EDGAR ALLAN POE La lettera rubata

Nil sapientiae odiosius acumine nimio
Seneca

Proprio dopo una buia e burrascosa sera dell’autunno del 18… mi godevo in Parigi la duplice voluttà della meditazione e di una pipa di spuma, in compagnia del mio amico C. Augusto Dupin, nella sua piccola biblioteca, o studio, al terzo piano del numero 33, in via Dunot, nel sobborgo di San Germano. Da un’ora almeno non avevamo più detto una parola, e ciascuno di noi, a chiunque per caso ci avesse osservati, sarebbe parso intento unicamente agli anelli vorticosi di fumo che corrompevano l’aria della stanza. In quanto a me, però, andavo volgendo nella mente certi punti che avevano formato argomento di conversazione fra noi durante la prima parte della sera, e tornavo così agli assassinii di Via Morgue, e al mistero dell’altro di Maria Roget. Pensavo dunque alla loro coincidenza, allorché l’uscio del nostro quartiere fu aperto e lasciò passare una nostra vecchia conoscenza, il signor G…, Prefetto della Polizia di Parigi.

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