PIERO CASTELLO L’alternanza scuola lavoro non è emendabile va semplicemente cancellata

[La scuola delle 3 i, 22 ottobre 2017]

Non sono pochi i genitori e gli insegnanti che pensano: «Alternanza Scuola Lavoro, ottima idea!! Peccato che viene realizzata male! Basterebbe un po’ più di impegno del Ministero, qualche programmazione ben fatta dalla scuola, tutor preparati ad hoc, un po’ di finanziamenti in più…» e via mugugnando.

Le nostre idee sono nettamente diverse:

1) La preparazione degli studenti alla futura, ed eventuale, vita lavorativa non ha proprio bisogno di nessuna formazione professionale. È invece indispensabile avere una preparazione di base, una cultura generale che renda possibile un futuro adattamento a lavori e funzioni future che, onestamente, oggi non sono neppure immaginabili.

2) Lo stato non può e non deve farsi carico di una formazione professionale che non potrà che avvenire sui posti di lavoro a partire da una cultura di base vasta e approfondita che la rende possibile ed efficace. D’altronde la nostra Costituzione proprio questo aveva previsto che la formazione professionale, organizzata localmente fosse successiva l’obbligo scolastico e in nessun caso sostitutiva.

3) Il livello di cialtroneria, approssimazione e improvvisazione con cui è stato predisposta la normativa e la successiva realizzazione dell’esperienza non può essere imputato ad un caso o ad un errore da rimediare. Don Milani avrebbe detto che pensare ciò dell’Alternanza Scuola Lavoro sarebbe come pensare che un carrarmato è l’esito casuale dell’incontro di un po’ di ruote, qualche cingolo, dei bulloni che si sono incontrati ad un incrocio.

4) Non c’è una sola delle esperienze descritte delle peggiori e maldestre che non risponda all’esigenza di imporre con gradi e forme diverse ubbidienza, silenzio e conformismo come atteggiamenti indispensabili alla realizzazione di un «buon lavoratore». Anche le buone esperienze che scuole e studenti avevano scelto autonomamente sono state corrotte e ridotte a lavoro coatto, corrotto e servile, nel giro già del solo primo anno. Queste buone pratiche avevano due grandi difetti: il primo era quello della scelta e volontarietà, il secondo era che spesso, soprattutto per gli studenti degli Istituti Tecnici e Professionali si trattava di lavoro vero pagato contrattualmente definito con contratti stagionali, contratti tra i più tutelati e meglio retribuiti.

5) Soltanto chi è fuori ed estraneo al lavoro dipendente e salariato può non accorgersi che l’Alternanza Scuola Lavoro è il punto più alto raggiunto da un processo di «desalarizzazione« del lavoro dipendente. Desalarizzazione che avanza in molte diverse forme: lavoro gratuito all’Expò di Milano, il dilagare dei voucher che privavano i voucheristi di ogni diritto sociale e contribuzione relativa, le più svariate forme di precariato legalizzato solo per ottenere un costo del lavoro più basso e lavoratori più sottomessi, la decontribuzione per i nuovi contratti costata in tre anni (2015/2017) 20 miliardi trasfusi dal salario dei lavoratori dipendenti ai capaci portafogli del loro datori di lavoro.

Qui cessano le nostre considerazioni, interessati a conoscere idee e pensieri dei nostri lettori.

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