VALERIO PEZZOLI Storia di F… storia di C

[Quando suona la campanella, 29 gennaio 2018]

…è una storia di scuola, è una storia di sanità, è una storia di donne, ma soprattutto è una storia di potere e di sudditanza

Siamo al rientro dalle vacanze di Natale e ci accoglie lo sciopero delle maestre (e maestri) dell’8 gennaio 2018 contro l’espulsione di un certo numero di loro dal posto di insegnamento e di graduatoria imposto dal governo tramite un pronunciamento del Consiglio di Stato, spesso troppo succube dei desiderata governativi.

Chiacchierata con la maestra F sull’opportunità e le motivazioni di questa agitazione e sulla giustizia del pronunciamento del CdS: tanti bla bla bla, tanti disaccordi, pur essendo d’accordo (solito vizio dei chiacchieroni impenitenti), tante considerazioni… una mi è rimasta impressa e rimugina in me fino al punto che ve la devo raccontare.

Non vi annoierò con le mie depresse e deprimenti considerazioni sul valore delle abilitazioni, lauree varie, concorsi, patenti, titoli e quanto questi abbiano realmente a che fare con l’idoneità o meno a svolgere un compito e neppure con le tecniche di governo volte a colpire separatamente e mettere i poveracci l’un contro l’altro armati, vorrei concentrarmi su come la nostra “bravura” sia spesso, volutamente o meno, un ulteriore elemento di governo di noi sudditi.

F mi dice che se fosse al posto delle escluse si prenderebbe lauree, abilitazioni e concorsi e tornerebbe ad insegnare proprio per dimostrare di essere capace e all’altezza del compito (che stava già facendo)… e qui comincia la storia di C.

C è una dottoressa, un medico (o medica? o medichessa?) di base, un giorno subisce un’ispezione regionale per aver sforato non so bene quali parametri, imposti dalla sanità regionale, sulla prescrizione dei farmaci. In realtà il problema non sussiste, C ha sostituito per un periodo abbastanza lungo un collega, quindi ha dovuto prescrive farmaci anche ad altri pazienti e non solo ai propri, ovvio che il suo ricettario si è caricato in modo anomalo e di questo ne è consapevole anche l’ispettrice regionale… ma la verifica burocratica va comunque avanti (ovviamente a mie spese).

C è una brava medica, come F è una brava maestra, e C è l’iniziale del suo piccante (in senso gastronomico) nickname e quindi da brava peperoncino quale è gliel’ha fatta vedere lei.

C ha presentato una relazione, ovviamente compilata in tempo di lavoro NON pagato, disturbando collaboratori scientifici e colleghi vari, oltre che facendo accurate ricerche sulle pubblicazioni, nella quale ha dimostrato punto per punto le correttezze delle prescrizioni e motivato ogni lira fatta spendere al Servizio Sanitario regionale per il periodo incriminato. L’ispettrice si è sinceramente complimentata per l’accuratezza della relazione ed ovviamente il tutto è finito in niente dato che l’ispezione stessa era a priori inutile, conoscendo tutti il motivo dello sforamento.

Un inutile spreco di risorse pubbliche (e private di C) direte voi… NO, non sono d’accordo, è una modalità di gestire il potere, e vi spiego il perché.

I medici, come tutti, si parlano, le notizie girano, più o meno tutti sanno dell’avventura (o disavventura) di C, qualcuno è arrabbiato (guarda qui cosa ci tocca fare), qualcuno è contento (hai visto che gliel’ha fatta vedere lei), ma tutti sanno: sanno che se entri nel mirino devi essere inattaccabile, devi sbatterti, e siccome i medici sono lavativi, almeno quanto gli insegnanti (o semplicemente non sopportano fare cose in più e che mettono ansia) si adegueranno preventivamente, staranno ben attenti a stare dentro i parametri. Parametri che altri hanno deciso, qualsiasi essi siano.

Non stupiamoci quindi se il medico di base che oggi abbiamo (io personalmente non riesco a trovarne altri) non ha più niente a che fare con la vecchia immagine romantica di qualcuno che abbia veramente a cura la persona, la salute, e non solo la malattia, come se fosse altra cosa da te, ed ovviamente da risolvere in termini standardizzati.

Qual è il parallelo tra le due storie? Due brave (direi eccellenti) professioniste, due volontà di essere a posto, di dimostrare le ragione e correttezza del proprio agire… due accettazioni della gerarchia del potere, forse due ansie di approvazione da parte dell’autorità, del padre psicologico, che non ci decidiamo ad uccidere per crescere… ed il potere gongola.

Viviamo in un mondo dove i giornalisti non hanno bisogno della censura ma si autolimitano per una serena carriera, gli ospedalieri obiettano altrimenti non fanno carriera… non ci stupiamo se anche le maestre saranno conformi, qui per il titolo di accesso, ma non diversa è la fine che sta facendo la libertà d’insegnamento. Mi spiego meglio, stiamo applicando modalità di iperselezione che privilegiano la conformità del percorso alle esperienze e alle capacità, si diffonde la logica che merito perché ho titoli, non perché faccio bene il mio lavoro e lo sto già facendo. Mi aspetto generazioni di insegnanti remissive, molto bravi[e] e molto conformi ai desiderata ministeriali, esecutrici brave ed efficienti per l’obiettivo deciso dal potere di turno.

Le vie della sudditanza sono infinite.

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