GIORGIA LOI Però la DAD funziona

[post nel gruppo facebook «La nostra scuola: cultura, passione e relazione»]

Chi dice che la DAD o DDI ha funzionato, non capisco bene se ci è o ci fa.
Studenti completamente inghiottiti dal buco nero della distanza, non li trovi neanche se dovessi cercarli “a perda furriara” per tutto il pianeta. Studenti che entrano ed escono nella stessa lezione o tra una lezione e l’altra, al ritmo della velocità della luce secondo quello che si sta facendo: al momento della correzione degli esercizi, miracolosamente la connessione traballa a quasi tutti e da 18-20 che erano ne restano sistematicamente 5.
Però la DAD funziona.

Alle verifiche si osservano prevalentemente 2 tipologie di studenti: quelli “coraggiosi” che si organizzano coi post-it, il libro o la doppia scheda, che sbagliano anche leggendo dal libro e quelli “terrorizzati” che puntualmente si defilano alla tua ora, ma sono sacrosantamente presenti alle altre, con un andazzo che dura settimane, ovviamente, perché è evidente che la modalità DAD, per quanto infilata a forza in un contratto integrativo, pone per sua natura INNUMEREVOLI PROBLEMI DI ILLEGITTIMITÀ, con cui, mi auguro, prima o poi dovremo fare i conti.
Però la DAD funziona.

Sulla correzione degli elaborati scritti si potrebbe aprire un intero capitolo: ore di lavoro come in una catena di montaggio: scarica-correggi-allegagriglia-rinvia-caricasuArgo, moltiplicato anche per 80-100 (se basta), salvo, poi, scoprire il link da cui alcuni compiti sono stati copiati di sana pianta.
Però la DAD funziona.

Compiti e mail che ti arrivano a mezzanotte, all’una, alle tre del mattino, perché, ovviamente, se la scuola (quella vera) regola il ritmo e la giornata di un adolescente, in sua assenza, da un anno ormai, anche i ritmi del sonno e della veglia sono completamente alterati.
Dai riquadri ovviamente arriva di tutto: cani che abbaiano, gatti in primo piano, aspirapolveri in funzione e persino sciacquoni in piena attività e galli che cantano, suggeritori frementi, supervisori in incognito e avvocati difensori, a cui bisogna prepararsi (non si sa mai).
Però la DAD funziona.

Naturalmente ogni docente, confinato nella propria casa-ufficio-aula (con un bagno nei paraggi, si spera), vive la propria mortificante solitudine, salvo qualche rara videoconferenza in cui improvvisamente gli appaiono i colleghi come fantasmi del passato, ma è tutto un miraggio perché, in effetti, ci sono solo da scrivere numeri, da compilare scartoffie e da deliberare. E di tutto il resto? Della scuola che va a rotoli? Di Tizio e Caio che non frequentano più? Della montagna che sta diventando sempre più alta da scalare? Degli studenti fragili? Di quelli furbi? Di quelli bravi che lentamente si stanno spegnendo? Di fare corpo contro l’insensatezza di tante cose che ci vengono imposte? Quando parliamo? Forse mai più, a questo punto.
L’importante è #rispettaregliadempimenti, calcolare con dovizia le assenze della fine del quadrimestre con complicate proporzioni matematiche che “Einstein spostati proprio”, anche se sappiamo già che saranno tutte sanate; fare due clic lì e due là e procedere all’invio, da obbedienti servitori del nulla elevato a sistema.
Però! La DAD funziona!

E d’ora in avanti chiamiamola pure così, perché la Scuola è un’altra cosa, e le parole, almeno quelle, non è che le possiamo manipolare.