Alternanza scuola lavoro

L’Alternanza Scuola Lavoro nuoce gravemente alla salute e alla vita di studenti, disoccupati, precari e lavoratori. Con 180 milioni di ore di lavoro, gratuito e obbligatorio, cedute ogni anno alle imprese, agli enti pubblici e al terzo settore, l’Alternanza Scuola Lavoro sottrae oltre 100.000 posti di lavoro.
Studenti genitori insegnanti contro l’alternanza scuola-lavoro, Roma

Corifei

È dimostrato che in tutti i Paesi europei in cui l’alternanza scuola-lavoro è consolidata e dotata di una precisa struttura organizzativa, e in quelli in cui l’apprendistato non è semplicemente un contratto ma un vero e proprio segmento del percorso formativo, le scuole contribuiscono fortemente a favorire l’occupazione e lo sviluppo industriale.
Federico Batini, Maria Ermelinda De Carlo, Tantalternanza, in “I quaderni della ricerca”, 30, 2016

Il sistema scolastico non ha più il monopolio della trasmissione del sapere. La scuola coesiste e coopera come development territorial player con una miriade di altre agenzie educative, in particolare le imprese.
Ibid.

Ciò che i datori di lavoro lamentano nei neoassunti non è tanto una carenza di contenuti specifici dei vari indirizzi di studio, quanto un deficit nelle competenze generali e una limitata esperienza pratica […]. Troviamo carenze nella competenza delle lingue straniere, nella matematica di base e nelle soft skills, come le capacità analitiche di problem solving e di leadership. Già questo dovrebbe fornire indicazioni rispetto a come progettare e pensare l’alternanza.
Ibid.

L’utilizzo della metodologia dell’alternanza trasforma il modello di apprendimento legato alle singole discipline in un diverso modello, che costituisce il risultato multifattoriale di un processo, che riconosce il valore degli apprendimenti acquisiti in modo informale e non formale nell’azione didattica, consentendone il riconoscimento in termini di competenze e di potenziale successo formativo dello studente.
Miur, Guida operativa all’ASL

L’alternanza scuola-lavoro va considerata una misura teoricamente utile, ma è stata avviata senza un serio programma di valutazione di quanto (in che misura, per chi, a quali condizioni) tale esperienza sta davvero potenziando le competenze trasversali degli studenti. In sintesi, più degli altri paesi stiamo mandando in ordine sparso una generazione a scontrarsi con i rischi del lavoro che manca, invece di attrezzarla per cogliere al meglio le opportunità del lavoro che cambia.
Alessandro Rosina, I giovani scoraggiati a cui l’Italia deve dare un futuro, «la Repubblica», 3 dicembre 2017

L’obiettivo è sviluppare quelle competenze di carattere relazionale e di comunicazione interpersonale che sono fondamentali per approcciare al meglio il mondo del lavoro e che sono riconosciute oggi come una delle mancanze principali nei giovani.
Protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Istruzione e Mc Donald’s

Resistenti

Una scuola che prepara semplicemente al lavoro prepara alla disoccupazione, o a lavori di bassa qualità e basso salario e, job act aiutando, a contratti a tempo determinato. Soprattutto ora, in quel mercato del lavoro contemporaneo cui la riforma ammicca continuamente e che ha come marchi distintivi la flessibilità e l’instabilità delle occupazioni e delle prestazioni, i rapidi mutamenti dei processi produttivi e delle tecnologie, la presenza di una massa di riserva sterminata di forza-lavoro non qualificata messa a disposizione dalla globalizzazione è molto pericoloso puntare sull’acquisizione di competenze specifiche.
Fernanda Mazzoli, Scuola liquida

L’alternanza scuola-lavoro consiste nella sottrazione di un monte ore equivalente a una o due materie per l’intero triennio superiore in favore di attività che si riducono spesso in prestazioni di lavoro gratuito, o nel migliore dei casi sottopagato, talvolta al di fuori delle norme sul lavoro, con casi di sfruttamento vero e proprio. molestie sessuali, infortuni subiti dagli studenti. Uno sdoganamento del lavoro minorile, senza alcun reale aggancio al mondo dell’occupazione.
Girolamo De Michele

In Germania gli studenti che scelgono un percorso di alternanza scuola lavoro diventano «apprendisti» e ricevono in media uno stipendio tra gli 800 e oltre 1000. In due terzi dei casi, l’apprendista è assunto dall’azienda in cui si è formato.
Roberto Ciccarelli, Capitale disumano

L’alternanza tra lo studio e il lavoro non rende uguali, ma amplifica la distanza tra chi frequenta una scuola del centro e chi una di periferia; tra chi può permettersi uno stage a pagamento, magari all’estero e chi deve adattarsi alla proposta della scuola che sorge in un territorio povero di imprese.
Ibid.

