiamo saldi su certezze che nulla scuote, neppure la smentita quotidiana della realtà. Solo trent’anni dopo, se l’intera pubblica istruzione vira di bordo per evitare l’iceberg dei disastri accumulati, ci permettiamo una timida virata inferiore, ma è la virata della nave stessa, ed eccoci a seguire la rotta di una nuova dottrina, ligi a un nuovo precetto, in nome del nostro libero arbitrio, ovviamente eterni ex studenti quali siamo.

MARIO AMBEL Qualcuno mette i voti

(da Memorbalia)

Qualcuno mette i voti…
perché così almeno si capisce com’è andata.
Qualcuno mette i voti…
anche se così non si capisce com’è andata.

Qualcuno mette i voti…
perché sta seduto nelle ultime file del collegio docenti
e di qui non si sente che cosa dicono là davanti.
Qualcuno mette i voti…
perché sta seduto nelle prime file del collegio docenti
e tanto dietro non ascoltano che cosa si dice qua davanti.

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MARIO LODI Le nostre leggi

(da Mario Lodi, “Il paese sbagliato. Diario di un’esperienza didattica”, 1970 )

  1. “Quando si vuole parlare si alza la mano
  2. Non si interrompe chi parla
  3. A scuola non si sta senza far niente
  4. Quando il maestro è fuori o c’è una persona in aula che parla con lui, si lavora da soli in silenzio
  5. Quando entra una persona si saluta
  6. Dobbiamo rispettare gli animali e non farli morire
  7. Non si sporcano le schede, i quaderni e i libri: dobbiamo rispettare le nostre cose e quelle degli altri
  8. Dire sempre la verità
  9. Finito il lavoro si mette ogni cosa al suo posto
  10. Quando si prende un impegno bisogna mantenerlo”. (Tutti)

ALDO NOVE L’amore ci dividerà di nuovo

(da “Amore mio infinito”, Einaudi, Torino 2000, pp. 85-8)

Alle otto meno dieci si abbassava il ponte del liceo ginnasio e si muovevano gli eserciti accampati nel piazzale dentro i corridoi entravano gli opposti schieramenti sotto l’occhio vigile del bidello pugliese tra le grida wild boys, wild boys!
Io sono arrivato il primo giorno fuori dalla scuola superiore c’era questo spettacolo ho visto ciellini paninari fascisti comunisti dark, tutti assieme ricompattati dal suono della campana dal rumore dei registri blu chiaro alle otto e dieci del mattino nelle classi chiuse a metà degli anni Ottanta per imparare l’aoristo l’ottativo mi sentivo un’isola che sfiorava le altre, e c’erano tutti contro tutti.
C’erano i ciellini in maglioncino slavato a collo alto.
Nell’intervallo si ritrovavano per pregare con il rosario in mano correvano dappertutto con i giubbotti gialli da oratorio ti fermavano sulle scale per dirti che anche tu avevi un posto tra loro continuavano a dirtelo.

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DANIEL PENNAC II mal di grammatica si cura con la grammatica 

[Diario di scuola, pp. 97-8]

Il mal di grammatica si cura con la grammatica, gli errori di ortografia con l’esercizio dell’ortografìa, la paura di leggere con la lettura, quella di non capire con l’immersione nel testo, e l’abitudine a non riflettere con il pacato sostegno di una ragione strettamente limitata all’oggetto che ci riguarda, qui e ora, in questa classe, durante quest’ora di lezione, fintanto che ci siamo.

Ho maturato questa convinzione dalla mia personale esperienza scolastica. Mi hanno fatto tante volte la morale, spessissimo hanno tentato di farmi ragionare, e in maniera benevola, poiché fra gli insegnanti non mancano le persone gentili. Per esempio il direttore del collegio dove ero finito dopo la mia rapina domestica. Era un ex ufficiale di marina, rotto alla pazienza degli oceani, padre di famiglia e marito premuroso di una moglie che si diceva fosse affetta da un male misterioso. Un uomo molto preso dai suoi e dalla direzione di quel convitto dove i casi come il mio non mancavano certo. Eppure quante ore ha speso a convincermi che non ero l’idiota che sostenevo di essere Continua a leggere “DANIEL PENNAC II mal di grammatica si cura con la grammatica “