Contratto

 

L’Huffington Post ha pubblicato il testo integrale del contratto di governo tra m5s e Lega, preceduto da un riassunto curato da cinque giornalisti. La premessa è il cambiamento, in particolare rispetto alle politiche dei tagli lineari e del risparmio a cui la scuola è stata sottoposta in questi anni. A proposito: dov’era la Lega ai tempi della riforma Gelmini? Poi c’è un’altra premessa, che ruota intorno all’eccessiva precarizzazione degli insegnanti. La piaga del precariato nella scuola che si riaffaccia a ogni inizio di legislatura.

I punti forti del documento sono tre. Il primo punto ha un sapore medievale: «Saranno introdotti nuovi strumenti che tengano conto del legame dei docenti con il loro territorio affrontando all’origine il problema dei trasferimenti». I trasferimenti sono troppi. Soprattutto i trasferimenti dal Sud al Nord: gli insegnanti del Sud devono rimanere al Sud, che lo vogliano o no. Questo punto, in una logica di cerchio e botte, è da intendersi come il contributo della Lega al programma.

Il secondo punto è il superamento della chiamata diretta (superamento, non cancellazione), considerata uno dei fallimenti della Buona Scuola. Ma senza spiegare se il fallimento riguarda la chiamata in sé o il modo incoerente in cui è stata applicata. Sia il programma dei 5s che quello della Lega sono critici verso la chiamata diretta. Ma mentre il primo si accontenterebbe semplicemente di ripristinare lo status quo, il secondo vorrebbe più mano libera per i dirigenti. Il rispetto del legame degli insegnanti con il proprio territorio, qui, non promette nulla di buono.

Il dubbio su cosa sia dannoso si chiarisce alla luce del brano che riguarda l’alternanza scuola lavoro, giudicata un efficace strumento di formazione dello studente che però per colpa della Buona Scuola, non ha funzionato. Qui sembra compiersi perfettamente l’incontro tra le istanze del m5s e della Lega:

La c.d. «Buona Scuola» ha ampliato in maniera considerevole le ore obbligatorie di alternanza scuola-lavoro. Tuttavia, quello che avrebbe dovuto rappresentare un efficace strumento di formazione dello studente si è presto trasformato in un sistema inefficace, con studenti impegnati in attività che nulla hanno a che fare con l’apprendimento. Uno strumento così delicato che non preveda alcun controllo né sulla qualità delle attività svolte, né sull’attitudine che queste hanno con il ciclo di studi dello studente, non può che considerarsi dannoso.

I programmi sono lontani, diceva Silvia Chimienti qualche giorno fa. Allora, siccome la politica è compromesso, questa bozza si può leggere come un tentativo di sintesi. Ma la scuola dopo vent’anni di riforme devastanti non ha bisogno di interventi illogici, o di altra inutile propaganda.

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