Il «lavoro gratuito» è una contraddizione in termini. Se è gratis, non è lavoro. Si dice anche chi lavora gratis è uno schiavo. Tuttavia lo studente non è uno schiavo. Lo si può essere a tempo determinato per duecento o quattrocento ore e poi tornare liberi? Evidentemente no.
Ibid.

Se non ti piace la mansione che svolgi, vuoi lavorare meno ore in un giorno o avere una retribuzione più alta e protesti per avere riconosciuti i tuoi diritti, allora quello che ti aspetta sono delle note disciplinari se non addirittura il licenziamento. E per fare in modo che si arrivi nel mondo del lavoro già pronti a queste logiche, allora si provano a riprodurre a scuola attraverso, appunto, quello strumento che dovrebbe avvicinare gli studenti al mondo del lavoro. La stabilità lavorativa è direttamente proporzionale a quanto si è flessibili e disposti ad accettare qualsiasi condizioni lavorativa. E adesso più che mai l’andamento scolastico diventa l’oggetto del ricatto per indurre sempre più all’accondiscendenza e alla produttività.
InfoAut

L’alternanza diventa il dispositivo centrale di un’operazione demagogica  e propagandistica indirizzata agli studenti e alle loro famiglie, ai quali si fornisce da un lato l’illusione che qualche settimana in azienda faciliterà, poi, l’inserimento lavorativo, dall’altro la percezione che le materie oggetto di studio sono lontane dalla realtà e non sono realmente importanti  per la vita. Non solo: si dà corpo ad una concezione della scuola come luogo di formazione  della futura manodopera che contrasta radicalmente con il portato di una lunga ed elaborata tradizione pedagogica per la quale la scuola è, innanzitutto, luogo di formazione della personalità umana, della coscienza civile, dell’educazione della ragione e dei sentimenti, attraverso la trasmissione (che è anche rielaborazione) delle conoscenze.
Fernanda Mazzoli, Alternanza scuola-lavoro e cultura d’impresa, in «Roars», 12 settembre 2018

Lavoro forzato, gratuito, schiavo. Imposizione ideologica neoliberista, ipercompetitiva e ultraindividualista. Gerarchizzazione e autoritarismo. L’Alternanza Scuola Lavoro (ASL), il provvedimento sicuramente più inaccettabile della cosiddetta «Buona scuola», ha avviato negli istituti scolastici della secondaria il laboratorio sperimentale del modello culturale, sociale, economico e politico dell’Italia della Terza Repubblica: democrazia e diritti zero; lavoratori-studenti-cittadini-soldati signorsì, sempre, comunque e dovunque. La parola d’ordine è militarizzare coscienze, luoghi, rapporti sociali e di produzione. Non è casuale dunque che alla famigerata «alternanza» guardino con sempre maggiore interesse e aggressività – contestualmente – Confindustria, transnazionali, forze armate e le industrie belliche.
Antonio Mazzeo, Alternanza Scuola–Forze Armate per l’Italia del XXI secolo, in «Contropiano», 25 aprile 2018

[L’alternanza scuola-lavoro è] un sistema che avvicina i giovani al mondo del lavoro nella totale assenza di diritti: si abituano fin da subito ad accettare di non esser retribuiti a non avere i diritti minimi come ferie malattie a non avere una vera formazione. Ma anche a vedere la morte in faccia mentre lavorano.
Marta Fana, L’alternanza scuola lavoro inasprisce le disuguaglianze, 28 giugno 2018

In una scuola in cui – come sa chiunque abbia insegnato un solo giorno – studenti e genitori spesso si alleano contro i docenti per rivendicare voti alti anche a fronte di uno scarso impegno, l’Alternanza scuola-lavoro rappresenta una svolta ideologica che mina alle fondamenta, anche in sede di valutazione dello studente, la credibilità di un sistema di trasmissione del sapere serio e non (posticciamente) orientato sulla sua presunta caratura professionalizzante.
Filippo Maria Pontani, La legge che rende inutile insegnare, «Il Fatto quotidiano», 27 marzo 2018

Piegare la formazione delle nuove generazioni ai bisogni del lavoro che muta di giorno in giorno è pura insensatezza. Una verità nota agli esperti già dagli anni ’60, ma prontamente dimenticata dagli attuali novatori. Quel che occorre è, con ogni evidenza, una formazione culturale non piegata ad alcun specialismo, aperta e complessa, una “educazione della mente” che sappia affrontare con strumenti critici uno mondo sempre più velocemente mutevole. Che non è solo il mondo delle imprese e del lavoro. Senza dimenticare che i ragazzi vivono anche di sentimenti e passioni, sono immersi in una sfera spirituale che ha bisogno di orientarsi e arricchirsi. Il pensiero unico va cerca di infilarsi anche nella scuola, ma va soppresso sul nascere.
Piero Bevilacqua, Contro l’alternanza scuola-lavoro, «EddyBurg», 9 gennaio 2017

 

 

 

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