FOLGÓRE DA SAN GIMIGNANO Lunidie

Da «Sonetti della Semana»

Quando la luna e la stella dïana
e la notte si parte e ‘l giorno appare,
vento leggero, per polire l’are
e far la gente stare allegra e sana;

il lunedí, per capo di semana,
con istormenti mattinata fare,
ed amorose donzelle cantare,
e ‘l sol ferire per la meridiana.

Lèvati sú, donzello, e non dormire,
ché l’amoroso giorno ti conforta
e vuol che vadi tua donna a servire.

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ERICH MARIA REMARQUE Colloquio col nemico morto

Da «Niente di nuovo sul fronte occidentale»

Il silenzio diventa lungo e vasto. Io mi metto a parlare, debbo parlare. Mi rivolgo al morto e gli dico: «Compagno, io non ti volevo uccidere. Se tu saltassi un’altra volta qua dentro, io non ti ucciderei, purché anche tu fossi ragionevole. Ma prima tu eri per me solo un’idea, una formula di concetti nel mio cervello, che determinava quella risoluzione. Io ho pugnalato codesta formula. Soltanto ora vedo che sei un uomo come me. Allora pensai alle tue bombe a mano, alla tua baionetta, alle tue armi; ora vedo la tua donna, il tuo volto, e quanto ci somigliamo. Perdonami, compagno! Noi vediamo queste cose sempre troppo tardi. Perché non ci hanno mai detto che voi siete poveri cani al par di noi, che le vostre mamme sono in angoscia per voi, come per noi le nostre, e che abbiamo lo stesso terrore, e la stessa morte e lo stesso patire… Perdonami, compagno, come potevi tu essere mio nemico? Se gettiamo via queste armi e queste uniformi, potresti essere mio fratello Prenditi venti anni della mia vita, compagno, e alzati; prendine di più, perché io non so che cosa ne potrò mai fare».

ASSEMBLEA MUSICALE TEATRALE La fattoria degli animali

La fattoria degli animali
Lascia un vuoto dietro sé
Come negli occhi di ogni bestia che lavora
Forse qualcuno riesce a malapena
A chiedersi perché
Senza un padrone in guerra ci si ammazza ancora

La fattoria degli animali
Buttò fuori il signor Jones
Perché era stanca di lasciarsi macellare
Bruciando tutti i premi di riproduzione e cotillons
Sotto la furia del volere popolare

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Buscopan

«La solitudine del satiro», 25 gennaio 2014

La preside vuole che scriviamo gli argomenti del colloquio con i genitori. E allora dopo aver colloquiato con quel bravo padre del fatto che il figlio è distratto da una fanciulla nuova che è arrivata quest’anno e non segue la lezione né studia a casa che ci scrivo nello spazio apposito «Innamoramento e amore»?

E comunque nell’apposito spazio dovrei scrivere anche «buscopan» dato che una mamma è stata tutto il tempo a lamentarsi dei propri dolori de panza.

Catechismo

«…O fai come tutti, e allora vai bene, o sennò se sei un po’ diverso ti danno addosso mazzate, pure. Mo’ faccio un esempio. Mio padre, buonanima, aveva una sola mano, che l’altra l’aveva persa sul trinciaerba. ‘Mbè, ogni volta che passava a la piazza con i pacchi gli strillavano: “Umbe’ , che ti serve una mano?”, e ridevano. Mio padre non si incazzava mai. Quando poi ha vinto i regionali di filotto, con una mano sola, che nella mancante si era fatto montare una testa a ponte, tutti si so’ stati zitti a porta’ rispetto a patreme. Si’ capite, mo’ ?».«Gli racconto questo fatto a mio cugino?».
«Sì. Secondo me è un bel prologo».
«Che vuoi dire?».
«Gli esempi che raccontava Gesù pe’ fa’ capi’ alla gente le cose difficili».
«Parabola, no prologo» lo corresse Deruta. «Manco il catechismo hai fatto?».
«Due volte, al primo tentativo non ce l’ho fatta».
«Come fa uno a essere bocciato al catechismo?».
«Ho vomitato l’ostia. Lu prete a Mozzagrogna mi voleva fa’ l’esorcismo».
Da Antonio Manzini, Vecchie conoscenze

