Io, Robot

Ha ragione Brunella, se noi docenti siamo diventati dei robot, è anche colpa nostra. Tutti guardiamo l’orologio quando una riunione si è prolungata oltre l’orario. Lo spettacolo deve continuare, ma da un’altra parte. Questo avviene perché la mutazione da uomo a robot-cane-di-pezza-parlante-da-ammaestrare ha trovato degli inciampi. L’innocenza è perduta (quando precisamente: nel momento in cui ci siamo rimboccati le maniche per attuare la buona scuola o quando abbiamo cominciato a trasmettere le lezioni a distanza, o prima?), tuttavia come robot siamo imperfetti. Un robot che ha la coscienza di essere un robot non è perfetto. Ma non è questo. Eseguire i compiti non ci piace, non ci piace la dad, siamo consapevoli dei danni che ha prodotto, le prove invalsi ci lasciano indifferenti, ma se serve le utilizziamo come test di ingresso, i pcto vanno fatti, meglio se fuori dall’orario curricolare, ma alcuni progetti sono meglio di altri, le ore di formazione obbligatoria si possono fare da remoto spicciando casa. Ma soprattutto questo ronzio di ministri sottosegretari funzionari associazioni di dirigenti anche qualche sindacalista che pontificano sulla scuola come dovrebbe funzionare. Questo è il difetto più grave dei robot, non si riesce proprio a togliere questo ronzio.

1 ottobre
Lory: prof, ma lei non la personalizza la sua aula?
Prof: vorrei mettere uno scaffale con dei libri…
Lory: ci starebbe bene una palma.

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CALCUTTA Hübner

Da «Evergreen» (2018)

Venezia è bella, ma non è il mio mare
Il treno è fermo, io sono stufo di aspettare
In questo mondo che pieno di lacrime
Io certe volte dovrei fare come Dario Hübner
E non lasciarti a casa mai a consumare le unghie

Stazione di Fondi, fuori il tuo giubbotto
Scaviamo una buca, tutta terra sotto
E ci hanno messo le scorie
O forse altre storie
E ci hanno messo le scorie
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