FRANCESCO GUCCINI Venezia

Da «Metropolis» (1981)

Venezia che muore
Venezia appoggiata sul mare
la dolce ossessione degli ultimi suoi giorni tristi
Venezia, la vende ai turisti
che cercano in mezzo alla gente l’Europa o l’Oriente
che guardano alzarsi alla sera il fumo
o la rabbia di Porto Marghera

Stefania era bella
Stefania non stava mai male
è morta di parto gridando in un letto sudato d’un grande ospedale
aveva vent’anni, un marito, e l’anello nel dito
mi han detto confusi i parenti
che quasi il respiro inciampava nei denti

Venezia è un’albergo
San Marco è senz’altro anche il nome di una pizzeria
la gondola costa, la gondola è solo un bel giro di giostra
Stefania d’estate giocava con me nelle vuote domeniche d’ozio
Mia madre parlava, sua madre vendeva Venezia in negozio

Venezia è anche un sogno
di quelli che puoi comperare
però non ti puoi risvegliare con l’acqua alla gola
e un dolore a livello del mare
il Doge ha cambiato di casa e per mille finestre
c’è solo il vagito di un bimbo che è nato
c’è solo la sirena di Mestre

Stefania affondando
Stefania ha lasciato qualcosa
Novella Duemila e una rosa sul suo comodino
Stefania ha lasciato un bambino
Non so se ai parenti gli ha fatto davvero del male
vederla morire ammazzata, morire da sola
in un grande ospedale

Venezia è un imbroglio
che riempie la testa soltanto di fatalità
del resto del mondo non sai più una sega
Venezia è la gente che se ne frega!
Stefania è un bambino
comprare o smerciare Venezia sarà il suo destino
può darsi che un giorno saremo contenti di esserne solo lontani parenti