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MARCO REVELLI Populismo 3.0

«The Post Internazionale», 4 novembre 2021

Il vaccino è solo il detonatore dl un malessere che cova da decenni nella nostra società. nel disagio dl un popolo variegato dl esclusi monta la rabbia in cui i neofascisti sguazzano

All’ultimo corteo no vax/no pass milanese, il quattordicesimo di fila, ancora molto partecipato con oltre 10mila manifestanti, colpiva il grande striscione in testa con la scritta «Ora e sempre Resistenza», mentre al fondo spiccava un perentorio «Se per vivere bisogna strisciare, alzati e muori». Dicono le cronache che davanti si distinguevano frange di antagonisti “di sinistra”, mentre dietro spiccava un gruppone della famigerata “Comunità militante 12 raggi” di Varese (sigla Do.Ra), neonazisti dichiarati che a prova della demoniacità del vaccino citano le origini ebraiche dell’«amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla, veterinario ebreo» e del suo «capo ricerca Mikael Dolsten, anch’egli ebreo», aggiungendo che non si può «essere contrari ad una società meticcia se, nel nostro stesso organismo, inseriamo codici genetici che riscrivono l’eredità millenaria del nostro sangue», come sarebbero appunto i vaccini mRna.

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Slitta

La slitta vola come un proiettile. L’aria solcata ci percuote in viso, urla, fischia negli orecchi, ci morde, ci pizzica dolorosamente dalla rabbia, vuole strapparci la testa dalle spalle. Per la pressione del vento non s’ha la forza di respirare. Sembra che il diavolo in persona ci abbia avvinghiati con le zampe e urlando ci trascini all’inferno. Gli oggetti circostanti si fondono in una lunga striscia che fugge impetuosamente… Ecco, ecco, ancora un attimo, e pare che saremo perduti!
«Io vi amo, Nadja», dico io sottovoce.

Anton Cechov, Uno scherzetto

FRANCESCO PETRARCA Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono

Da «Rerum vulgarium fragmenta», 1

Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono
di quei sospiri ond’io nudriva ‘l core
in sul mio primo giovenile errore
quand’era in parte altr’uom da quel ch’i’ sono,

del vario stile in ch’io piango et ragiono
fra le vane speranze e ‘l van dolore,
ove sia chi per prova intenda amore,
spero trovar pietà, nonché perdono.

Ma ben veggio or sí come al popol tutto
favola fui gran tempo, onde sovente
di me medesmo meco mi vergogno;

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UGO FOSCOLO Lettera da Ventimiglia

Da «Ultime lettere di Jacopo Ortis»

19 e 20 Febbraro (1799)

Tu sei disperatamente infelice; tu vivi fra le agonie della morte, e non hai la sua tranquillità: ma tu dèi tollerarle per gli altri. – Così la Filosofia domanda agli uomini un eroismo da cui la Natura rifugge. Chi odia la propria vita può egli amare il minimo bene che è incerto di recare alla Società e sacrificare a questa lusinga molti anni di pianto? e come potrà sperare per gli altri colui che non ha desiderj, né speranze per sé; e che abbandonato da tutto, abbandona se stesso? – Non sei misero tu solo. – Pur troppo! ma questa consolazione non è anzi argomento dell’invidia secreta che ogni uomo cova dell’altrui prosperità? La miseria degli altri non iscema la mia. Chi è tanto generoso da addossarsi le mie infermità? e chi anco volendo, il potrebbe? avrebbe forse più coraggio da comportarle; ma cos’è il coraggio voto di forza?

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