Sbatti la scuola in ultima pagina

Le elezioni sono state una settimana fa. Finché è durata la campagna elettorale si è parlato di scuola in modo ridondante, ripetitivo, pressoché quotidiano. Chi proponeva la cancellazione della Buona Scuola, o il superamento, o lo smantellamento di alcune parti, o il potenziamento di altre, il liceo in quattro anni, la cultura del merito, la cultura dell’alternanza, più lavoro, meno lavoro, facoltativo, coatto, incongruo, congruo. E tanta innovazione, la tecnologia al servizio dell’apprendimento, le smart academy, le specializzazioni 4.0. E naturalmente, nuove assunzioni, tante nuove assunzioni, con o senza il filtro della chiamata diretta. Negli ultimi tre giorni prima del 4 marzo si è discusso della candidatura di Salvatore Giuliano a ministro dell’istruzione da parte di Di Maio. Un tema caldo, se ne discuteva ancora all’entrata del seggio, tra poco.

Una settimana dopo la scuola, come tema, è scomparsa dalle cronache, pouf. La fiction sulla scuola è esaurita. I cronisti ipotizzano alleanze di governo dove i programmi dei partiti non esistono più. Ma sarebbe divertente capire cosa ne sarebbe della 107 in uno qualsiasi degli scenari che vengono paventati: il m5s per avere l’appoggio del PD sarebbe disposto a mantenere putacaso la Buona Scuola o viceversa il PD per sostenere un governo Di Maio putacaso #senzadime sarebbe disposto a cancellare gran parte della medesima?

Ora, dopo che il rito delle elezioni si è consumato, la domanda più frequente è: chi mangerà i pop corn?

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