Diario di un super-eroe-scolastico-a-scadenza (2)

Venerdì 23 ottobre 2020

Al diavolo la macchina! 5 km, tra andata e ritorno, me li posso fare pure a piedi. Certo, il salitone sarà impegnativo, ma per un super-eroe-scolastico-a-scadenza, nulla è impossibile. Del resto, sarebbe molto più difficile raddrizzare il motore, caduto a metà distruggendo il tubo dell’acqua dell’impianto gpl, un paio di cinghie e il sistema frenante. Cose che capitano, quando un meccanico vicino a te ma sconosciuto nella fama ci mette le mani per riparare un guasto e poi si dimentica di reimbullonare il motore…

L’esca funziona. Un prof: “Oh, grande, ho visto la spilletta… guarda qua” e mi mostra la borsa di tela con la scritta “Umanità Nova”. Bene così, ma non è più attivo, se non nell’ANPI in una certa zona di Roma-Est. 

Acclamazioni dei ragazzini di ogni ordine e grado pure per la mascherina palesemente schierata. Pochi, pochissimi, tifano squadre strisciate o dai colori improbabili. Simpatia e buon umore per iniziare la giornata. Buon riscontro anche coi professori. Personale amministrativo con più varietà di vedute.

Oggi, viste le distanze aumentate, giornata cotral. Ottimo, vuoto, nell’ora di punta. “Capo, nun c’ho er bijetto, so rimasto a piedi pè colpa de un meccanico un pò regalato, nun c’è er tabaccaio, che devo fa?”. “Vai, tranquillo”. Servizio di trasporto pubblico gratuito per tutti/e: SI-PUO’-FA-RE!

In un altro plesso una signora dell’ufficio didattica, tra il serio e il faceto, “A tecnico, a scuola devi entrà senza riferimenti espliciti… sì, insomma, a-politico e a-calcistico”. Frase comunque pronunciata davanti ad altre colleghe e un paio di docenti. 

“Allora avete sbajato tecnico, sòra Marì”. Stop.

Per il resto: preventivo di quasi 400 euro per ogni spostamento di LIM o touchscreen da un’aula all’altra (e saranno almeno 7-8 spostamenti). ALT, fermi tutti. Che è ‘sto furto ? Ma che ve lo sta a fa’ un parente der meccanico mio? La DSGA fortunatamente aveva già evitato di prendere in considerazione il preventivo e mi sono accollato di cercare qualche persona che a prezzi onesti faccia una giornata di lavoro o poco più per mettere qualche staffa.

Onore pure ai bimbi delle elementari, nel mio primo tour di verifica nelle aule della situazione tecnologica. “Che sei il preside ?”, la maestra “No, lui è un lavoratore che ripara le LIM”, aggiungo “Grazie bambini e bambine ma abbiamo buste paga differenti, per ora…”. “Ah però sei della Roma, come me, Forza Roma”.

Sempre, regazzì, sempre.

‘namo a coje le olive, così se riposamo dal delirio di mansioni e microattività, dalle spese pazze, da quanto è difficile comprà dù cavi acca-dì-emme-ai. La scuola se regge su una sottile linea de nun se sa che, retta da chi ce lavora, in classe e non, ma non penso potrà proseguire ancora a lungo così… c’è molta tensione, rabbia, frustrazione, stress. Qualcosa può succedere, da un momento all’altro, come se bastasse dar fuoco ad una miccia: se chiudono, secondo me, s’appiccia.