Programma

Poiché il Pd ha deciso molto improvvidamente ma compulsivamente di mettere la scuola nella propria agenda elettorale (non costa niente e si fa sempre bella figura) ma non ha fortunatamente specificato cosa intende fare mi permetto di suggerire alcuni semplici punti, anche perché si eviti di perdere l’eredità del lavoro già intrapreso dal ministro Patrizio Bianchi:
1) banchi monoposto a rotelle. Con motore elettrico. Ecologico

Continua a leggere “Programma”

DANIELE LO VETERE Concita De Gregorio e mio nonno

[Il presente e noi, 24 luglio 2022]

Anch’io sono indignato dalla frase di Concita De Gregorio su Draghi e l’alberghiero di Massa Lubrense, ma non sono sicuro di essere indignato proprio nello stesso modo e per le stesse ragioni di molti altri. Voglio dire che forse dovremmo concentrarci di più sul primo termine di paragone, Draghi leader tra i miserabili, non solo sul secondo, il professore di Harvard all’alberghiero. Continua a leggere “DANIELE LO VETERE Concita De Gregorio e mio nonno”

Italia tradita

Mi sarebbe piaciuto leggere sulla prima pagina di un giornale «Italia tradita» quando, alla faccia di un milione di persone che riempirono le piazze nel maggio 2015, il sempreverde Matteo Renzi infilò in un maxiemendamento una cosa come 212 commi e fece approvare la Buona Scuola.

KATIA TROMBETTA Quel che resta dell’anno

[La scuola e noi, 4 luglio 2022]

Alla fine è finito. Un anno scolastico percepito come dieci. L’anno scolastico forse più strampalato e surreale della storia repubblicana volge al termine. E fino all’ultimo si è imposto con il suo carico di snervanti imprevisti, e anche di plateali idiozie. Mentre sono ancora in corso gli esami di maturità e si archiviano gli esami della secondaria di primo grado, anche la storia dell’ultimo mese si è già caratterizzata per un accumulo di circostanze e casualità che prese singolarmente avrebbero rappresentato da sole un’eccezione in qualsiasi altro anno.

Continua a leggere “KATIA TROMBETTA Quel che resta dell’anno”

Le parole sono solo parole?

Quando si abitua la gente a dire parole che non capisce, è facile farle dire tutto ciò che vuole.
Jean-Jacques Rousseau, Émile

17 luglio 2022
Tre tizi (una signora bionda, una giovane abbronzata, un signore pelato) discutono: su se stesso ci va l’accento o no? Cioè la signora stava leggendo un articolo, ha trovato sé stesso ed è stata presa da questo dubbio da spiaggia e l’ha comunicato al signore pelato e alla giovane appena uscita dall’acqua tutta gocciolante, che dichiara con molto garbo che su sé, se è un pronome, l’accento ci va. Ostinati a trovare una soluzione seduta stante aprono una pagina che dice: se sé è seguito da stesso l’accento non è necessario. Discutono su cosa significa necessario, la giovane dice non necessario ma sufficiente, il signore professa la propria ignoranza, la signora propone di aprire la crusca che consiglia l’accento. Non è soddisfatta. Dice che su stesso l’accento non ci può andare perché il sé seguito da stesso non si può confondere con il se congiunzione. Io chiamo la polizia.


Continua a leggere “Le parole sono solo parole?”

DOCENTI DEL LICEO COPERNICO DI BOLOGNA Degna-mente per la scuola

Petizione · DEGNA-MENTE PER LA SCUOLA · Change.org

Noi docenti della scuola della Repubblica italiana prendiamo ancora una volta la parola per dichiarare il nostro totale dissenso nei confronti del DL 36/22, appena convertito in legge (79/22) e della politica scolastica, della visione stessa della scuola, nella quale il provvedimento si inquadra.

Una forte criticità del decreto, che modifica il percorso iniziale a carico dell’aspirante futuro insegnante rendendolo notevolmente oneroso a fronte di esiti incerti e accidentati, si annida nella cosiddetta “formazione” dei docenti: il decreto istituisce attività “volontarie” per i docenti già in ruolo e obbligatorie per i neoimmessi, da svolgere in cicli triennali Continua a leggere “DOCENTI DEL LICEO COPERNICO DI BOLOGNA Degna-mente per la scuola”

Napoleone

Perché, ditemi, a Napoleone finì col girare la testa, quando fu salito troppo in alto? I difensori della vecchia dinastia lo attribuivano al fatto che Napoleone non soltanto non apparteneva a una casa regnante, ma non era nemmeno un gentilhomme di buona razza; e perciò, naturalmente, alla fine si sbigottì dell’altezza a cui era giunto e si ricordò di quello che era il suo vero posto.

Da Fëdor Dostoevskij, Il sogno dello zio