FLAVIO MARACCHIA Insegnanti e coronavirus

[Gli opliti di Aristotele, 15 ottobre 2020]

Quando esplose l’allarme del coronavirus infermieri e medici si trovarono in prima fila nella necessità di fronteggiare l’emergenza, spesso con scarsezza di mezzi e la sola forza dell’abnegazione. Giustamente si meritarono l’apprezzamento di tutta una nazione. Adesso tocca ai docenti spendersi con identica generosità e ostinazione, ma la società civile tace, lontana dall’esprimere uguale gratitudine. Gli insegnanti non sono una classe di lavoratori che facilmente si guadagna il consenso.

Nell’opinione comune gli insegnanti continuano a essere identificati come una classe di privilegiati, e magari di pigri. È storia vecchia. Eppure mai come adesso la classe docente meriterebbe una rivalutazione. Degni o meno che siano di ricoprire il ruolo di educatori, che sappiano accendere scintille oppure no, gli insegnanti sono comunque tutti in piedi davanti al coronavirus, nel tentativo di difendere la percentuale di normalità apparentemente riconquistata dopo il lockdown. Mandati allo sbaraglio in un periodo dove nulla è chiaro e si naviga a vista, con rischi per la propria salute, in moltissimi casi destinati a perdere importanti porzioni della propria libertà.

Si è voluto credere che le scuole avrebbero potuto riaprire i cancelli. Poi si è capito quanto sia difficile mantenere la comunità classe al riparo dal contagio. E i docenti ne fanno le spese. Abbandonati come sono in edifici inadeguati, nelle spire contorte di protocolli cervellotici, dimenticati da un sistema normativo che non li tutela e fa finta di niente.

Ci sono insegnanti, già in precarie condizioni di salute, che se la rischiano ogni giorno. C’è chi si è ammalato. Poi ci sono gli insegnanti finiti in quarantena preventiva, agli arresti domiciliari per la comparsa in classe del virus, che adesso vivono l’impossibilità di poter assistere i propri genitori, troppo anziani per poter badare a se stessi. Quelli soli in casa senza altre risorse, più volte mandati in isolamento cautelativo, che non possono portare i figli a scuola. C’è chi si è trovato da supplente in una classe finita in quarantena e vive il dramma di non poter partecipare al concorso atteso anni, senza che nessuna data suppletiva sia prevista, e vede incolpevolmente naufragare un progetto di vita. C’è chi è stato costretto ad annullare la data fissata per il proprio matrimonio.

Eppure ogni giorno i docenti che restano sono tutti al loro posto. Entrano a scuola e fanno il proprio dovere come surfisti in attesa dell’onda. Che se poi l’onda arriva sono guai.

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